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martedì 5 luglio 2016

La marchetta: esegenesi di un termine

Eccomi. Una certa nostalgia m'è presa e ritorno con uno scritto di quasi tre anni fa, scovato tra le bozze di blogger. Attualissimo  e mi sa che non cadrà mai di moda.
Mi sento molto pessimista nel pubblicarlo, ma che ci volete fare, non sempre si ritorna con buoni propositi.

"L'uso delle marchette risale all'epoca fascista, tempo in cui una marca veniva apposta nel libretto di lavoro per attestare il pagamento dei contributi previdenziali. Questa modalità si usò fino agli anni settanta.
Contemporaneamente il significato venne traslato nell'ambito della prostituzione: le prostitute ricevevano una sorta di gettone prepagato (la marchetta) dal cliente che si rivolgeva a loro, che veniva poi cambiato alla cassa della casa chiusa per essere pagate.

La marchetta a cui faccio riferimento io è molto più attuale, mi sono appropriata del termine per evidenziare un sistema di accumulo che ricambia con l'esaltazione e l'accettazione sociale.
La marca o il gettone sono le cose che si fanno: più si fa, più eventi si accumulano, più libri si leggono, più amici in facebook, più viaggi si fanno, più attività fisiche...
Accumulo di marchette. In cambio prestigio, condivisione sociale, ma soprattutto esaltazione.

Brutta cosa l'esaltazione, si autoalimenta e non ne puoi più fare a meno, attendi "I like" e sgretoli il resto.

Ne uscirà il diario delle marchette dell'esaltazione, come quello che si usa per i rifugi in montagna.
Elenchi virtuali di cose che non sono cose, accumulo sfrenato di momenti che durano l'istante di un autoscatto (selfie ora!) e incontinenza di tag e ashtag che diverrà la sintesi della nostra lingua. 
Spirale mentale alla potenzialità  del proprio apparire, sgretolamento veloce dei propri valori, distruzione di massa di più generazioni. Amen"

mercoledì 17 luglio 2013

Trascuratezza, parliamone.

Scrivo meno, penso di più.
Questo è il senso di questo periodo. Arriva luglio e le riflessioni non mancano. Mentre gennaio diventa il mese nero, luglio si trasforma nel mese delle riflessioni.
E delle paranoie. E delle incazzature.

Ciò che mi preme di più è il senso del sentirsi trascurati. Mi hanno insegnato a darmi al 100% nella vita, liberamente e sfrontatamente. Probabilmente è un aspetto di gratitudine verso il mondo che i miei genitori, in particolare mio papà, hanno voluto trasmettere, diventando me medesima, "merce" nelle contrattazioni amicali, relazionali  e lavorative. Dove c'è un raggio, c'è Sole.
Questo darsi incessantemente, spesso inceppa. E questi sono i casi più frequenti dell'inceppamento. Che tradotto significa: statemi alla larga.
- l'Io di più. La grande moda social, quella della condivisione sociale, di quel che si fa, legge, visita. Tutti grandi esperti, pochi gli intenditori. Tutti grandi luminari, pochi gli illuminati. Consigli dispensati a go-go, L'Io  che mette mi piace a tutto, ma è pronto a criticare tutto. l'Io che non ascolta altro che la propria ragione e vuole che tu sia il suo adepto. Si tratta dell' Io "che faccio di più di te", che "piaccio alla gente più di te". L'Io che "mi faccio i cazzi tuoi, ma non mi ricordo nemmeno più la tua voce".
E' l'Io più superficiale che esiste, eppure il più famoso e diffuso.

- entusiasmo, schiaccia entusiasmo. Ovvero quando chi ti vuole schiacciare,  usa l'entusiasmo, smorzando il tuo, criticandolo e reputandolo debole, insignificante, illogico, storpio, difficile. E si prodiga ancora di più, per emergere. Spesso è l'ego altrui che agisce, con una pizzico di gelosia e una manciata di invidia. Quando cozza con me. Bum, sparisco.

- il fancazzismo. Ovvero quando inceppi in rapporti in cui devi costruire tutto da solo. E l'altro/a sta passivo ad aspettare. O almeno, così te la dà a pensare: sotto sotto, il piano sornione è costruito ad arte,  per spremerti fino all'ultimo. Tipico del mondo del lavoro: le soluzioni sono abbandonare il lavoro  o un pestaggio. O la vendetta. (ultimamente opterei per opzione 2... )

- il senso di colpa.  Il grande dogma nascosto della Chiesa, usato ad hoc dai migliori mancati preti e suore. Chi lo usa sa è essere spietato,  per sfruttarti e sfinirti. Perchè sa che la leva è usare la tua immensa gratitudine.

Ora ditemi voi, ce ne sono altri casi, di spietati e altamente usati?
Che sto perdendo il senso dell'orientamento in questo luglio caldo e avvilente.

Di una cosa sono certa: la mia riflessione nasce da un fatto. 
Il mio essere Sole non ammette trascuratezza, pena l'oscuramento del pianeta tutto. E non ammette di essere trascurata.
E domenica scorsa l'ho capito, mentre ero appesa alla corda, arrampicando la parete ovest delle Cinque Torri: per un attimo ho perso la fiducia del mio amico, a cui ero legata,  che si era distratto in chiacchiere. 
Eh no, cazzo, questo non si fa!

lunedì 8 luglio 2013

A parlar di vino

Un venerdì sera, in orario da aperitivo, in una delle tante cantine della gioiosa Marca Trevigiana.
Di cantina in cantina, dovrei dire. Lasciato il mio posto di lavoro, mi sono diretta in questa cantina qui, a San Polo di Piave (TV), che ospitava un evento che aveva come ospiti Massimo Carlotto e Sandro Sangiorgi: il primo noto scrittore noir, il papà del vero Alligatore, ma anche scrittore di molti romanzi di indagine, il secondo giornalista enogastronomico, esperto di vini, sommelier, pioniere del movimento Slow Food.

In un splendido contesto, sotto una vite  a Bellussi, tipico allevamento di viti diffuso quasi esclusivamene nella zona di Treviso, (e a scemare tra Padova e anche nel bolognese), sopra un carro allestito a festa,  i due sopracitati, un giornalista che moderava l'incontro e un bravo bluesman, accompagnatore musicale della serata.

