No captcha day: ovvero facciamoci sentire a furor di blogger!!!
Per l'occasione, in stile Sole, vorrei che tutti voi provaste l'elisir della giornata senza captcha, da bere ogni mattina per portarvi a pranzo senza alcun cenno di fame: un frullato energetico e pieno di proprietà (antiossidante, lassativo, vitamina C, omega 3, utilizzo di zuccheri non raffinati, nessun ingrediente di origine animale, ricetta vegan e con quasi esclusivo utilizzo di alimenti crudi ).
Lo dedico all'Alligatore, all'iniziativa che ha messo in piedi, ben descritta qui, e a questa giornata speciale!
Ingredienti per un frullato:
- 2 kiwi pelato e a tocchetti
- una manciata di semi di girasole
- una manciata di semi di lino
- una manciata di anacardi
- una manciata di uvetta sultanina
- un cucchiaio di malto di riso o mais
- 150-200 ml di latte vegetale a piacere (meglio di riso)
Appena svegli, mentre vi preparate il thé bancha, munitevi di vaso e minipimer. Dentro al vaso cacciatevi con decisione gli ingredienti e poi azionate il frullatore a immersione: su e giù, su e giù fino a quando non si presenterà una deliziosa poltiglia color Alligatore, che delizierà il vostro palato.
In un bicchiere di birra, o in una tazzona dimensione large, versatelo e gustatelo mentre assaporate i primi momenti della giornata...
Il tormento captcha improvvisamente svanirà e la giornata inizierà alla grande!
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giovedì 13 febbraio 2014
domenica 12 maggio 2013
Ricorrenza. Punto.
Volevo condividere. E testimoniare.
A maggio festeggio sempre una ricorrenza molto importante e significativa nella mia vita, che è legata a delle scelte molto forti che decisi di prendere per me e solo per me.
Era il mese di maggio del 2006 che presi la decisione di non mangiare più carne e di non assumere più medicinali. Scelta radicale, legata a continui mal di testa che mi opprimevano ogni volta che mangiavo proteine animali, provocandomi giornate difficili da affrontare e a volte abuso di pasticche (per me abuso voleva dire due capsule al giorno). Significò intraprendere la strada più vicina alla mia vera indole e in modo naturale, per allontanarmi sempre più dall'ideale di uomo che la società moderna sta creando, e aggrapparmi a ciò con cui mi sento più affine perchè ne sono parte consapevole, la Natura.
Fu l'inizio di un nuovo percorso di vita, tante cose sono successe e cambiamenti profondi e radicali sono avvenuti in me.
Queste scelte sono state tutte positive, ma la percezione dei propri sensi è la qualità maggiore che ho riscoperto, e la auguro a chiunque.
Si dice sensibilità quando ci si trova di fronte qualcuno che sa essere empatico, comprensivo, che ci abbraccia anche se senza farlo, ma ce lo fa capire anche solo con uno sguardo o un sorriso, o una parola detta o scritta. E sensi-bilità quindi diventa l'abilità a usare i propri sensi, quelli esterni e quindi quelli che si manifestano verso e con l'esterno, ma anche quelli interiori, ad esempio l'ascolto interiore, la visione interiore...
E così immersa nei miei sensi, vi lascio con questa coccola, solo perchè mi scioglie letteralmente e ne abbiamo bisogno un po' tutti di tenerezza, in attesa di cieli stellati ...
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domenica 24 febbraio 2013
Orzotto alla birra. Ad apparire giovani!
La mattina di oggi. Una passeggiata e raggiungere i seggi.
Solo pensionati. Vabbè, mettiamoci in coda e attendiamo il nostro turno.
Elettrice n. 48 della mia sezione, e quindi "la signora può votare".
Panico dello scrutatore addetto a dare le schede: "Ma a lei anche quella del Senato?" e direi che i 25 li ho superati da un po' :)
Momento di ilarità tra tutti i presenti, un grazie per il complimento indiretto e quindi mi fiondo in cabina, piegata in due dalle risate.
Ecco, questo sarà un bel momento da ricordare. Una giornata che segnerà il futuro di tutti noi, il mio diritto al voto ma sentito così forte rispetto alle altre volte. C'è necessità di aria. Nuova e fresca.
Nel frattempo vi lascio con una ricetta stuzzicante a dir poco, che ho accompagnato con un ottimo Primitivo del Salento, l'idea del contrasto mi piaceva...
Orzotto alla birra
Ingredienti x due persone:
- 2 tazze di orzo
- 1 birra bionda da 33 cl
- una cipolla piccola
- brodo di miso
- 5 foglie grandi di salvia
- sale q.b.
- olio d'oliva
- pepe
In un tegame fate appassire la cipolla, poi aggiungete l'orzo e fatelo tostare per qualche minuto. Sfumate per primo con la birra, e poi alternate birra e brodo, fin quando sarà cotto. Le tempistiche variano a seconda del tipo di orzo, se l'avete precedentemente messo a bagno, o se l'avete utilizzato direttamente dal sacchetto. Quindi ci metterete tra i 20 e 30 minuti.
Tempo necessario per friggere delle striscioline di salvia in un po' d'olio, facendole diventare croccanti.
Cotto l'orzo, mantecate con dell'olio d'oliva, aggiustate di sale (dipende dalla qualità di miso, questa operazione potrebbe essere saltata) e impiattate.
Cospargere con del pepe macinato fresco, e la salvia croccante :)
Et voilà, il piatto della semplicità :)
Solo pensionati. Vabbè, mettiamoci in coda e attendiamo il nostro turno.
Elettrice n. 48 della mia sezione, e quindi "la signora può votare".
Panico dello scrutatore addetto a dare le schede: "Ma a lei anche quella del Senato?" e direi che i 25 li ho superati da un po' :)
Momento di ilarità tra tutti i presenti, un grazie per il complimento indiretto e quindi mi fiondo in cabina, piegata in due dalle risate.
Ecco, questo sarà un bel momento da ricordare. Una giornata che segnerà il futuro di tutti noi, il mio diritto al voto ma sentito così forte rispetto alle altre volte. C'è necessità di aria. Nuova e fresca.
Nel frattempo vi lascio con una ricetta stuzzicante a dir poco, che ho accompagnato con un ottimo Primitivo del Salento, l'idea del contrasto mi piaceva...
Orzotto alla birra
Ingredienti x due persone:
- 2 tazze di orzo
- 1 birra bionda da 33 cl
- una cipolla piccola
- brodo di miso
- 5 foglie grandi di salvia
- sale q.b.
- olio d'oliva
- pepe
In un tegame fate appassire la cipolla, poi aggiungete l'orzo e fatelo tostare per qualche minuto. Sfumate per primo con la birra, e poi alternate birra e brodo, fin quando sarà cotto. Le tempistiche variano a seconda del tipo di orzo, se l'avete precedentemente messo a bagno, o se l'avete utilizzato direttamente dal sacchetto. Quindi ci metterete tra i 20 e 30 minuti.
Tempo necessario per friggere delle striscioline di salvia in un po' d'olio, facendole diventare croccanti.
Cotto l'orzo, mantecate con dell'olio d'oliva, aggiustate di sale (dipende dalla qualità di miso, questa operazione potrebbe essere saltata) e impiattate.
Cospargere con del pepe macinato fresco, e la salvia croccante :)
Et voilà, il piatto della semplicità :)
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lunedì 4 febbraio 2013
La Tavola Rotonda: Uguaglianza
Eccoci con la Rubrica della Tavola Rotonda! devo proprio essere sincera, sto attendendo con ansia il pdf del mese scorso. Condividere attorno a una tavola rotonda, tematiche e ricette, in assoluta tranquillità e agio, come la Bibi riesce a metterci, mi dà tanta gioia e voglia di partecipare ai vari dibattiti.
L'argomento di febbraio è l'Uguaglianza.
Un argomentone.
Come in moltissime cose, voglio arrivare all'uguaglianza, partendo da punti di vista diversi, che sono più legati a un istintualità, rispetto a quello che effettivamente viene scritto nel vocabolario. Sono molto pignola nell'uso del significato delle parole, a tal punto che spesso discuto per gli usi impropri che ne si fanno. Ma ci sono sfumature personali che si discostano a volte dall'esatto significato riportato nel vocabolario e da quelle sfumature vorrei partire. Queste sfumature aiutano anche a comprenderne il significato...
Partirei con queste parole, tratte da un libro che sto terminando di leggere proprio oggi, si tratta di "Tutti i nomi", di José Saramagom che dice " Amico, non aver paura, l'oscurità in cui ti ritrovi qui non è maggiore di quella che c'è dentro il tuo corpo, sono due oscurità separate da una pelle, scommetto che ci avevi mai pensato, non fai altro che trasportare da un lato all'altro un'oscurità..." e poi "la pelle è tutto quanto vogliamo che gli altri vedano di noi, sotto la pelle neanche noi stessi riusciamo a sapere chi siamo"... Già il nome del libro e quello che si evolve nella trama, porta a considerare all'uguaglianza. Siamo tutti dei nomi, il resto che ci vive attorno è un orpello, un abbellimento che ci facciamo, la maniera che utilizziamo per farci riconoscere dagli altri, ma non per attribuire a noi stessi delle caratteristiche specifiche. L'unicità di noi stessi è dentro quel confine, che è la nostra pelle, ma solo noi, e per noi stessi, possiamo giudicarla, a volte non la conosciamo nemmeno noi. Il confronto con gli altri non può essere fatto, ogni nostra anima è unica, diversa e ci accompagna nelle nostre vite. Questa unicità e diversità negli altri è pari alla nostra, siamo tutti esseri diversamente meravigliosi, la nostra anima che ci accompagna è meravigliosa.
Quindi, premesso questo, cos'è l'uguaglianza?