"Vino e letteratura", il titolo della serata era questo. La chiacchierata è stata da capogiro, moltissimi gli spunti che mi sono portata a casa, e soprattutto concetti essenziali, svestiti da quanto semplici essi siano.


Vi lascio solo tre spunti su cui  meditare, quelli che possiamo pure cogliere nella nostra quotidianità.
Il vino: vino naturale in primis, quello che accoglie e sfrutta la propria naturalità fatta anche di enzimi e lieviti  presenti in esso; e cosa fa il vino? Tre cose fondamentali: restituisce il luogo dove cresce la vite e ne mantiene le tradizioni e i sapori originali,  nutre il fisico e lo spirito, rafforza il rapporto con il cibo. Sono tre qualità spesso dimenticate e sottovalutate, scontate direi io. eppure Sangiorgi le valorizza. Non si possono dimenticare.
La passione: diventa un argomento cardine. Carlotto interviene dicendo che nel momento in cui degusta un vino, un suo pensiero va sempre al produttore, e alla fatica che si cela dietro alla passione per l'uva  e la sua trasformazione. Una passione che traspare soprattutto nella qualità e nell'esprimere la vera natura del vino. Una passione che però sta marcendo e perdendo il suo significato nell'Italia dei nostri anni,  la definisce la "passione di spessore", quella che fa girare il mondo, ma che in Italia in ogni settore e ambito è stata persa (si pensi alla politica ad esempio). Lui si ritiene fortunato: scrive e dosa a suo piacimento la passione nei suoi personaggi. Bello, no? Anche nel progetto letterario che lo vede protagonista con Marco Videtta in questi mesi, "Le vendicatrici", ovvero una lettura noir della condizione della donna che vive ai giorni d'oggi, con la crisi che la travolge e che la discrimina. Lui lo dice: si è innamorato delle quattro protagoniste di questo filone... e non so se sia stata una frase ad effetto, oppure no, sta di fatto che ora il desiderio di buttarcisi sopra a queste storie è immediata. La passione con cui ne ha parlato era palese e contagiosa!
Sensi: assaporare i vini e degustarli è avvicinarsi a sè stessi e all'uso di tutti i nostri sensi. La moda ha un periodo breve per quanto riguada i gusti e Sangiorgi aggiunge pure che è inutile fare gli snob o i bastiancontrari per forza. Se piace un vino, che è e fa la moda del momento, accettiamolo!, se invece non ci piace, va bene lo stesso! si deve capire che degustare  è acuire i propri sensi e non seguire la moda.

Che ne dite, cosa ne possiamo trarre da questa chiacchierata sotto le vigne?
Io mi sono molto rinvigorita, ho avuto modo di affrancare le mie convinzioni in merito, soprattutto per ciò che riguarda i sensi. Spesso dimenticati, ma pur sempre protagonisti di ogni singolo atto che facciamo. Determinano la nostra libertà di esprimerci, la libertà vera, quella  che più volte tiro in ballo, e che è lontana dal liberismo e dai libertini e dai popolani (o popolari, o popolanti, o popo-lesi, o popoliani?) della libertà. Libertà. Punto.
Che ne dite, calice alla mano e ci meditiamo un po' su ???

domenica 30 giugno 2013

paura della libertà?

Easy Rider - monologo sulla libertà

"Lo sai, una volta questo era proprio un gran bel paese, e non riesco a capire quello che gli è successo."
"E'  che tutti hanno paura, ecco cos'è successo. Noi non possiamo neanche andare in uno di quegli alberghetti da due soldi,[...] credono che si vada a scannarli o qualcosa. Hanno paura."
"Si, ma non hanno paura di voi, hanno paura di quello che voi rappresentate..."
"Ma quando... per loro noi siamo solo della gente che ha bisogno di tagliarsi i capelli."
"Ma no, quello che voi rappresentate per loro è la libertà."
"E che c'è di male nella  libertà, la libertà è tutto!"
"Ah sì è vero, la libertà è tutto, d'accordo. Ma parlare di libertà ed essere liberi, sono due cose diverse. Voglio dire che è difficile essere liberi quando ti comprano e ti vendono al mercato. E bada a non dire mai a nessuno che non è libero  perché allora quello si darà un grand' affare a uccidere e a massacrare, per dimostrarti che lo è. Ah certo ti parlano, e ti parlano e ti riparlano di questa famosa  libertà individuale, ma quando vedono un individuo veramente libero  allora hanno paura." 
"Eh,  la paura  però non li fa scappare.."
"No, ma li rende pericolosi..."

mercoledì 26 giugno 2013

Istinto e giudizio: parliamone


"Non ascoltare sempre le autorità esterne, non andare sempre in cerca dei pareri altrui. Diventa più indipendente, diventa più sensibile e dà minor spazio ai tuoi pensieri.

Guarda una rosa e non ripetere come un pappagallo: “Che bella!”. Forse è solo un’opinione, qualcosa che gli altri ti hanno detto. Fin dall'infanzia hai sempre udito tutti che dicevano: “La rosa è bella, è un fiore speciale!”. Perciò, quando vedi una bella rosa, ripeti semplicemente come un computer: “Che bella!”. È davvero una tua sensazione? È una tua sensazione interiore? Se non lo è, non dire niente.

Guarda la luna e non dire: “Che bella!”, a meno che non sia una tua sensazione interiore. Rimarrai sorpreso nel sapere che il 99% delle nozioni stipate nella tua mente è formato da concetti presi in prestito da altri. In questo 99% di nozioni accumulate, di pattume inutile, è andato perso, è annegato l’1%: il tuo intuito.

Lascia perdere tutto il tuo nozionismo, riscopri il tuo intuito! Solo grazie al tuo intuito conoscerai il divino.

Gli esseri umani hanno sei sensi: cinque sono esterni e ci raccontano il mondo. Gli occhi vedono la luce. Le orecchie odono i suoni: senza l’udito non conosceresti i suoni e così via. Poi hai un sesto senso, l’intuito, che ti mostra chi sei, che ti dice qualcosa di te stesso e della sorgente suprema delle cose. Devi riscoprire questo sesto senso.

La meditazione non è altro che la scoperta del tuo intuito.

Nel mondo la paura più grande che affligge l’essere umano è la paura dell’opinione altrui. Nel momento in cui non avrai più paura della folla, non sarai più una pecora, diventerai un leone. Dal tuo cuore scaturirà un ruggito, il ruggito della libertà.