Il rispetto delle proprie diversità nella vita sociale. La comprensione che ognuno di noi, dentro di sè è diverso da ogni altro essere, ma questa caratteristica è unicità, e non disuguaglianza. Diventare consapevoli di ciò è la strada per comprendere l'uguaglianza.
Io amo la diversità del melo, del leccio e della menta e sono grata di loro per essere così diversi tra di loro.
Amo la diversità del cane, del gatto e della giraffa e sono grata di loro.
Amo la diversità degli essere umani, delle loro scelte, idee e fisicità.
Non dimentichiamo, che non rispettare l'uguaglianza, porta gli esseri viventi a una condizione tale, che Primo Levi ha descritto benissimo in "Se questo è un uomo" : " Si immagini un uomo a cui, insieme con le persone amate, vengono tolti la sua casa, le sue abitudini, i suoli abiti [...] sarà un uomo vuoto, ridotto a sofferenza e bisogno, dimentico di dignità e discernimento, poiché accade facilmente, a chi ha perso tutto, di perdere sé stesso.".
Ho usato delle citazioni, perché un argomento di tale peso doveva essere sostenuto da qualcosa di forte, che le mie parole non hanno reso come vorrei...
S'è capito??? ^_^
Passiamo alla ricetta, dedicata a Barbara, che delle melanzane è ghiotta.
Spadellata di melanzane
Prendete una melanzana viola, di quelle che ai banchi siciliani trovate con facilità anche fuori stagione. Si tratta dell'unica primizia che mi permetto, e quindi ogni tanto ci sta! La tagliate a striscioline larghe un cm, e lunghe 4-5, alte sempre un cm. Le mettete sotto sale, a spurgare, per almeno un'ora. Trascorso il tempo necessario, in una padella mettete dell'olio evo (buono mi raccomando!), un peperoncino a pezzettini, e ci scaraventate le melanzane senza averle sciacquate, così come sono, e coperchiate il tutto.
Trascorsi dieci minuti, date una mescolata, le melanzane si saranno ammorbidite, un po' arrostite, e un po' fritte. Loro si assorbono tutto l'olio, e poi lo ributtano fuori, è una chimica pazzesca quella delle melanzane. E a me piace assaporarne il mistero che deriva da questo!
Aggiungete quindi una manciata di olive, delle mandorle tostate e della santoreggia e lasciate andare fino a quando le melanzane saranno completamente cotte. Poi attendete che si raffreddino un po', e aggiungete al tutto dell'aceto balsamico mescolato con del malto d'orzo.
Questa spadellata di melanzane ricorderà la caponata (ma senza peperoni)!
Buon appetito!
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lunedì 14 gennaio 2013
Guardandosi negli occhi a parlare di buonismo
L'ho scritto nel commento al post precedente, ho dei blog che in assoluto preferisco, e con cui ho un legame virtuale molto intimo e vivo. Che sembra un'assurdità, invece accade nell'era della tecnologia, della rete e della comunicazione virtuale. Uno è l'Alligatore, di cui mi appassiona tutto ciò che scrive di musica, la sua passione celata in quello che vuole trasmettere e i tantissimi spunti che mi fornisce, letture, prospettive, visioni nuove negli ambiti più disparati. E poi è misterioso ;) !!!
L'altra amica è la Bibi, che ritengo essere un'anima gemella virtuale, per le tante cose in comune che abbiamo, e per il percorso che stiamo percorrendo nella nostra vita. A volte mi sorpassa, a volte sorpasso lei, poi ci affianchiamo, ci confrontiamo, e a me piace questo confronto, da amica. Tutto qua. E vorrei veramente abbracciarla di nuovo questo scricciolo di donna. E anche l'alligatore, per par condicio ;)
E quindi l'iniziativa di Bibi, mi piace tantissimo. Questa tavola rotonda dove confrontarci parlando di un argomento, e quindi offrirci un piatto privo di crudeltà.
Il tema del blog di Bibi, La Tavola Rotonda: spadellando e ... chiacchierando!!!, nel mese di gennaio è il buonismo.
Ci penso da ieri sera, e prima in macchina rientrando da lavoro. Perchè mi crea un po' di contrasto interiore questa tematica. Di primo impatto sembra ricondurre a un connotato negativo, come se si tratti dell'essere buoni con ingenuità, spesso usato nei confronti dei bonaccioni, quelli che appaiono buoni in quanto non hanno una propria opinione.
Ma questo non è il vero significato di buonismo che intendo io.
Buonismo è tutto ciò che permette alla propria coscienza di realizzare che essere buoni, pacifici nel termine di "creatori e sostenitori di pace", è il mezzo per attraversare la vita nel migliore dei modi. Quindi mi ritengo una che fa del buonismo, perchè ci crede a una via migliore per vivere, privandosi di ogni crudeltà. E le crudeltà ci possono stare a volte, ma sta a quel lumicino dentro di noi a farci aprire il cuore.
Ed è anche per questo che all'inizio ho accennato a Alligatore e Bibi, perchè loro sì che ne sanno di buonismo! e lo trasmettono!
E quindi, come nelle migliori tavole, vi offro quello che dà la mia terra veneta in questo periodo:
Insalata di radicchio di Treviso ai pistacchi
Il radicchio sembra essere amaro, ma quello di Treviso è accogliente, dolce e buono al palato, mette d'accordo anche chi solo a sentire la parola radicchio torce il naso per il ricordo dell'amaro! Ma il radicchio di Treviso, per diventare tale, fa un percorso lungo, e il cuore croccante che racchiude, è di una dolcezza inimmaginabile. Quindi può essere l'esempio calzante del buonismo.
Si prende il ceppo di un radicchio di Treviso, si monda e si lavano foglie. Dopo averle asciugate con un panno, si tagliano della lunghezza di 2 centimetri, si mettono in una terrina, e poi si condiscono con un filo d'olio extra vergine d'oliva e un goccio di aceto balsamico.
Mescolare, e travasare il tutto in un piatto, e al posto del sale, si cosparge il tutto con un trito al mortaio di pistacchi. Quel colore verde ricorderà il quarto chakra, quello dell'apertura all'amore...e il gioco è fatto, sarete tutti più buoni :)
L'altra amica è la Bibi, che ritengo essere un'anima gemella virtuale, per le tante cose in comune che abbiamo, e per il percorso che stiamo percorrendo nella nostra vita. A volte mi sorpassa, a volte sorpasso lei, poi ci affianchiamo, ci confrontiamo, e a me piace questo confronto, da amica. Tutto qua. E vorrei veramente abbracciarla di nuovo questo scricciolo di donna. E anche l'alligatore, per par condicio ;)
E quindi l'iniziativa di Bibi, mi piace tantissimo. Questa tavola rotonda dove confrontarci parlando di un argomento, e quindi offrirci un piatto privo di crudeltà.
Il tema del blog di Bibi, La Tavola Rotonda: spadellando e ... chiacchierando!!!, nel mese di gennaio è il buonismo.
Ci penso da ieri sera, e prima in macchina rientrando da lavoro. Perchè mi crea un po' di contrasto interiore questa tematica. Di primo impatto sembra ricondurre a un connotato negativo, come se si tratti dell'essere buoni con ingenuità, spesso usato nei confronti dei bonaccioni, quelli che appaiono buoni in quanto non hanno una propria opinione.
Ma questo non è il vero significato di buonismo che intendo io.
Buonismo è tutto ciò che permette alla propria coscienza di realizzare che essere buoni, pacifici nel termine di "creatori e sostenitori di pace", è il mezzo per attraversare la vita nel migliore dei modi. Quindi mi ritengo una che fa del buonismo, perchè ci crede a una via migliore per vivere, privandosi di ogni crudeltà. E le crudeltà ci possono stare a volte, ma sta a quel lumicino dentro di noi a farci aprire il cuore.
Ed è anche per questo che all'inizio ho accennato a Alligatore e Bibi, perchè loro sì che ne sanno di buonismo! e lo trasmettono!
E quindi, come nelle migliori tavole, vi offro quello che dà la mia terra veneta in questo periodo:
Insalata di radicchio di Treviso ai pistacchi
Il radicchio sembra essere amaro, ma quello di Treviso è accogliente, dolce e buono al palato, mette d'accordo anche chi solo a sentire la parola radicchio torce il naso per il ricordo dell'amaro! Ma il radicchio di Treviso, per diventare tale, fa un percorso lungo, e il cuore croccante che racchiude, è di una dolcezza inimmaginabile. Quindi può essere l'esempio calzante del buonismo.
Si prende il ceppo di un radicchio di Treviso, si monda e si lavano foglie. Dopo averle asciugate con un panno, si tagliano della lunghezza di 2 centimetri, si mettono in una terrina, e poi si condiscono con un filo d'olio extra vergine d'oliva e un goccio di aceto balsamico.
Mescolare, e travasare il tutto in un piatto, e al posto del sale, si cosparge il tutto con un trito al mortaio di pistacchi. Quel colore verde ricorderà il quarto chakra, quello dell'apertura all'amore...e il gioco è fatto, sarete tutti più buoni :)
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venerdì 21 dicembre 2012
Vertigini: l'inverno è arrivato
Credo sia stato l'inverno che ha bussato alla mia porta.
Sta di fatto che sono dieci giorni che soffro di vertigini, emicrania per due giorni, e da ieri dolori ovunque, senza un minimo di febbre, raffreddore, abbassamento di voce.
Le vertigini sono fastidiosissime. In auto è diventato difficile muovermi, camminare in lastricati a mosaico mi dà nausea, e ogni minimo attacco di nervi esalta queste vertigini. Sto facendo degli esami, non ho voluto sottovalutare il problema. Però ci sto lavorando anche con il messaggio che vuole trasmettermi il corpo.
Vertigini, instabilità, ovvero non trovare il giusto equilibrio delle parti. Ma anche vertigini per far perdere i sensi, staccare la spina da questa quotidianità assillante, delirante che opprime molte ore, duro lavoro, incomprensioni, corse (verso dove?), che sballottano alla grande. Vertigini che mi mettono di fronte alla mia stabilità (?) emotiva, agli scossoni che il mio cuore sostiene, in ogni ambito e affetto...perchè il cuore prima di tutto.
Quindi relax obbligato, divano e sane dormite a letto, e un bel po' di tempo dedicato alla cucina.
Ecco quindi una zuppa veloce, riscaldante, di quelle che consolano ed è giusta per questa giornata che ha aperto le porte del letargo, ed io, che sono stagione-dipendente, mi ci sono preparata per bene, e già ci sto comoda nella pigrizia.
Prendete due carote, una patata media e una cipolla bionda: lavatele, mondatele e mettetele a lessare in acqua a cui avrete aggiunto un cucchiaio di miso di riso per insaporire (io lo uso anche come "dado", il sapore è delizioso anche se l'acqua bolle e uccide gli enzimi pazienza...almeno di glutammato e altri insaporitori qui non ce n'è!) e qualche cimetta di rosmarino essiccato.
Quando il tutto sarà cotto, con il minipimer frullate le verdure con l'acqua di cottura rimasta.
A questo punto aggiungete due pugni di quinoa, aggiustate di sale, se necessario, e lasciate cuore per 10 minuti.
Versate nel piatto la zuppa fumante, e ...un filo d'olio extra vergine d'oliva e dei crostini ricavati dal vostro pane messi a rosolare con dell'olio, spezie e peperoncino nel forno della cucina a legna...e il piatto è pronto!
Buon appetito...buon inverno a tutti voi miei cari...
Sta di fatto che sono dieci giorni che soffro di vertigini, emicrania per due giorni, e da ieri dolori ovunque, senza un minimo di febbre, raffreddore, abbassamento di voce.
Le vertigini sono fastidiosissime. In auto è diventato difficile muovermi, camminare in lastricati a mosaico mi dà nausea, e ogni minimo attacco di nervi esalta queste vertigini. Sto facendo degli esami, non ho voluto sottovalutare il problema. Però ci sto lavorando anche con il messaggio che vuole trasmettermi il corpo.
Vertigini, instabilità, ovvero non trovare il giusto equilibrio delle parti. Ma anche vertigini per far perdere i sensi, staccare la spina da questa quotidianità assillante, delirante che opprime molte ore, duro lavoro, incomprensioni, corse (verso dove?), che sballottano alla grande. Vertigini che mi mettono di fronte alla mia stabilità (?) emotiva, agli scossoni che il mio cuore sostiene, in ogni ambito e affetto...perchè il cuore prima di tutto.
Quindi relax obbligato, divano e sane dormite a letto, e un bel po' di tempo dedicato alla cucina.
Ecco quindi una zuppa veloce, riscaldante, di quelle che consolano ed è giusta per questa giornata che ha aperto le porte del letargo, ed io, che sono stagione-dipendente, mi ci sono preparata per bene, e già ci sto comoda nella pigrizia.
Prendete due carote, una patata media e una cipolla bionda: lavatele, mondatele e mettetele a lessare in acqua a cui avrete aggiunto un cucchiaio di miso di riso per insaporire (io lo uso anche come "dado", il sapore è delizioso anche se l'acqua bolle e uccide gli enzimi pazienza...almeno di glutammato e altri insaporitori qui non ce n'è!) e qualche cimetta di rosmarino essiccato.
Quando il tutto sarà cotto, con il minipimer frullate le verdure con l'acqua di cottura rimasta.
A questo punto aggiungete due pugni di quinoa, aggiustate di sale, se necessario, e lasciate cuore per 10 minuti.
Versate nel piatto la zuppa fumante, e ...un filo d'olio extra vergine d'oliva e dei crostini ricavati dal vostro pane messi a rosolare con dell'olio, spezie e peperoncino nel forno della cucina a legna...e il piatto è pronto!
Buon appetito...buon inverno a tutti voi miei cari...
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mercoledì 10 ottobre 2012
Scelte e responsabilità veg*: il lato materiale della cosa...
Ogni tanto non fa male ritornare su tematiche a me molto care che riguardano vegetarianesimo, etica e controllo del pensiero delle masse. In giorni come questi, in cui ci vengono spiattellate notizie che riguardano unicamente aliquote in aumento e dis-aumento e manovre congiunturali o "maestrali", fatte ad hoc per impennare gli umori e far correre tutti al consumismo spietato, ripenso a cosa sia per me il consumismo, legato soprattutto a una scelta vegetariana, scelta di vita mia e personale, come tutte le scelte dovrebbero essere. Ricordiamolo bene. Perchè queste riflessioni? perchè in tutto ciò che ci circonda - il soldo, la notorietà e l'essere/avere di più - danno il valore aggiunto. Così in apparenza.
Allora anche qui, trovo dieci motivi dal risvolto materialistico, che mi fanno dire sì alla mia e personale scelta vegetariana (che nulla di materialistico c'ha...)...
1) avvicinarsi al vegetarianesimo comporta una maggiore coscienza di ciò che si mette sul piatto, ecco quindi che le cose più schifose e ricche di conservanti, coloranti e additivi non le prendo: risparmio in salute, risparmio in ecologia (meno rifiuti) e risparmio in termini economici
2) recupero e riciclo: diventa una sfida personale quella di sfruttare al massimo tutto ciò che ho in dispensa, senza buttare nulla. L'obbiettivo è disfarsi dei rifiuti andando a finire l'intero prodotto che ci sta dentro. (Non vi nascondo il grande rammarico di dover buttare dei fondi di cereali che han preso le farfalline con il caldo eccezionale di agosto: è successo, una lezione per il prossimo anno)
3) non cibarsi di carne comporta una maggiore tranquillità e pacatezza, lucidità mentale e forza fisica. La lucidità permette di distogliere lo sguardo da pubblicità e altre amenità che ci convincono che non stiamo attenendoci ai corretti schemi societari che impongono di essere diverso dalla propria indole, quindi meno pubblicità e meno controllo della mia mente, che sceglie cosa acquistare e quindi non si fa imbambolare da quell'offerta o dal miglior prodotto presente nel mercato
4) la salute ne guadagna. Da maggio 2006, di grave, ho avuto solo un'otite con quasi perforazione del timpano, manifestatasi in fase d'atterraggio rientrando da NY, probabilmente avevano iniziato a togliere la decompressione, era il primo dell'anno e la fretta era tanta... Che ho curato a modo mio... anche qui ho scelto di prendermi cura di me stessa, responsabile di me stessa. I mal di testa che quotidianamente mi attanagliavano sono spariti. L'ultimo attacco risale a un anno fa, post mozzarella avariata. E' consumistico anche star male e prender le medicine, e farsi accusare da chiunque che star male è un delitto. Io opto per malattia => richiesta del corpo di riposare => mi occupo di me stesso => sto nel dolore, significherà pur qualcosa sto messaggio che arriva dalle proprie viscere??? e quindi opportunità di star a contatto con sè stessi e meno soldi alle lobby farmaceutiche.
5) orto e cura della terra. Sembra una cosa ovvia, ma c'è ancora chi non apprezza l'energia dell'appena raccolto, che oltre a darci prodotti sani e controllati a km zero, ci rifornisce di vegetali a un prezzo molto concorrenziale. E poi prendersi cura anche di una sola pianta di basilico, tanto per iniziare, dà grandi soddisfazioni al cuore. Provateci.
6) risvolto etico-economico: le scelte al supermercato ricadono sempre più spesso su prodotti equosolidali, in confezioni eque, prediligendo lo sfuso e i prodotti che non sono di origine animale. E poi il fatto di spendere anche qualcosina in più ci fa porre attenzione agli sprechi, al non acquistare cose inutili e a selezionare prima di tornar a casa con le borse piene. E' una cosa "naturale", che avviene automaticamente nei veg*. Appunto. E consiglio pure di scrivere una lista di quello che manca. Appunto.
7) si risparmia in tempo. La cucina veg è veloce e fantasiosa. A volte lesso dei cereali e legumi, due volte la settimana in discreta quantità. Li ripongo in frigo, e all'occorrenza li unisco a verdure saltate, in polpettine, in abbinata a spezie ed erbette. E mi occupo delle mie passioni con quello che risparmio :)
8) si guadagna anche in esaltazione dei sapori. Il nostro organismo, senza la carne, si appropria dei propri sensi. Se ripenso alla fettina, ricordo che non sapeva di nulla. E' la cottura a dare il sapore, con le spezie aggiunte e le marinature. (La carne di per sè sa di marcio...) (lo so, c'azzecca poco, ma sempre valore aggiunto è!!!)
9) il fabbisogno della bilancia del cibo, a livello globale, non viene intaccato da chi sceglie veg*, sia a livello di dispendio di cibo relegato agli allevamenti, che nei consumi di acqua e anche a riguardo dello sfruttamento dei terreni. Vi invito a leggere questo articolo di Maurizio Pallante e Andrea Bertaglio, dal blog che hanno ne Il Fatto quotidiano. Se volete sbellicarvi dalle risate, leggete pure i commenti. L'accanimento dei veg* e dei non veg* è fuorviante alla tematica. Questo mi crea pure dispiacere, però le risate hanno la maggiore...poveretti (!?!!)
10) economia domestica, in termini di vero risparmio in monetine perchè non vengo invitata a cena proprio perchè la mia scelta sembra vincolare il mondo intero quando devo essere invitata fuori o a casa di qualche amico o famigliare. Così mi ritrovo spesso a casetta per cena.
E' stato difficile trovare tanti punti "consumistici" e materialisti in questa mia scelta. Prendiamola come un gioco. A calcare che le scelte sono sempre tante, diverse, ma che soprattutto sono legate a un aspetto individualistico e di responsabilità.