Il Buddha l’ha chiamato proprio così: “Il Ruggito del Leone”; quando un uomo raggiunge lo stato di assoluto silenzio, ruggisce come un leone.

Per la prima volta puoi conoscere la libertà, poiché ora non hai più paura dell’opinione di nessuno. Non ti interessa più ciò che la gente dice di te. Non importa che ti definiscano santo o peccatore: Dio è il tuo unico e solo giudice. E con il termine Dio non si indica una persona, ma l’intero Universo.

Il problema non è affrontare una persona; devi entrare in contatto con gli alberi, i fiumi, le montagne, le stelle, l’intero Universo. E questo è il nostro Universo, noi tutti ne siamo parte; non dobbiamo averne paura, non dobbiamo nascondergli niente. Di fatto, anche se tentassi di nascondere qualcosa, non potresti farlo; il Tutto lo conosce già, il Tutto ti conosce più di quanto tu conosca te stesso.

Il secondo punto è ancora più significativo: Dio ti ha già giudicato. Non è qualcosa che accadrà in futuro, Dio ti ha già giudicato. Quindi sfuma anche la tua paura del giudizio divino. Non ci sarà un grande giorno del giudizio finale: non devi affatto tremare.

Il giudizio è già accaduto all’inizio, nell’istante in cui ti ha creato. Dio ti ha giudicato. Ti conosce, sei una sua creatura. Se andrai a finire male, non sarà colpa tua: il responsabile è il divino. Come potresti essere responsabile tu? Non ti sei creato da solo. Se dipingi e sbagli qualcosa, non puoi incolpare il dipinto del tuo errore: sei tu, in quanto pittore, il responsabile.

Pertanto non devi aver paura della folla o di un Dio immaginario che, alla fine del mondo, ti chiederà conto delle tue azioni e di ciò che non hai fatto. Il divino ti ha già giudicato, il suo giudizio è già accaduto: è un fatto significativo; in questo caso tu sei libero. E nell’istante in cui scopri che hai la libertà di essere te stesso, la tu avita comincerà ad avere una qualità dinamica. La paura ti incatena, la libertà ti dà le ali.

Osho"

Queste parole le ho lette lunedì sera a mia mamma. A me piace leggere ad alta voce e condividere.
Mi basterebbe che venisse compresa una minima parte di quello che volevo trasmetterle, soprattutto i concetti di paura del giudizio, quello della libertà e quello dei pareri (legato all'intuito).

Perchè essere dei caproni che inseguono la massa porta a non dover esprimere quello che sentiamo veramente. Una grande costrizione, una mancata espressione di noi stessi, una grande limitazione all'espressione di sè stessi e alla curiosità.
C'è chi legge testi di questa intensità e non comprende dove possono essere applicati, magari c'è chi pensa che siano pensieri troppo evoluti. Eppure la quotidianità ci dà casi molto concreti dove possiamo fare allenamento ;) Eccovi un esempio. Quella stessa sera mi è successo di alzarmi da uno spettacolo di cabaret, quello di Sgrilli e Migone, ospiti (e pubblico non pagante) in una Festa qui in provincia di Treviso... (e non voglio pubblicizzarla, ok???), perchè mi stavano facendo perdere tempo, mi irritavano, lo spettacolo era inconcludente, povero e tutti ridevano a comando e io non mi divertivo. Sono stata libera di scegliere. 

Ditemi, e voi ci riuscite a seguire il vostro istinto? A scrollarvi di dosso quello che la gente pensa di voi? 
Questa tematica mi incuriosisce, dai ... non siate timidi ;)

venerdì 21 giugno 2013

Ricorrenze del solstizio

Stamattina Lea è venuta in ufficio.
Pearl Jam nel loro "take your dog to work"
Si è fatta largo, ha oltrepassato la porta dell'ufficio, ha oltrepassato la scrivania, ha raggiunto la mia sedia, e si è accovacciata alla mia destra, vicino agli scaffali.
Lea è la cagnolina di un mio cliente. Una bastardina rossa, con un ventre gonfio e un musetto dolce e ruffiano.
Questo episodio cade giusto in questa giornata, chiamata take your dog to work day, che invita aziende e dipendenti a poter dare la disponibilità di portare a lavoro i propri cani ma anche con l'auspicio di poter sensibilizzare alle adozioni di cani.
A mio avviso, per evitare di considerarla unicamente un'americana, è bene cogliere consapevolmente il significato che vuole trasmetterci una ricorrenza del genere. Avvicinarsi al mondo animale credo sia una delle migliori cose che il nostro essere "umani" possa dimostrare: loro vengono da noi, come noi da loro, uno scambio reciproco.
Coincidenza che fa combaciare questo giorno con il solstizio d'estate.
Buoni festeggiamenti nella festa del Sole.
Il mio augurio? Uno dei miei mantra...
Sensibilità, amore e consapevolezza vi (e mi) accompagnino...

domenica 9 giugno 2013

World Oceans Days

Sono in ritardo di un giorno, ma questo non importa.
Ricordarsi delle cose non deve sempre essere prerogativa di una data; se ci teniamo veramente a qualcosa, sentiamo la necessità di farlo ogni giorno, come avviene per le persone che amiamo: non pensiamo a loro solo il giorno del compleanno, ma costantemente. Vero?
Ieri, 8 giugno, era la giornata mondiale dedicata agli oceani.
E a tutti gli esseri che vivono nel mare, che lo popolano: l'oceano è  la loro vita e il loro ambiente. Gli oceani e il mare che oramai sono diventati la nostra discarica, dove la pesca è la "forma buona" della caccia (a tal proposito mi rivolgo a quelli che dicono "poverino, non mangio il fagiano perchè gli hanno sparato", eppure poi si cibano del branzino pescato con l'amo, o che ha visto la propria libera vita svanire da una rete... è ipocrisia questa, capito ???? [e poi il pesce cucinato con l'occhio, non vi colpisce dentro???]), dove si effettuano esperimenti nucleari e si trivella.
Una giornata dedicata a loro. Che deve diventare "ogni giorno dedicato a loro".
Sensibilizzarsi all'ambiente: per me è una cosa ovvia, ma forse serve una rieducazione in merito. Vi invito a essere curiosi, quella curiosità di scoprire cosa sia un ambiente marino, ricordarsi che è come il giardino di casa propria che vogliamo e pretendiamo sempre pulito, e quindi essere sensibili alla sua salvaguardia. Tutto qua. Semplice. Invece di gossippare, basta solo curiosare e far brillare i propri neuroni per una valida causa, comprenderla e renderla una propria abitudine. Scegliere da dove partire diverrà una sfida con voi stessi ;)

Una canzone, tra le mie preferite,  "Amongst the waves" dei Pearl Jam, sentita e voluta per la causa della salvaguardia degli oceani.


"...Riding high amongst the waves
I can feel like  I
 have a soul that has been saved
I can see the light
coming through the clouds in rays ..."


giovedì 6 giugno 2013

"Non è un rivestimento di superficie" ...

Si parla di bellezza.
Tematica soggettiva e intima, ma di grande attualità.
La bellezza che viene propinata è esclusivamente estetica: il bello visivo, che piace con gli occhi, che è armonioso alla vista. Un piacere che dall'estetica visiva poi raggiunge il resto dei sensi.
Stop. Limitato a l'incartamento esteriore di tutto ciò che c'è attorno a noi.
E così, tanto per raccontarla, martedì vengo convocata da un nuovo consulente che da poco collabora nell'azienda dove lavoro, (che stima le donne, come si stimano i propri calzini), e mi parla di bellezza ed estetica, di mostrare e che si vende quello che gli altri vedono, di brand e stylist, blaBlablaBlablaBla...
Non sapevo se indignarmi o incassare il colpo. "Perchè capita a me ???" Lo ascoltavo e nel mentre mi sono venute in mente delle parole di Erri De Luca, tratte da suoi scritti inediti, in appendice al suo racconto / sceneggiatura del "Il turno di notte lo fanno le stelle",  che Edoardo Ponti ha trasformato in un interessante e molto intenso corto.
Le parole di Erri De Luca, sono tratte dalla "Conversazione Erri-Nives, Pietro Romano", ovvero Nives Meroi, Pietro Dal Prà e Romano Benet, tre famosi alpinisti.

"Per me la bellezza non è un rivestimento di superficie,
 è proprio la natura, la materia di cui sono fatte le cose.
 La natura esiste perchè ha questa forza di bellezza dentro.
 Io vengo da quel golfo di Napoli che è il più celebrato per la sua formula della bellezza 
tra i più belli della storiai e della geografia del mondo.
Bene, quel golfo è stato cesellato da catastrofi, vulcani, eruzioni, terremoti ...
questa è la forza della bellezza.
E' come una forza compressa, poi in superficie può affiorare come un sorriso,
però dentro tiene questa potenza creatrice e distruttrice
 che si infischia di noi.
Noi siamo delle persone che andiamo a infilarci dentro
questa bellezza."




E queste  sagge  parole arrivano a salvarmi dalla rabbia, e passa tutto.
Grazie alla Bellezza. Alla vera Bellezza.


lunedì 3 giugno 2013

Non è prevenzione questa.

Prevenire, da Prae  Avanti, e Venire: Venire.
Prevenzione è l'atto del prevenire, con una concezione prettamente legata all'adottare una serie di provvedimenti che aiutino ad evitare dei mali futuri. Questi provvedimenti vengono effettuati da un qualcuno, sono delle azioni positive, che non comportano un futuro danno, e chi le fa è il soggetto che lo vuole evitare.

Questa premessa mi sta molto a cuore, perchè ci  sono delle campagne di prevenzione, che non approvo.
In particolare parlo dell'Angelina Jolie, della mastectomia a cui si è sottoposta, per prevenire la possibilità di un tumore al seno, e/o alle ovaie.
Vi invito a leggere questo interessante articolo di Marcello Pamio, che può aiutare a comprendere meglio iL caso e  la facilità con cui si parla di tagliare e sopprimere parti del proprio corpo, con lo scopo di ridurre i rischi di tumori e di fare prevenzione. Si elimina la parte, ma non si cerca di eliminare la causa.
Mi piace il passo dell'articolo in cui parla di psicosomatica, di corpo e soma e di soma e corpo, dell'interrelazione tra le due parti; non è da sottovalutare la sottile linea che ci può rendere ammalati anche se non lo siamo, pensando che la prevenzione sia un atto di solo taglia e cuci, e di come si possa influenzare il proprio stato di saluto solo attraverso pubblicità, terrorismo mediatico.

Domandiamoci invece cosa comporta una mastectomia, un raschiamento dell'utero, un'asportazione della tiroide. A livello ormonale crea un vero e proprio disallineamento dell'ipofisi, a livello psicologico sconvolge una donna. Lo stesso potrebbe valere per un uomo.

Non è prevenzione questa.
Curiamo la nostra vita con coccole, amore, cibo e sorrisi, alleniamoci, camminiamo, accogliamo pure le sofferenze rendendole un'opportunità per uno spiraglio verso nuovi orizzonti.

Loro ci vogliono ammalati, ma  io mi rifiuto di crederci


sabato 25 maggio 2013

Passi di Sole.

Un freddo pomeriggio di un sabato di maggio.
Un pranzo fatto di sapori di Sicilia, ricordando i dieci giorni di vacanza appena trascorsi tra Taormina e Noto e Acitrezza, con un insalata di finocchi, arancia e peperoncino e degli spaghetti con un pesto di pistacchi. Un calice di prosecco per ritornare ad assaporare i sapori acidi della mia zona.
Contenta, nonostante la pioggia e le nuvole persistenti nei cieli del nord: non mi sono mai fatta condizionare dal clima, accettazione credo. Oppure non ci faccio proprio caso. Spesso dimentico l'ombrello o il cappello, i capelli si arruffano tipo Toni Iomi e se bagno le scarpe le cambio.
Come una bambina stamattina, sono scesa dalla macchina ancora accesa e corsa verso uno dei posti preferiti    qui a Treviso, una libreria veramente incredibile, la Lovat di Villorba,  per la vastità di libri che hanno, con ampio spazio alle piccole case editrici, alle tematiche svariate, all'angolo bambini, musica e arte. Un grande spazio dedicato alla musica, commerciale e indie,  al cinema con dvd (anche introvabili, sennò te li trovano, facile eh!?!!!) e ai fumetti, abbigliamento "musicale", e un altro spazio dedicato agli incontri con gli autori.
Questo fiondarmi dall'auto ancora in corsa ha fatto sì di beccarmi "sembravi una bambina, te ne sei accorta?" sì sì, lo so, chissenefrega, ma l'entusiasmo era grande, e quindi perché soffocarlo! E poi sono così, solo Sole, non a caso.