Vi ricordo che la mia scelta fu derivata da una iniziale necessità a ritrovare la salute per poi diventare cosciente scelta etica.
La scelta di dieci punti era per lasciare un interessante link, in cui i dieci riguardano la scelta di rivolgersi o no, al proprio medico, tratto dal sito www.disinformazione.it ...
... ricordate: scelte e responsabilità...
Allora anche qui, trovo dieci motivi dal risvolto materialistico, che mi fanno dire sì alla mia e personale scelta vegetariana (che nulla di materialistico c'ha...)...
1) avvicinarsi al vegetarianesimo comporta una maggiore coscienza di ciò che si mette sul piatto, ecco quindi che le cose più schifose e ricche di conservanti, coloranti e additivi non le prendo: risparmio in salute, risparmio in ecologia (meno rifiuti) e risparmio in termini economici
2) recupero e riciclo: diventa una sfida personale quella di sfruttare al massimo tutto ciò che ho in dispensa, senza buttare nulla. L'obbiettivo è disfarsi dei rifiuti andando a finire l'intero prodotto che ci sta dentro. (Non vi nascondo il grande rammarico di dover buttare dei fondi di cereali che han preso le farfalline con il caldo eccezionale di agosto: è successo, una lezione per il prossimo anno)
3) non cibarsi di carne comporta una maggiore tranquillità e pacatezza, lucidità mentale e forza fisica. La lucidità permette di distogliere lo sguardo da pubblicità e altre amenità che ci convincono che non stiamo attenendoci ai corretti schemi societari che impongono di essere diverso dalla propria indole, quindi meno pubblicità e meno controllo della mia mente, che sceglie cosa acquistare e quindi non si fa imbambolare da quell'offerta o dal miglior prodotto presente nel mercato
4) la salute ne guadagna. Da maggio 2006, di grave, ho avuto solo un'otite con quasi perforazione del timpano, manifestatasi in fase d'atterraggio rientrando da NY, probabilmente avevano iniziato a togliere la decompressione, era il primo dell'anno e la fretta era tanta... Che ho curato a modo mio... anche qui ho scelto di prendermi cura di me stessa, responsabile di me stessa. I mal di testa che quotidianamente mi attanagliavano sono spariti. L'ultimo attacco risale a un anno fa, post mozzarella avariata. E' consumistico anche star male e prender le medicine, e farsi accusare da chiunque che star male è un delitto. Io opto per malattia => richiesta del corpo di riposare => mi occupo di me stesso => sto nel dolore, significherà pur qualcosa sto messaggio che arriva dalle proprie viscere??? e quindi opportunità di star a contatto con sè stessi e meno soldi alle lobby farmaceutiche.
5) orto e cura della terra. Sembra una cosa ovvia, ma c'è ancora chi non apprezza l'energia dell'appena raccolto, che oltre a darci prodotti sani e controllati a km zero, ci rifornisce di vegetali a un prezzo molto concorrenziale. E poi prendersi cura anche di una sola pianta di basilico, tanto per iniziare, dà grandi soddisfazioni al cuore. Provateci.
6) risvolto etico-economico: le scelte al supermercato ricadono sempre più spesso su prodotti equosolidali, in confezioni eque, prediligendo lo sfuso e i prodotti che non sono di origine animale. E poi il fatto di spendere anche qualcosina in più ci fa porre attenzione agli sprechi, al non acquistare cose inutili e a selezionare prima di tornar a casa con le borse piene. E' una cosa "naturale", che avviene automaticamente nei veg*. Appunto. E consiglio pure di scrivere una lista di quello che manca. Appunto.
7) si risparmia in tempo. La cucina veg è veloce e fantasiosa. A volte lesso dei cereali e legumi, due volte la settimana in discreta quantità. Li ripongo in frigo, e all'occorrenza li unisco a verdure saltate, in polpettine, in abbinata a spezie ed erbette. E mi occupo delle mie passioni con quello che risparmio :)
8) si guadagna anche in esaltazione dei sapori. Il nostro organismo, senza la carne, si appropria dei propri sensi. Se ripenso alla fettina, ricordo che non sapeva di nulla. E' la cottura a dare il sapore, con le spezie aggiunte e le marinature. (La carne di per sè sa di marcio...) (lo so, c'azzecca poco, ma sempre valore aggiunto è!!!)
9) il fabbisogno della bilancia del cibo, a livello globale, non viene intaccato da chi sceglie veg*, sia a livello di dispendio di cibo relegato agli allevamenti, che nei consumi di acqua e anche a riguardo dello sfruttamento dei terreni. Vi invito a leggere questo articolo di Maurizio Pallante e Andrea Bertaglio, dal blog che hanno ne Il Fatto quotidiano. Se volete sbellicarvi dalle risate, leggete pure i commenti. L'accanimento dei veg* e dei non veg* è fuorviante alla tematica. Questo mi crea pure dispiacere, però le risate hanno la maggiore...poveretti (!?!!)
10) economia domestica, in termini di vero risparmio in monetine perchè non vengo invitata a cena proprio perchè la mia scelta sembra vincolare il mondo intero quando devo essere invitata fuori o a casa di qualche amico o famigliare. Così mi ritrovo spesso a casetta per cena.
E' stato difficile trovare tanti punti "consumistici" e materialisti in questa mia scelta. Prendiamola come un gioco. A calcare che le scelte sono sempre tante, diverse, ma che soprattutto sono legate a un aspetto individualistico e di responsabilità.
Vi ricordo che la mia scelta fu derivata da una iniziale necessità a ritrovare la salute per poi diventare cosciente scelta etica.
La scelta di dieci punti era per lasciare un interessante link, in cui i dieci riguardano la scelta di rivolgersi o no, al proprio medico, tratto dal sito www.disinformazione.it ...
... ricordate: scelte e responsabilità...
lunedì 1 ottobre 2012
Autunno dolciastro
E' autunno. Accettiamolo, non facciamoci prendere dalla tristezza facendo colare il nostro naso. Cerchiamo di prendere il meglio di questa stagione, cogliamo l'aspetto positivo della stagione dall'animo melanconico, osservando le foglie cadere che altro non sono speranza per la nuova vita che verrà, per il rinnovamento necessario a ognuno di noi. Ci rattrista il doverci fermare, ma impariamo dalla natura stessa a cogliere questo invito a riconsiderare la calma, la lentezza, ad abituarci alla minor luce che sarà sempre meno presente nelle nostre giornate.
A tal proposito, due spunti: il testo di una canzone di Carmen Consoli - vado a periodi con la musica, questo è quello di massima ispirazione con la cantantessa, e la sua melanconia è adatta all'autunno - e una mia ricettina ^_^
Si tratta di Autunno dolciastro. A me fa venire i brividi...
Lentamente tra una pagina e l'altra di un libro qualunque
ingannavo l'attesa
gia' settembre
poche voci distanti e un autunno distratto al di la' dei vetri
quasi speravo che non arrivassi piu'
quasi credevo che non mi mancassi
eppure
stavo aspettando
distrarsi sembrava piuttosto facile
credevo di sopportare la tua indifferenza cercando pretesti e rimedi inutili
eri tu quel tasto dolente
eri tu autunno dolciastro
eri tu
Freddamente valutavo i miei limiti i gesti avventati le frequenti rinunce
era tardi e bruciavano gli occhi fissavo il soffitto
il mio letto disfatto quasi speravo che non arrivassi piu'
quasi credevo che non mi mancassi
eppure
stavo aspettando
distrarsi sembrava piuttosto facile
credevo di sopportare la tua indifferenza cercando pretesti e rimedi inutili
credevo di soffocare la mia insofferenza
eri tu quel tasto dolente
eri tu autunno dolciastro
eri tu eri tu quel tasto dolente
eri tu autunno dolciastro
eri tu autunno dolciastro...
e giust'appunto, autunno dolciastro in cucina ...
Gli ingredienti sono 300 gr di farina integrale, 100 gr di zucchero di canna mascobado, 50 gr di farina di castagne, 200-300 ml di latte di soia (a seconda del grado di umidità della giornata, ho notato che i liquidi variano molto con il clima, il grado di idratazione varia tantissimo), 50 ml di olio di semi di girasole, una bustina di cremor tartaro, 1-2 mele.
| Le mie mele stivate, ammaccate dalla grandine, bio, buone. |
Velocissimo: prendere il robot da cucina, mettere le farine, il cremor tartaro e lo zucchero e dare una mescolata veloce. Unire i liquidi e azionare. Il composto è pronto da travasare in uno stampo per dolci a cui andremo a stendere della mela tagliata a fettine. Infornare per 45-50 minuti a 180°, forno statico!
Et-Voilà! un dolciastro dai sapori autunnali. Ne esce una classica focaccia co le mele sopra, brutta da vedere, giusta per colazione. Ottima direi per scaldare il nostro corpo, tenerlo a freno dagli zuccheri che tendenzialmente con i primi freddi si tende abusare.
Nulla di più semplice, vegan, salutare, dal sapore autunnale...un po' castagna, un po' mela, un po' pigrizia e un po' melanconica...
Lo sguardo alle foglie che cadono,
ai forti colori che la natura vuole offrirci,
a quell'ultimo raggio di sole che vuole rimanere impresso nelle foglie...
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martedì 18 settembre 2012
Piece of my heart
Pezzo cantato col cuore ... con cui Arianna Antinori ha concluso il concerto ieri nel mio paesello di provincia dove sono nata e cresciuta, Vascon, durante la manifestazione "Co' i piè descalsi".
Clima sereno, rock e blues e soul, amici e e un bicchiere di vino: a volte il segreto è proprio questo, riappropriarsi della leggerezza e non farsi mille seghe mentali tipiche della nostra società. La musica ha questa capacità di farci allontanare dai pensieri e unirci agli altri. Così è stato negli ultimi quattro giorni, in cui ogni sera non mi sono fatta mancare un concerto, tra cover band di ACDC, Ramones, concerto di Morricone all'Arena, e rockabilly e rock-blues. Stili e generi diversi certo. Versatilità e voglia di scoprire compensano queste diversità.
E poi c'è il pezzo di cuore che oggi ho sfornato! Si tratta di un dolce, poco dolce, desiderato perchè già sento odore di autunno, e m'è venuta voglia di castagne, e la farina di castagne c'era e pure pinoli e uvetta. Tutto il necessario per poter togliermi questa voglia di autunno. E questo dolce è venuto divinamente, impossibile resistergli, è stato un mezzo per poter trasmettere tutta la mia carica entusiastica di felicità che ho oggi.
La ricetta del castagnaccio, come lo faccio io, è la più semplice che ci sia.
Versare 300 gr di farina di castagne, setacciata, in una terrina, e unirci 3 cucchiai di olio d'oliva, una presa di sale e 3 cucchiai di zucchero di canna grezzo mascobado. Molto lentamente unire dell'acqua a temperatura ambiente, e mescolare con una frusta il tutto, fino a creare un composto simile a una pastella. Unire una manciata di uvetta precedentemente ammollata, e versare il composto in una teglia per dolci, (io lo stampo a forma di cuore di Ikea, in silicone: sfizio che mi sono concessa, e felicissima dell'acquisto, funziona benissimo!) sopra il tutto cospargere con dei pinoli.
Infornare, per circa un'ora, in forno statico a 190 gradi. Appena la superficie inizia a creparsi il castagnaccio è pronto!
Un dolce vegan, privo di crudeltà, e che con la forma di cuore diventa irresistibile. E con l'autunno in arrivo diventa l'anteprima giusta per scaldare e fornire amidi e proteine. Nella semplicità delle cose sta il segreto. I nostri nonni lo sapevano e fortunatamente c'hanno lasciato queste eredità.
Quel pezzo l'ho addentato io, non ce l'ho fatta a trattenermi e a seguire l'istinto. Buono, veramente delizioso.
Ad ogni pezzo di cuore affidiamo una parte dei nostri sentimenti. eppure è un tutt'uno. Ricordiamolo per amare ed abbracciare indistintamente tutta l'umanità. Riuscire a sentire questo, percepirlo, è uno dei miei sogni che si sta realizzando.
E non mi fermo.
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mercoledì 29 agosto 2012
Ritrovar - mi ?
In questi giorni mi sto preparando "Ritrovare il benessere"...un lavoro in cui sto investendo molto e che sarà la base per la mia futura attività di naturopata-iridolo (mi suona strano, ma è così!).
Finalmente sembra che eventi e sballottamenti vari non direttamente imputabili a mie scelte, si siano calmati e così sto sfruttando le mie ore libere a scrivere e impaginare questo lavoretto.Si tratta di un fascicolo con consigli che si possono seguire per poter ritrovare l'equilibrio perduto. L'alimentazione sarà alla base di tutto, unita a tutti gli altri elementi che ci circondano, a rafforzare quel concetto che spesso ribadisco e che consiste nel sentirsi parte viva della Natura. Quali essere viventi non possiamo escluderci e sentirsi meno o più responsabili nei confronti di tutto ciò che ci circonda. Tutto il creato è un insieme di vibrazioni che costantemente entrano in contatto con il nostro essere, sta a noi coglierle e rispettarle.
Questo ri-avvicinamento all'alimentazione mi ha fatto ritornare la voglia di cucinare, come era mia prassi diciamo. Probabilmente ha inciso il caldo torrido dei scorsi mesi ad allontanarmici, forse delle resistenze che ancora sono forti, tant'è che questa cosa non mi rattrista per nulla. Fa parte della vita allontanarsi dalle cose che piacciono di più, scoprirne altre per poi magari ritornare.
E allora, visto che il forno ora si può tornare ad accendere, il pane viene già da scorsa settimana sfornato: la mia pasta madre c'ha sempre avuto un occhio di riguardo da parte mia, e così i risciacqui sono stati costantemente effettuati. Con gli avanzi ho pure azzardato delle tigelline fritte in padella, che farcite con patè di olive non erano male.
Ma la cosa che maggiormente mi ha dà soddisfazione è la panzanella rivisitata. Oramai i pomodori stanno scemando dall'orto, e quindi sotto con questa velocissima ricetta.
Finalmente sembra che eventi e sballottamenti vari non direttamente imputabili a mie scelte, si siano calmati e così sto sfruttando le mie ore libere a scrivere e impaginare questo lavoretto.Si tratta di un fascicolo con consigli che si possono seguire per poter ritrovare l'equilibrio perduto. L'alimentazione sarà alla base di tutto, unita a tutti gli altri elementi che ci circondano, a rafforzare quel concetto che spesso ribadisco e che consiste nel sentirsi parte viva della Natura. Quali essere viventi non possiamo escluderci e sentirsi meno o più responsabili nei confronti di tutto ciò che ci circonda. Tutto il creato è un insieme di vibrazioni che costantemente entrano in contatto con il nostro essere, sta a noi coglierle e rispettarle.
Questo ri-avvicinamento all'alimentazione mi ha fatto ritornare la voglia di cucinare, come era mia prassi diciamo. Probabilmente ha inciso il caldo torrido dei scorsi mesi ad allontanarmici, forse delle resistenze che ancora sono forti, tant'è che questa cosa non mi rattrista per nulla. Fa parte della vita allontanarsi dalle cose che piacciono di più, scoprirne altre per poi magari ritornare.
E allora, visto che il forno ora si può tornare ad accendere, il pane viene già da scorsa settimana sfornato: la mia pasta madre c'ha sempre avuto un occhio di riguardo da parte mia, e così i risciacqui sono stati costantemente effettuati. Con gli avanzi ho pure azzardato delle tigelline fritte in padella, che farcite con patè di olive non erano male.
Ma la cosa che maggiormente mi ha dà soddisfazione è la panzanella rivisitata. Oramai i pomodori stanno scemando dall'orto, e quindi sotto con questa velocissima ricetta.
Prendere 3 pomodori maturi al punto giusto, tagliarli a cubetti, riporli il una ciotola e cospargerli di gomasio.
Tagliare tre fette del vostro pane a pasta madre, meglio se ricco di semini,e poi farlo a dadini che verrano messi con il pomodoro precedentemente tagliato. Aggiungere poi un quarto di cipolla tagliata finemente, altro gomasio, olio e un cucchiaio di acqua, e dell'origano.
Ci stanno bene anche altre piante aromatiche, a piacere come volete, io preferisco l'origano, ma non rifiuto il basilico, che quest'anno è stato particolarmente generoso e ancora è bello verde.
Si può gustare dopo mezz'ora, ma meglio se marinata in frigorifero una notte! Piatto unico, perfetto anche come accompagnamento per un aperitivo con una birra (con il vino solo sauvignon o un rosso, la spiccata acidità del pomodoro rovina tutto il contesto!).
(P.S.: Non sto vagando nel buio...tempo al tempo...e pazienza, c'ho il lumino acceso)
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domenica 22 luglio 2012
Eat different, veg* party
Uhhhh insomma .... tutto sembra a posto, la mia così tanto attesa festa di laurea sta per arrivare ...poche ore e si inizia a ballare!!!
Attesa per un po' di motivi:
1 - e festa sia! adoro le feste e mi piace organizzarle, quindi diamo al via ai festeggiamenti!
2 - me lo merito! un po' di festa a me, dopo mesi e mesi di sacrifici e testa bassa sui libri credo sia il minimo a cui possa aspirare!
3 - ritrovare gli amici! condividere con loro chiacchiere, musica e cibo!
4 - tutto vegetariano, anzi quasi tutto vegano! e fatto rigorosamente in casa da Silvia e me! una soddisfazione enorme per sfamare 50 bocche, per la grande maggioranza (tutte tranne noi due), inconsapevoli mangiatutto! non nego che le tensioni ci sono state, per carpire il nostro segreto menù. Eppure sono stata ligia alla mia segretezza. E qui mia mamma c'ha messo uno zampino gigante, di quelli da forti sensi di colpa che possono far schiattare. E tutto perchè il suo compagno disdegna la mia cucina e il mio modo di vedere le cose (mi offre ancora il prosciutto, che posso fare se non pazientare ogni volta o cercare di vederlo sempre meno?). E al mio categorico "no, è tutto top-secret", se ne esce con una sfilza di commenti assurdi, del tipo che non sono cambiata, che sono la solita e che almeno alla mamma certe cose si dicono. Apoteosi del rapporto tra madre e figlia, ogni mattina mi sveglio augurandomi di vivere una situazione del genere, certo che sì, non vedevo l'ora ieri dopo cinque ore a sgobbare. Però la scorza è dura!!! Non demordo, non crollo di fronte a questa sfida alla mia felicità.
E voi l'anteprima del menù ;) oramai qualche concessione posso permettermela, e vi svelo tutto..
Il menù consta in:
- bruschette pomodori e basilico fresco;
- salsina piccante di lenticchie rosse;
- hummus di ceci;
- salsa universale alla rucola;
- salsa verde di lenticchie;
- tzazichi (vegetariano);
- insalata di riso multicolore! (vegetariana);
- parmigiana di melanzane (vegetariana);
- formaggi misti (per assecondare i più restii);
- patate al forno;
- salame di cioccolato (vegetariano);
- anguria;
- vino, birra, acqua, caffè a volontà!!!
- compilation tutta rock, scelta e fatta da me!!!
Bene, ora vado a prepararmi il discorso! ma già c'ho mezza idea ...
Attesa per un po' di motivi:
1 - e festa sia! adoro le feste e mi piace organizzarle, quindi diamo al via ai festeggiamenti!