Vabbè, uno dei libri che mi sono regalata stamattina - "La porta proibita" di Tiziano Terzani -  è frutto dell'inizio di  un percorso. Sì lo chiamo così.
Tra i libri che mi hanno accompagnato in Sicilia, mi sono portata "Un indovino mi disse" di Tiziano Terzani, cogliendo lo spunto dal blog dell'amico Alligatore in due suoi post, prima questo per presentare il libro e e poi quest'altro nel quale ci invitata a seguire l'iniziativa; vi linko le parole del regista Mario Zanot  in cui spiega come fare per portare alla realizzazione un sogno, quello di creare dal libro un film. Seguite l'evoluzione del progetto direttamente dal sito, lo vogliamo sul grande schermo!
Sono stata coinvolta nel profondo da questo mio primo Terzani. Mi è capitato con pochi libri di piangere all'ultima pagina e la cosa più bella, di sentire qualcosa muovermi nel cuore, come quello che accade quando ci si innamora. Quindi un libro che mi inizia a una nuova strada? o intensifica e accresce i miei passi in quella già intrapresa sette anni fa? Chissà ... entusiasmo e occhi lucidi dalla commozione, e curiosità per quel che verrà ...
La trama è legata a questo anno di vita, il 1993, in cui Tiziano Terzani ha rinunciato a volare, perchè glielo predisse un indovino ad Honk Kong nel lontano 1976. E quindi tutti i suoi spostamenti tra gli stati asiatici, dove lavorava come giornalista, e l'Europa, sono stati effettuati a ritmo lento con navi e treni e taxi e motorini e a piedi. Le varie tappe, tra Laos, Birmania, Cina, Thailandia, ... , sono state contornate da incontri appositamente voluti da lui, con intensa ironia e sfida, con indovini, maghi, cartomanti, stregoni, dukun... l'incontro con il caso, o con il destino? credere a queste energie sottili? si può prevedere il futuro?
Sono alcune delle domande che Terzani si è fatto, e che  mi ero posta scrivendo la tesi lo scorso anno, relativa al terzo occhio e all'epifisi, e che in continua evoluzione il mio pensiero sostiene, cambia, critica ... si aprono nuove porte, un po' come l'albero di natale della tradizione tedesca, ogni giorno apri una finestrella e trovi una sorpresa dietro. E quindi il mio spirito fanciullesco ne gode tantissimo: tante scoperte, tesi che improvvisamente cadono ma nuovi orizzonti dove guardare.

Lo consiglio, leggetelo Tiziano Terzani.
Non ve ne pentirete, e spesso vi ritroverete a ridere a crepapelle, anche se siete attorniati di persone, in attesa del check-in, come è capitato a me ... o a emozionarmi veramente, riscoprendo momenti che sono il senso della vita...



domenica 19 maggio 2013

Esuli parole...

Le onde cullano i miei sensi...i miei pensieri vagano...
...cosa sarebbe il mondo se il "potere" fosse più femminile ? Ci sarebbero guerre, omicidi, minacce? Una donna potrebbe trasformarsi in un dittatore, genocida, mitomane di sé stesso? Potrebbe un uomo sottostare a una donna?

...dalla Sicilia questi pensieri si fanno largo, mirano a un mondo migliore, a l'uguaglianza che dovrebbe pareggiare le diversità, positivamente...

domenica 12 maggio 2013

Ricorrenza. Punto.

Volevo condividere. E testimoniare.
A maggio festeggio sempre una ricorrenza molto importante e significativa nella mia vita, che è legata a delle scelte molto forti che decisi di prendere per me e solo per me.
Era il mese di maggio del 2006 che presi la decisione di non mangiare più carne e di non assumere più medicinali. Scelta radicale, legata a continui mal di testa che mi opprimevano ogni volta che mangiavo proteine animali, provocandomi giornate difficili da affrontare e a volte abuso di pasticche (per me abuso voleva dire due capsule al giorno). Significò intraprendere la strada più vicina alla mia vera indole e in modo naturale, per allontanarmi sempre più dall'ideale di uomo che la società moderna sta creando, e aggrapparmi a ciò con cui mi sento più affine perchè ne sono parte consapevole, la Natura.
Fu l'inizio di un nuovo percorso di vita, tante cose sono successe e cambiamenti profondi e radicali sono avvenuti in me. 
Queste scelte sono state tutte positive, ma la percezione dei  propri sensi è la qualità maggiore che ho riscoperto, e la auguro a chiunque. 
Si dice sensibilità quando ci si trova di fronte qualcuno che sa essere empatico, comprensivo, che ci abbraccia anche se senza farlo, ma ce lo fa capire anche solo con uno sguardo o un sorriso, o una parola detta o scritta. E sensi-bilità quindi diventa l'abilità a usare i propri sensi, quelli esterni e quindi quelli che si manifestano verso e con l'esterno, ma anche quelli interiori, ad esempio l'ascolto interiore, la visione interiore... 

E così immersa nei miei sensi, vi lascio con questa coccola, solo  perchè mi scioglie letteralmente e ne abbiamo bisogno un po'  tutti di tenerezza, in attesa di cieli stellati ...



venerdì 15 febbraio 2013

In questo periodo ...

Ma l'abbiamo detto dell'arrivo di Spotify?
Sappiatelo, io sono già connessa, e questo per rendere più legale, fluente e ricercata la mia scelta musicale.
Certo, sono additata come la non tecnologica del gruppo, ma di render conto di quelle che sono le mie passioni e di quello che faccio con il mio pc, non mi interessa.
E quindi musica accessibile -> mia passione -> spotify.
Un servizio social. Appena ci accedi, ti cattura i dati di facebook, e ci vedi gli amici che già ci sono dentro a questo oblio musicale. Facile, la privacy diventa community.
Ma l'ambire ad avere tutti i file musicali a disposizione è una cosa così forte, che oltrepassi subito l'incazzatura da social-ruba-privacy e subito ti metti alla ricerca dei tuoi preferiti, di quei dischi che non hai mai potuto permetterti, o che hai sognato e messo nella lista dei desideri.

In questo periodo di solitudine, un po' forzata, un po' necessaria, un po' costretta ... con un libro, caminetto acceso, marito quando c'è ... è la mia compagnia preferita.

Cambiando discorso: ricordatevi di disattivare il captcha, fatelo ... avanti, non fate i pigri, non demordete, e toglietelo subito. Inutile fardello, le pattine dei blog: pur di entrare le metti, ma vuoi mettere che nervoso esser costretti a metterle? e il disagio nel dover togliersi le scarpe? Suvvia, toglietelo subito.
Vi ricordo, il 13 febbraio è stato il NO CAPTCHA DAY, ma questo non vuol dire che demordiamo nell'azione. ^_^

lunedì 4 febbraio 2013

La Tavola Rotonda: Uguaglianza


Eccoci con la Rubrica della Tavola Rotonda! devo proprio essere sincera, sto attendendo con ansia il pdf del mese scorso. Condividere attorno  a una tavola rotonda, tematiche e ricette, in assoluta tranquillità e agio, come la Bibi riesce a metterci, mi dà tanta gioia e voglia di partecipare ai vari dibattiti.

L'argomento di febbraio è l'Uguaglianza.
Un argomentone.
Come in moltissime cose, voglio arrivare all'uguaglianza, partendo da punti di vista diversi, che sono più legati a un istintualità, rispetto a quello che effettivamente viene scritto nel vocabolario. Sono molto pignola nell'uso del significato delle parole, a tal punto che spesso discuto  per gli usi impropri che ne si fanno. Ma  ci sono sfumature personali che si discostano a volte dall'esatto significato riportato nel vocabolario e da quelle sfumature vorrei partire. Queste sfumature aiutano anche a comprenderne il significato...
Partirei con queste parole, tratte da un libro che sto terminando di leggere proprio oggi, si tratta di "Tutti i nomi", di José Saramagom che dice " Amico, non aver paura, l'oscurità in cui ti ritrovi qui non è maggiore di quella che c'è dentro il tuo corpo, sono due oscurità separate da una pelle, scommetto che ci avevi mai pensato, non fai altro che trasportare da un lato all'altro un'oscurità..." e poi "la pelle è tutto quanto vogliamo che gli altri vedano di noi, sotto la pelle neanche noi stessi riusciamo a sapere chi siamo"... Già il nome del libro e quello che si evolve nella trama, porta a considerare all'uguaglianza. Siamo tutti dei nomi, il resto che ci vive attorno è un orpello, un abbellimento che ci facciamo, la maniera che utilizziamo per farci riconoscere dagli altri, ma non per attribuire a noi stessi delle caratteristiche specifiche. L'unicità di noi stessi è dentro quel confine, che è la nostra pelle, ma solo noi, e per noi stessi, possiamo giudicarla, a volte non la conosciamo nemmeno noi. Il confronto con gli altri non può essere fatto, ogni nostra anima è unica, diversa e ci accompagna nelle nostre vite. Questa unicità e diversità negli altri è pari alla nostra, siamo tutti esseri diversamente meravigliosi, la nostra anima che ci accompagna è meravigliosa.
Quindi, premesso questo, cos'è l'uguaglianza?
Il rispetto delle proprie diversità nella vita sociale. La comprensione che ognuno di noi, dentro di sè è diverso da ogni altro essere, ma questa caratteristica è unicità, e non disuguaglianza. Diventare consapevoli di ciò è la strada per comprendere l'uguaglianza.
Io amo la diversità del melo, del leccio e della menta e sono grata di loro per essere così diversi tra di loro.
Amo la diversità del cane, del gatto e della giraffa e sono grata di loro.
Amo la diversità degli essere umani, delle loro scelte, idee e fisicità.
Non dimentichiamo, che non rispettare l'uguaglianza, porta gli esseri viventi a una condizione tale, che Primo Levi ha descritto benissimo in "Se questo è un uomo" : " Si immagini un uomo a cui, insieme con le persone amate, vengono tolti la sua casa, le sue abitudini, i suoli abiti [...] sarà un uomo vuoto, ridotto a sofferenza e bisogno, dimentico di dignità e discernimento, poiché accade facilmente, a chi ha perso tutto, di perdere sé stesso.".
Ho usato delle citazioni, perché un argomento di tale peso doveva essere sostenuto da qualcosa di forte, che le mie parole non hanno reso come vorrei...

S'è capito??? ^_^

Passiamo alla ricetta, dedicata a Barbara, che delle melanzane è ghiotta.

Spadellata di melanzane

Prendete una melanzana viola, di quelle che ai banchi siciliani trovate con facilità anche fuori stagione. Si tratta dell'unica primizia che mi permetto, e quindi ogni tanto ci sta! La tagliate a striscioline larghe un cm, e lunghe 4-5, alte sempre un cm. Le mettete sotto sale, a spurgare, per almeno un'ora. Trascorso il tempo necessario, in una padella mettete dell'olio evo (buono mi raccomando!), un peperoncino a pezzettini, e ci scaraventate le melanzane senza averle sciacquate, così come sono, e coperchiate il tutto.
Trascorsi dieci minuti, date una mescolata, le melanzane si saranno ammorbidite, un po' arrostite, e un po' fritte. Loro si assorbono tutto l'olio, e poi lo ributtano fuori, è una chimica pazzesca quella delle melanzane. E a me piace assaporarne il mistero che deriva da questo!
Aggiungete quindi una manciata di olive, delle mandorle tostate e della santoreggia e lasciate andare fino a quando le melanzane saranno completamente cotte. Poi attendete che si raffreddino un po', e aggiungete al tutto dell'aceto balsamico mescolato con del malto d'orzo.
Questa spadellata di melanzane ricorderà la caponata (ma senza peperoni)!