2 - me lo merito! un po' di festa a me, dopo mesi e mesi di sacrifici e testa bassa sui libri credo sia il minimo a cui possa aspirare!
3 - ritrovare gli amici! condividere con loro chiacchiere, musica e cibo!
4 - tutto vegetariano, anzi quasi tutto vegano! e fatto rigorosamente in casa da Silvia e me! una soddisfazione enorme per sfamare 50 bocche, per la grande maggioranza (tutte tranne noi due), inconsapevoli mangiatutto! non nego che le tensioni ci sono state, per carpire il nostro segreto menù. Eppure sono stata ligia alla mia segretezza. E qui mia mamma c'ha messo uno zampino gigante, di quelli da forti sensi di colpa che possono far schiattare. E tutto perchè il suo compagno disdegna la mia cucina e il mio modo di vedere le cose (mi offre ancora il prosciutto, che posso fare se non pazientare ogni volta o cercare di vederlo sempre meno?). E al mio categorico "no, è tutto top-secret", se ne esce con una sfilza di commenti assurdi, del tipo che non sono cambiata, che sono la solita e che almeno alla mamma certe cose si dicono. Apoteosi del rapporto tra madre e figlia, ogni mattina mi sveglio augurandomi di vivere una situazione del genere, certo che sì, non vedevo l'ora ieri dopo cinque ore a sgobbare. Però la scorza è dura!!! Non demordo, non crollo di fronte a questa sfida alla mia felicità.
E voi l'anteprima del menù ;) oramai qualche concessione posso permettermela, e vi svelo tutto..
Il menù consta in:
- bruschette pomodori e basilico fresco;
- salsina piccante di lenticchie rosse;
- hummus di ceci;
- salsa universale alla rucola;
- salsa verde di lenticchie;
- tzazichi (vegetariano);
- insalata di riso multicolore! (vegetariana);
- parmigiana di melanzane (vegetariana);
- formaggi misti (per assecondare i più restii);
- patate al forno;
- salame di cioccolato (vegetariano);
- anguria;
- vino, birra, acqua, caffè a volontà!!!
- compilation tutta rock, scelta e fatta da me!!!
Bene, ora vado a prepararmi il discorso! ma già c'ho mezza idea ...
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domenica 1 luglio 2012
Ritornare...dal verde, al verde nel piatto
Ritornati ieri, da una settimana immersi nel verde, nel piccolo borgo di Bulla (BZ), in Val Gardena. Nulla di più rilassante rispetto all'ultimo periodo. Abituata al frastuono della pianura, alla frenesia del "fare", la prima cosa che ho notato è il suono del silenzio.
Perchè di suono si tratta anche se è silenzio: tutto è assopito, eppure lo senti, e ti muove dentro.
Sono ancora frastornata dal rientro, perciò un post su quello che ho fatto verrà nei prossimi giorni. Frastornata perchè c'ho il pensiero del lavoro: io che non ho mai fatto pesare le mie ore d'ufficio, mi ritrovo a dover far i conti con un'ansia e rabbia da rientro che mai m'è presa negli anni scorsi, forse dovuta all'esser stata braccata diverse volte nei giorni scorsi dai colleghi persi nel "cajvo" [leggi: nebbia], smarriti in inutili procedure, che non sanno posticipare e si trovano incespicati nei problemi che si creano da sè.
Come tutti i problemi: li definiamo tali perchè così a noi appaiono, ma subito definirli opportunità potrebbe darci la svolta per andare avanti. Ma io voglio affrontare il mio rientro nonostante la sorta di disagio che mi sta prendendo, e la mia opportunità sarà attendere con trepidazione agosto in cui mi prenderò un po' di giorni tutti miei per andare dalle mie amiche del Lago, e sosterò in quella mia terra ambita per un paio di giorni tra Riva del Garda e Brentonico. Tutti ciò già mi rilassa, sento i muscoli allentare e un accenno di sorriso fa capolino. Dai che ce la faccio!!!!
Ritornata dalle verdi montagne - dove fino a venerdì sera me ne stavo in felpa - qui nella gioiosa Marca trevigiana l'ingegno deve darsi da fare per sprecare meno energie possibili, rinfrescare il corpo, utilizzando i frutti della terra che l'orto del suocero sta iniziando a dare.
Perciò per pranzo ho optato a questa soluzione: bruschette con il pane sfornato stamattina presto, con pomodoro a cubetti rigorosamente lasciato a raffreddare e insaporire in frigo con abbondante basilico proveniente dalla mia personale produzione ^_^ e patè di olive.
e poi zuppa fredda di piselli ai sapori d'Oriente.
Per due persone servono 400 grammi di piselli, preferibilmente quelli sgranati da voi, come ho fatto io, e messi a congelare per la scorta invernale (che tale non sarà, perchè mi sa che finiranno prima) e una piccola patata tagliata a cubetti, [pure questa appena colta dal campo]. Piselli e patata messi a cucinare a vapore, 15 minuti e poi sono pronti, ricordarsi di spegnere il gas.
In un'altra pentola versare lo scalogno con un filo d'olio e farlo appassire velocemente, aggiungerci sopra i piselli e le patate, e poi 5 mestoli del brodo della cottura a vapore precedente, che è già caldo, e un cucchiaio di miso. Mescolare il tutto, lasciare lì per 10 minuti. Trascorso questo tempo, una spolverata di coriandolo in polvere e dei semi di cumino e una presa di sale!
Frullatore ad immersione alla mano, frullare il tutto a fuoco spento, e fatta l'emulsione, aggiungere un altro mestolo di brodo della cottura a vapore, mescolare e lasciare lì a intiepidire.
Dopo almeno due ore, versare sul piatto, cospargere con del prezzemolo [pure questo fresco, raccolto dal campo o quello dell'orto sul balcone, e non quello surgelato daiii! ],, un filo d'olio d'oliva e si può degustare in tranquillità e pace.
Con questa ricetta partecipo a questo Giveaway, quello di Vaty, una mia nuova blog-conoscenza, con la quale mi sento molto affine, tra Oriente e pianoforte...^_^, lei è dolcissima...
Un'opportunità per testimoniare che il mondo veg* non è privazione e solo erbetta, ma qualcosa di gustoso, piacevole, creativo e senza violenza, in questo caso abbinato a ciò che la terra ci dà in questa magnifica stagione aggiungendo l'esoticità dei sapori orientali, a me molto graditi!
eh sì, è ritornato il sole, a fare breccia nei nostri cuori ....
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venerdì 23 marzo 2012
Arrossisco: sono stata segnalata!!!
Sono in balia del tempo ... e cerco di ottimizzare ogni mia risorsa per portare a termine la mia tesi, sono trascorsi un po' di giorni, ed eccomi qui a pubblicare questa ricetta, a cui tengo tantissimo.
Sebbene il poco tempo a disposizione per questo salottino in quest'ultimo periodo, cerco sempre di tenermi aggiornata e leggo in qua e in là i post e le iniziative dei miei amici blogger...e ho colto subito la proposta di Nicole, di Ricette Veg e Cucina Consapevole in merito al concorso della LILT di Genova - Lega Italiana per la lotta contro i tumori, e scaricato il modulo mi sono messa a pensare a qualcosa per contribuire a questa bella iniziativa.
Non è stato il desiderio di vincere, ma di contribuire con qualcosa di mio a questo progetto.
Così mi sono arrovellata a pensare a qualcosa che raccogliesse queste caratteristiche:
- vegan: le proteine animali, soprattutto carne, contribuiscono a formazioni tumorali, soprattutto nell'intestino, sono il nutrimento delle cellule cancerogene, e contribuiscono a una diffusione più veloce della malattia, con possibili metastasi. Inoltre vegan è generosità, e non potevo esimermi da questa mia convinzione partecipando a questo concorso;
- proteine: sono utili e necessarie per la plasticità dei tessuti corporei, per permettere la corretta funzionalità; ecco quindi che la mia scelta è caduta nelle lenticchie: veloci da cucinare, non serve ammollo, ricche di ferro - elemento spesso carente in chi soffre - e adattabili un po' a tutto!
- olio d'oliva, elemento chiave per poter partecipare al concorso. Non dimentichiamo che grassi - quelli buoni - vuol dire anche salute: le membrane delle cellule sono fosfolipidiche, e necessitano di essere nutrite per funzionare meglio!!! inoltre taluni carrier di ormoni sono proprio lipidici...bisogna solo fare attenzione a quali grassi mangiamo, tutto qua...! L'olio che ho utilizzato era ligure - in onore alla LILT Genova - regalo della mia cara amica Roberta;
- erbe aromatiche: altro elemento chiave per poter partecipare al concorso...e qui il mio preferito: il rosmarino. Presente in tutte le terrazze e orti italiani ma soprattutto cresce spontaneo nella machcia meditteranea non riceve gli onori che dovrebbe avere, eppure è una pianta in simbiosi con noi abitanti della stessa sua terra...il nome ricorda il mare..."Rosa del mare"...
Dispone di tantissime proprietà: quella che apprezzo maggiormente è la sua capacità di risvegliare, dà lo slancio alla pressione sanguigna e permette di partire alla grande se assunto alla mattina in infuso. Spesso si abusa di ginseng, sottovalutando questo prezioso alleato del proprio orto che è un tonico eccellente per gli esaurimenti psico-fisici. Inoltre è stimolatore della microcircolazione e rafforzatore dei capillari, epato-protettore, ottimo come anti-ossidante, aiuta la memoria e in abbinata alla salvia è ottimo contro il mal di gola. Il suo uso parte prettamente cotto in cucina, ma può essere impiegato anche come gemmoderivato, oleolito, in infuso, fresco! Fresco sminuzzato in insalata!
L'unico neo è il fatto che deve essere limitato per gli ipertesi, e di sera tende a stimolare, pertanto l'uso dovrebbe essere limitato fino al pomeriggio... in caso di una serata, di un concerto può essere utilizzato come alleato per farci andare alla grande!!!
Il preambolo è stato fatto, e così vi presento:
Fantasia di lenticchie al profumo di rosmarino
250 gr di lenticchie secche
100 ml di olio extra vergine d'oliva
4 cucchiai di foglie/aghi di rosmarino essicato
4 carote
1 cavolfiore di piccola dimensione o 1/2 cavolfiore
1 cucchiaio di olio extra vergine d'oliva (per la cottura)
1 cucchiaino di shoyu
Lessate le lenticchie in acqua, anche il giorno prima. Sempre il giorno prima versate i 100 ml di olio extra vergine d'oliva in una ciotolina e uniteci gli aghi di rosmarino. Dopo 24 ore l'olio insaporito di rosmarino potrà essere usato.
Il giorno seguente mondate e lavate le verdure, tagliatele a tocchettini e saltateli in padella con il cucchiaio d'olio. Deve essere un'operazione veloce, atta a favorire il mantenimento di più proprietà possibili di carote e cavolfiore (pure questo un'eccezionale anti-tumorale!!!). Trascorsi 5 minuti aggiungete il cucchiaino di shoyu e versatele in una ciotola.
Aggiungere le lenticchie precedentemente lessate e fredde e condite con l'olio extravergine d'oliva aromatizzato al rosmarino! Volendo unite pure gli aghi di rosmarino intrisi d'olio come ho fatto io!!!
Fresco, salutare e veloce!
Ed è stata vista, provata assaggiata e pure segnalata!!! E questo mi rende felice, perchè l'ho fatta con il cuore e con tanta generosità!
Sebbene il poco tempo a disposizione per questo salottino in quest'ultimo periodo, cerco sempre di tenermi aggiornata e leggo in qua e in là i post e le iniziative dei miei amici blogger...e ho colto subito la proposta di Nicole, di Ricette Veg e Cucina Consapevole in merito al concorso della LILT di Genova - Lega Italiana per la lotta contro i tumori, e scaricato il modulo mi sono messa a pensare a qualcosa per contribuire a questa bella iniziativa.
Non è stato il desiderio di vincere, ma di contribuire con qualcosa di mio a questo progetto.
Così mi sono arrovellata a pensare a qualcosa che raccogliesse queste caratteristiche:
- vegan: le proteine animali, soprattutto carne, contribuiscono a formazioni tumorali, soprattutto nell'intestino, sono il nutrimento delle cellule cancerogene, e contribuiscono a una diffusione più veloce della malattia, con possibili metastasi. Inoltre vegan è generosità, e non potevo esimermi da questa mia convinzione partecipando a questo concorso;
- proteine: sono utili e necessarie per la plasticità dei tessuti corporei, per permettere la corretta funzionalità; ecco quindi che la mia scelta è caduta nelle lenticchie: veloci da cucinare, non serve ammollo, ricche di ferro - elemento spesso carente in chi soffre - e adattabili un po' a tutto!
- olio d'oliva, elemento chiave per poter partecipare al concorso. Non dimentichiamo che grassi - quelli buoni - vuol dire anche salute: le membrane delle cellule sono fosfolipidiche, e necessitano di essere nutrite per funzionare meglio!!! inoltre taluni carrier di ormoni sono proprio lipidici...bisogna solo fare attenzione a quali grassi mangiamo, tutto qua...! L'olio che ho utilizzato era ligure - in onore alla LILT Genova - regalo della mia cara amica Roberta;
- erbe aromatiche: altro elemento chiave per poter partecipare al concorso...e qui il mio preferito: il rosmarino. Presente in tutte le terrazze e orti italiani ma soprattutto cresce spontaneo nella machcia meditteranea non riceve gli onori che dovrebbe avere, eppure è una pianta in simbiosi con noi abitanti della stessa sua terra...il nome ricorda il mare..."Rosa del mare"...
Dispone di tantissime proprietà: quella che apprezzo maggiormente è la sua capacità di risvegliare, dà lo slancio alla pressione sanguigna e permette di partire alla grande se assunto alla mattina in infuso. Spesso si abusa di ginseng, sottovalutando questo prezioso alleato del proprio orto che è un tonico eccellente per gli esaurimenti psico-fisici. Inoltre è stimolatore della microcircolazione e rafforzatore dei capillari, epato-protettore, ottimo come anti-ossidante, aiuta la memoria e in abbinata alla salvia è ottimo contro il mal di gola. Il suo uso parte prettamente cotto in cucina, ma può essere impiegato anche come gemmoderivato, oleolito, in infuso, fresco! Fresco sminuzzato in insalata!
L'unico neo è il fatto che deve essere limitato per gli ipertesi, e di sera tende a stimolare, pertanto l'uso dovrebbe essere limitato fino al pomeriggio... in caso di una serata, di un concerto può essere utilizzato come alleato per farci andare alla grande!!!
Il preambolo è stato fatto, e così vi presento:
Fantasia di lenticchie al profumo di rosmarino
250 gr di lenticchie secche
100 ml di olio extra vergine d'oliva
4 cucchiai di foglie/aghi di rosmarino essicato
4 carote
1 cavolfiore di piccola dimensione o 1/2 cavolfiore
1 cucchiaio di olio extra vergine d'oliva (per la cottura)
1 cucchiaino di shoyu
Lessate le lenticchie in acqua, anche il giorno prima. Sempre il giorno prima versate i 100 ml di olio extra vergine d'oliva in una ciotolina e uniteci gli aghi di rosmarino. Dopo 24 ore l'olio insaporito di rosmarino potrà essere usato.
Il giorno seguente mondate e lavate le verdure, tagliatele a tocchettini e saltateli in padella con il cucchiaio d'olio. Deve essere un'operazione veloce, atta a favorire il mantenimento di più proprietà possibili di carote e cavolfiore (pure questo un'eccezionale anti-tumorale!!!). Trascorsi 5 minuti aggiungete il cucchiaino di shoyu e versatele in una ciotola.
Aggiungere le lenticchie precedentemente lessate e fredde e condite con l'olio extravergine d'oliva aromatizzato al rosmarino! Volendo unite pure gli aghi di rosmarino intrisi d'olio come ho fatto io!!!
Fresco, salutare e veloce!
Ed è stata vista, provata assaggiata e pure segnalata!!! E questo mi rende felice, perchè l'ho fatta con il cuore e con tanta generosità!
Questo post avrei voluto scriverlo il 19 marzo, giorno della festa del papà.
Sarebbe stato il giorno adatto, per non dimenticare proprio il mio di papà che mi accompagna sempre, che un cancro l'ha portato fisicamente via, ma rimane sempre com'era allora.
La ricetta è dedicata a lui ...
domenica 22 gennaio 2012
Di letargia e di pinza
Letargia.
E' la parola del mese di gennaio. Per anni ho associato il mese di gennaio al mese delle sventure.
Ma quest'anno ho deciso che non sarà così, e mi sono messa in letargo.
Un letargo pomeridiano e serale, a lavoro sono attiva, ma appena esco mi accascio e mi tuffo nella bambagia di casa mia.
Mettersi a riposo, occupare il proprio tempo libero per fare delle attività casalinghe, passioni da divano, riflettere e leggere, guardare un film. Attività che preferisco fare d'inverno.
E che inverno sia allora.
Mi piace la stagionalità, lo scandire del tempo metereologico con il tempo vitale e quotidiano. La natura con le stagioni vuole darci delle spiegazioni e degli insegnamenti, e portarci a seguirla in quanto esseri viventi attivi e naturali. E mi suggerisce riposo e letargo. Le giornate sono più corte, la luce è poca e questo ci aiuta a dormire di più, il sole corre basso e per poco tempo, e quando lo si vede alzarsi la mattina ci offre una luce talmente intensa che suggerisce di vivere al massimo le poche ore luminose disponibili.
E io mi ci sono adattata benissimo. Il letargo mi sta dando molti spunti per la tesi, leggo molto, scrivo e mi sono creata un mio posticino per terra sul tappeto del soggiorno con una montagna di cuscini attorno e qui sono comoda.
Adoro star seduta per terra: gambe crociate, stesa a pancia in giù, in ginocchio, ci starei sempre. E' la maniera per poter ricaricarsi dalla madre terra, anche se è il pavimento di casa, si può trarne comunque un beneficio. Se chiedete a mia mamma com'ero da piccola vi dirà che oltre a essere un maschiaccio e starmene appesa su rami di alberi, seduta su pilastri e traverse delle porte di calcio mentre i maschi giocavano, me ne stavo anche a studiare e leggere in camera seduta a terra tra i due letti. Istinto per ricaricami innato, e ne ho saputo il significato solo gli ultimi anni.
E così la mia letargia mi sta riportando una serie di ricordi di infanzia che mi stupiscono. Probabilmente anche gli studi dell'ultimo mese aiutano (ve lo dirò più avanti l'argomento...), e varie coincidenze mi hanno aperto dei cassettini della memoria molto remoti, e ciò mi ha fatto veramente piacere. Ed eccone alcuni:
- il sapone recuperato. In un commento di Feli in un post di Bibi, si parlava di rimasugli di sapone. E zac, l'immagine di mio papà che tritava i resti con un macinacaffè, e che impastava questa polvere con dell'acqua e poi la metteva ad asciugare in una calza di nylon rotta e poi stesa al sole.
- le caramelle di zucchero di mia nonna materna, che teneva in credenza sopra l'armadietto dei liquori, mi sono giunte da un ricordo olfattivo, annusando un prosecco martedì...quel zuccherino era quello della nonna Ippolita, inferma, che mi diceva di aprire lo sportello e di prendermi una "memela", un gesto che voleva sostituire una carezza che non riusciva a darmi.