Buon appetito!

lunedì 14 gennaio 2013

Guardandosi negli occhi a parlare di buonismo

L'ho scritto nel commento al post precedente, ho dei blog che in assoluto preferisco, e con cui ho un legame virtuale molto intimo e vivo. Che sembra un'assurdità, invece accade nell'era della tecnologia, della rete e della comunicazione virtuale. Uno è l'Alligatore, di cui mi appassiona tutto ciò che scrive di musica, la sua passione celata in quello che vuole trasmettere e i tantissimi spunti che mi fornisce, letture, prospettive, visioni nuove negli ambiti più disparati. E poi è misterioso ;) !!!
L'altra amica è la Bibi, che ritengo essere un'anima gemella virtuale, per le tante cose in comune che abbiamo, e per il percorso che stiamo percorrendo nella nostra vita. A volte mi sorpassa, a volte sorpasso lei, poi ci affianchiamo, ci confrontiamo, e a me piace questo confronto, da amica. Tutto qua. E vorrei veramente abbracciarla di nuovo questo scricciolo di donna. E anche l'alligatore, per par condicio ;)
E quindi l'iniziativa di Bibi, mi piace tantissimo. Questa tavola rotonda dove confrontarci parlando di un argomento, e quindi offrirci un piatto privo di crudeltà.
 Il tema del blog di Bibi, La Tavola Rotonda: spadellando e ... chiacchierando!!!, nel mese di gennaio è il buonismo.
Ci penso da ieri sera, e prima in macchina rientrando da lavoro. Perchè mi crea un po' di contrasto interiore questa tematica. Di primo impatto sembra ricondurre a un connotato negativo, come se si tratti dell'essere buoni con ingenuità, spesso usato nei confronti dei bonaccioni, quelli che appaiono buoni in quanto non hanno una propria opinione.
Ma questo non è il vero significato di buonismo che intendo io.
Buonismo è tutto ciò che permette alla propria coscienza di realizzare che essere buoni, pacifici nel termine di "creatori e sostenitori di pace", è il mezzo per attraversare la vita nel migliore dei modi. Quindi mi ritengo una che fa del buonismo, perchè ci crede a una via migliore per vivere, privandosi di ogni crudeltà. E le crudeltà ci possono stare a volte, ma sta a quel lumicino dentro di noi a farci aprire il cuore.
Ed è anche per questo che all'inizio ho accennato a Alligatore e Bibi, perchè loro sì che ne sanno di buonismo! e lo trasmettono!
E quindi, come nelle migliori tavole, vi offro quello che dà  la mia terra veneta in questo periodo:
Insalata di radicchio di Treviso ai pistacchi
Il radicchio sembra essere amaro, ma quello di Treviso è accogliente, dolce e buono al palato, mette d'accordo anche chi solo a sentire la parola radicchio torce il naso per il ricordo dell'amaro! Ma il radicchio di Treviso, per diventare tale, fa un percorso lungo, e il cuore croccante che racchiude, è di una dolcezza inimmaginabile. Quindi può essere l'esempio calzante del buonismo.
Si prende il ceppo di un radicchio di Treviso, si monda e si lavano foglie. Dopo averle asciugate con un panno, si tagliano della lunghezza di 2 centimetri, si mettono in una terrina, e poi si condiscono con un filo d'olio extra vergine d'oliva e un goccio di aceto balsamico.
Mescolare, e travasare il tutto in un piatto, e al posto del sale, si cosparge il tutto con un trito al mortaio di pistacchi.  Quel colore verde ricorderà il quarto chakra, quello dell'apertura all'amore...e il gioco è fatto, sarete tutti più buoni :)


mercoledì 24 ottobre 2012

23 ottobre 2012

Mi si domanda se ho una coscienza. E io certo, ce l'ho.
Anzi, profondamente ancorata al mio essere e alla mia essenza.
Probabilmente ci sono cose che non sono effettivamente coscienza, oppure anima come preferisco chiamarla io. Queste cose sono i martellanti pensieri che  la mente sforna e che si intrufolano in questi meandri macchinosi che si chiamano eventi della vita. E l'anima soffre di queste insidiose e macchinose minacce che bloccano qualsiasi istinto e spontaneità d'animo. [vedete, anche nel gergo si dice così... l'anima è spontanea].
Mi trovo a dire che "faccio scorrere" le cose, e forse significa che le faccio accadere, senza pensarci troppo, senza far coinvolgere la mente. Ma questo non vuol dire che non ho coscienza. Sarò sì incosciente, ma non senza anima. E se preferisco vivere la giornata non devo essere additata, invidiata e messa da parte, ritenuta non idonea, criticata e offesa.

Questo deve valere per tutti, non solo per me. E cerco ogni giorno di distogliere la mente dalle compulsive critiche che vorrebbe uscire e che vieto, e blocco, perchè non sono parte di me, della mia essenza. Io sono ben altro. C'è dell'altro dentro. Che si vede, forse, ma che soprattutto posso dimostrare.

Perché spesso la felicità è anche in un attimo, è anche assaporare la verità, confrontarsi e comprendere le cose per quello che sono. La felicità è anche accettare, sentirsi appagati, è la gioia di un istante. Sono le lacrime che scorrono, lo stereo a palla nella canzone che più ti stordisce la mente. Perché è la mente che vuoi far assolutamente allontanare dalla coscienza, dalla tua anima.

Accade poi che vivi giorni come oggi, in cui ti dimentichi anche di mangiare e che le cose appaiono più chiare.
Ho messo i piedi a bagno nell'acqua fredda, quell'insidiosa amica che si chiama acqua, che tanto mi ha dato, che mi avvicina alla paura e che trasmette più di ogni altro elemento. Raccogli una conchiglia e come altre volte nella mia vita, c'ho segnato una data. Il ricordo di oggi.
E comprendi, accetti eppure lasci che le cose vadano secondo quello che effettivamente senti e provi. In quell'esatto istante.
L'Aleph, che unisce le anime, al luogo e al tempo, nella tridimensionalità impercettibile.
E da L'Aleph di Paulo Coelho, finito di leggere pochi giorni fa, vi lascio con questa riflessione...
"se ti accanisci per scoprire le cose buone o cattive del tuo prossimo, finirai per dimenticare la tua anima, avvertirai un grande sfinimento e ti consegnerai alla sconfitta poichè avrai sprecato ogni energia giudicando gli altri"
e poi quest'altra ancora 
"non si possono domare i sognatori".


Fate bei sogni ...

P.s.: mi sono regalata un pendaglio pure, con un sole che c'ha un terzo occhio e dall'altra parte il Tao, e il nuovo album di Battiato, e una corsa in bicicletta in una strada di campagna scura illuminata dalla mezza luna crescente e da un mare di stelle...

martedì 16 ottobre 2012

Tutti i santi giorni

Tutti I Santi Giorni
fotogramma tratto da "Tutti i santi giorni"


Mi piace questa foto. Colori e occhi intensi, copertina e berretti, orpelli invernali che adoro indossare e sfoggiare.
Ma a parte questo, "Tutti i santi giorni" di Virzì, non mi è proprio piaciuto.
Loro bravi, nulla da dire riguardo Luca Marinelli e Thony. Anzi Thony, oltre a essere veramente una bella tipa, canta e compone musica in una maniera che mi attrae tantissimo, ed ora devo attrezzarmi per poterla ascoltare nella mia intimità.
Però mi aspettavo di più da questo film, invece solita tiritera dentro e fuori da specialisti per riuscire a rimanere incinta, genitori siciliani che si presentano in casa e la vogliono conquistare - roba già vista e noiosa - , sesso e sesso, loro che si amano e si lasciano e si ritrovano e si ... beh, il finale scontatissimo non lo svelo.
Rimane questo senso d'amore che stimo e riconosco molto in me, quell'amore per cento a cui tutti aspiriamo, ma la "trama cronaca" mi ha stancato. Alla colonna sonora un bel 10 e al personaggio interpretato da Thony un bel 8, perchè personifica la donna come piace a me: cazzuta al punto giusto e fuori di testa.
Eppure  qualche lacrimuccia m'è scesa...
Ma forse perchè al cinema da sola di venerdì sera è una tristezza unica...
 

venerdì 14 settembre 2012

Trieste: rimane traccia indelebile

Trieste 22 luglio dello scorso anno, non dimenticherò mai, scattai questa foto mentre aspettavo Claudio, l'ultima volta che lo vidi.



Mi sono imbattuta in queste parole di Paulo Coelho, di cui non ho mai letto nulla, ma spesso ho incrociato nella mia vita persone che abbiano tratto molto dai suoi scritti. (curiosa che sono mi andrò a leggere il libro da cui traggo queste parole, è dovuto -.- ). Da "Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduto e ho pianto":

"Non possiamo mai giudicare le vite degli altri, perché ogni persona conosce solo il suo dolore e le sue rinunce. Una cosa è sentire di essere sul giusto cammino, ma un'altra è pensare che il tuo sia l'unico cammino."

giovedì 13 settembre 2012

Strano !???!

Oggi ci vedo veramente poco. L'occhio sinistro s'è assopito. E ci credo: c'ho una rabbia addosso rasente la violenza.
Nulla traspare però. Mi si verrebbe da dire che sono disumana forse? Eppure non mi sembra la definizione corretta (recentemente usata per descrivermi!o giudicarmi???).  Diciamo che spesso l'uso delle parole è talmente poco considerato, che non ci facciamo proprio caso se si sbaglia a dire qualcosa, se volevamo far intendere altro o proprio quello era l'intento: colpire!
Perché le parole hanno un peso. E non si possono dire a caso, diventano l'arma molto più spesso di quanto si possa immaginare. Quell'arma che si insinua tra i proprio pensieri e viene a solleticare quando proprio non ne vuoi sapere e tarla ogni tuo attimo.
E accanto alle parole pesanti, usate senza contesto a volte, ma che spesso vengono fuori appositamente per raggiungere uno scopo, tra cui quello  anche di ferire, ci sono quelle  a cui non si riesce a dare un significato preciso.
Una di queste, per me, è "strano".
Strano... ma cosa strano??? stravagante, diverso, insolito, anormale, singolare. Etimologicamente abbinata a straniero, e quindi a definire ogni appellativo che veniva dato al barbaro, ovvero il forestiero per antonomasia scortese e burbero quindi "strano" rispetto agli altri. Ma anche vicina ad "e-straneo"... e quindi un connotato di distacco nella diversità? direi anche strano a quella cosa che non si conosce. Non si vuole conoscere ed ammettere che esiste, è, e c'è. Tutto qui!!! ???

Beh, vorrei capire chi s'è inventato questa parola, che sostanzialmente non dice assolutamente nulla, giudica a priori, ma giudica ciò che non conosce, perchè se è una cosa risulta strana, mica la sai/riesci a spiegare, quindi non la puoi assolutamente aver compresa...

Al bando l'uso della parola STRANO!


sabato 1 settembre 2012

Le previsioni del tempo

Sapete una cosa che detesto?
Le previsioni del tempo e tutto quello che ci sta attorno a questa ben studiata divulgazione di notizie fatte per:
- spaventare;
- limitare le scelte;
- obbligare a frequentare centri commerciali e posti chiusi dove fa fresco ( o caldo) e non piove;
- a predisporre la gente a essere di quell'umore perchè il tempo sarà così;
- a creare inutili aspettative;
- a programmare l'improgrammabile.

Soprattutto limitanti sotto ogni aspetto della vita corrente, fanno in modo anche di farti decidere cosa mettere senza pensare che l'atto di indossare deve essere fatto in base alle esigenze e alle necessità, non a quello che viene previsto dal meteo.
Così oggi, tra un acquazzone e l'altro, senza pormi tanti limiti, me ne sono stata i jeans e canotta, sono riuscita a farmi un giro in bicicletta e pure quattro risate a vedere una serie di persone insciarpate!!! (lo sapete che odio gli uomini con il foulard: beh, oggi ben tre!!! indecente e troppo ridere!!!)

Lasciamoci trasportare  dai nostri istinti, e non da quello che ci viene propinato! Il meteo lasciamolo agli agricoltori, ma il resto delle persone viva tranquillamente la propria vita, ma che la viva veramente!!! Sentirsi sciolti, liberare le proprie emozioni, tramutarle in gioia e sorrisi! e contagioso, vedrete!!!

E dopo  questo: buona domenica. Purtroppo non potrò esserci al raduno del blogger, troppo difficile raggiungere da sola il posto, e farmi ore 6 ore tra treno e bus...peccato, aspetto tutti i vostri post con dettagli di foto, emozioni e cronaca!!!
così l'opzione sarà una capatina alla mostra del cinema al Lido, biglietti già presi per To the wonder di Malick! e chissenefrega se tempesterà, tirerà vento e mi si scompiglieranno i capelli! Chissenefrega!!!! ridiamoci su!!!!

Vi ho contagiato????