- l'osso del finocchio. La parte dura centrale del finocchio finiva sempre sotto i miei denti. Mia mamma non la tagliava quando lo faceva in insalata, perchè troppo duro, e lo lasciava a me e a mio papà da sgranocchiare.
- la pinza. In dialetto veneto detta "pinsa", un dolce tipico delle festività natalizie, della befana in particolare, che immancabilmente non mancava dalla tavola della nonna paterna. La mia nonna Adelia, madre di 11 figli, nessun parto gemellare, era un portento di forza, grande lavoratrice e ottima cuoca, anche delicatina sul come fare, ma tutto era delizioso. E questo dolce che vi voglio proporre lo si fa tradizionalmente qui da noi, o con la polenta, o con il pane secco. Mia nonna non sopportava, e così pure io, la pinza con la polenta perchè rimane troppo poltigliosa-slipiga. La sua ricetta invece, che ora vi riporto anche adattata vegana come la faccio io, consiste in un impasto più sodo in cui il gusto eè quello della frutta secca che ci si aggiunge.
Pinza veneta di nonna Adelia
- 2 panetti di pane raffermo a pezzetti
- 1 litro di latte (io di soia)
- 1 cucchiaio di semi di finocchio (io un cucchiaino di semi di finocchio e uno di semi di cumino)
- 1 pacchetto di fichi secchi (gr 250-300)
- 250 grammi di uvetta sultanina
- 2 cucchiai di zucchero (io stessa dose di zucchero di canna o due cucchiai di malto o una decina di datteri a tocchetti)
- 3 cucchiaio di farina 00 (io semi-integrale)
Mettere a bagno nel latte il pane raffermo fino a che si rammolisce, e con un cucchiaio di legno aiutarlo ad assorbire più latte possibile. Quando diventa abbastanza poltiglioso, aggiungere la farina e lo zucchero e mescolare; poi è l'ora dei semi, dell'uvetta e dei fichi secchi tagliati a tocchetti precedentemente.
Questo composto non è detto che risulti sodo, anzi! spesso è un po' liquido anche.
Coprire con carta da forno una teglia rettangolare e versarci il tutto dentro.
In forno a 180 gradi. Quando si crea un colore bruno sopra, togliere la teglia dal forno, e in una padella da forno ricoperta anch'essa da carta, rivoltare la pinza, in modo che si cucini uniformemente anche il fondo. Infornare la padella, mantenere la stessa temperatura, ma qui serve l'impostazione "ventilato".
Una ventina di minuti, si formerà una crosticina sopra e spegnere.
Lasciar raffreddare e gustare con ciò che volete! Ottimo con il brulè ^_^
E' la parola del mese di gennaio. Per anni ho associato il mese di gennaio al mese delle sventure.
Ma quest'anno ho deciso che non sarà così, e mi sono messa in letargo.
Un letargo pomeridiano e serale, a lavoro sono attiva, ma appena esco mi accascio e mi tuffo nella bambagia di casa mia.
Mettersi a riposo, occupare il proprio tempo libero per fare delle attività casalinghe, passioni da divano, riflettere e leggere, guardare un film. Attività che preferisco fare d'inverno.
E che inverno sia allora.
Mi piace la stagionalità, lo scandire del tempo metereologico con il tempo vitale e quotidiano. La natura con le stagioni vuole darci delle spiegazioni e degli insegnamenti, e portarci a seguirla in quanto esseri viventi attivi e naturali. E mi suggerisce riposo e letargo. Le giornate sono più corte, la luce è poca e questo ci aiuta a dormire di più, il sole corre basso e per poco tempo, e quando lo si vede alzarsi la mattina ci offre una luce talmente intensa che suggerisce di vivere al massimo le poche ore luminose disponibili.
E io mi ci sono adattata benissimo. Il letargo mi sta dando molti spunti per la tesi, leggo molto, scrivo e mi sono creata un mio posticino per terra sul tappeto del soggiorno con una montagna di cuscini attorno e qui sono comoda.
Adoro star seduta per terra: gambe crociate, stesa a pancia in giù, in ginocchio, ci starei sempre. E' la maniera per poter ricaricarsi dalla madre terra, anche se è il pavimento di casa, si può trarne comunque un beneficio. Se chiedete a mia mamma com'ero da piccola vi dirà che oltre a essere un maschiaccio e starmene appesa su rami di alberi, seduta su pilastri e traverse delle porte di calcio mentre i maschi giocavano, me ne stavo anche a studiare e leggere in camera seduta a terra tra i due letti. Istinto per ricaricami innato, e ne ho saputo il significato solo gli ultimi anni.
E così la mia letargia mi sta riportando una serie di ricordi di infanzia che mi stupiscono. Probabilmente anche gli studi dell'ultimo mese aiutano (ve lo dirò più avanti l'argomento...), e varie coincidenze mi hanno aperto dei cassettini della memoria molto remoti, e ciò mi ha fatto veramente piacere. Ed eccone alcuni:
- il sapone recuperato. In un commento di Feli in un post di Bibi, si parlava di rimasugli di sapone. E zac, l'immagine di mio papà che tritava i resti con un macinacaffè, e che impastava questa polvere con dell'acqua e poi la metteva ad asciugare in una calza di nylon rotta e poi stesa al sole.
- le caramelle di zucchero di mia nonna materna, che teneva in credenza sopra l'armadietto dei liquori, mi sono giunte da un ricordo olfattivo, annusando un prosecco martedì...quel zuccherino era quello della nonna Ippolita, inferma, che mi diceva di aprire lo sportello e di prendermi una "memela", un gesto che voleva sostituire una carezza che non riusciva a darmi.
- l'osso del finocchio. La parte dura centrale del finocchio finiva sempre sotto i miei denti. Mia mamma non la tagliava quando lo faceva in insalata, perchè troppo duro, e lo lasciava a me e a mio papà da sgranocchiare.
- la pinza. In dialetto veneto detta "pinsa", un dolce tipico delle festività natalizie, della befana in particolare, che immancabilmente non mancava dalla tavola della nonna paterna. La mia nonna Adelia, madre di 11 figli, nessun parto gemellare, era un portento di forza, grande lavoratrice e ottima cuoca, anche delicatina sul come fare, ma tutto era delizioso. E questo dolce che vi voglio proporre lo si fa tradizionalmente qui da noi, o con la polenta, o con il pane secco. Mia nonna non sopportava, e così pure io, la pinza con la polenta perchè rimane troppo poltigliosa-slipiga. La sua ricetta invece, che ora vi riporto anche adattata vegana come la faccio io, consiste in un impasto più sodo in cui il gusto eè quello della frutta secca che ci si aggiunge.
Pinza veneta di nonna Adelia
- 2 panetti di pane raffermo a pezzetti
- 1 litro di latte (io di soia)
- 1 cucchiaio di semi di finocchio (io un cucchiaino di semi di finocchio e uno di semi di cumino)
- 1 pacchetto di fichi secchi (gr 250-300)
- 250 grammi di uvetta sultanina
- 2 cucchiai di zucchero (io stessa dose di zucchero di canna o due cucchiai di malto o una decina di datteri a tocchetti)
- 3 cucchiaio di farina 00 (io semi-integrale)
Mettere a bagno nel latte il pane raffermo fino a che si rammolisce, e con un cucchiaio di legno aiutarlo ad assorbire più latte possibile. Quando diventa abbastanza poltiglioso, aggiungere la farina e lo zucchero e mescolare; poi è l'ora dei semi, dell'uvetta e dei fichi secchi tagliati a tocchetti precedentemente.
Questo composto non è detto che risulti sodo, anzi! spesso è un po' liquido anche.
Coprire con carta da forno una teglia rettangolare e versarci il tutto dentro.
In forno a 180 gradi. Quando si crea un colore bruno sopra, togliere la teglia dal forno, e in una padella da forno ricoperta anch'essa da carta, rivoltare la pinza, in modo che si cucini uniformemente anche il fondo. Infornare la padella, mantenere la stessa temperatura, ma qui serve l'impostazione "ventilato".
Una ventina di minuti, si formerà una crosticina sopra e spegnere.
Lasciar raffreddare e gustare con ciò che volete! Ottimo con il brulè ^_^
E voi ne avete qualche ricordo dell'infanzia che scalda il cuore in queste fredde giornate invernali???
Curiosa che sono...
e intanto continuo a rimanermene nel mio cuccio invernale, in attesa poi che la primavera mi insegni,
comeogni anno,
a rifiorire...
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martedì 17 gennaio 2012
Autotrattiamoci, ognispesso
Stasera ho pranzo-cenato.
Tutto sembrava girare male oggi: una visita inutile che mi è costata 30 euro di ticket, sbagliata per il mio medico condotto a cannato con la prescrizione e poi trattenuta più del dovuto a lavoro senza pranzo...e trattenuta per far degustazioni, che non è la mia professione, ma serviva il parere del popolo, e così io e l'altra collega siamo state addescate ...
Risultato: la rabbia della visita andata male passata, me ne sono tornata a casa mezza ubriaca, con solo qualche pezzo di pane ingurgitato, e con la determinazione che per cena volevo una cosa cioccolatosa.
Cosi è stato: mezzo cucchiaio di fecola, 2 di cacao, 2 di zucchero di canna, e 3 bicchieri di latte di soia, mescolato con una piccola frusta, portato a bollore e versato in tazza.
Qui ci ho immerso, un pezzo della torta di pere di Bibi, vi costringo a provarla, è una bontà...anche omettendo l'amaretto è divina.... e con la cioccolata calda, è stata una liberazione di tutte le tensioni ...
Un trattamento fai da sè... con i baffi pieni di cioccolata ^_^
A volte basta poco, e il sole può ritornare a splendere ^_^ Evviva me, posso ????
Tutto sembrava girare male oggi: una visita inutile che mi è costata 30 euro di ticket, sbagliata per il mio medico condotto a cannato con la prescrizione e poi trattenuta più del dovuto a lavoro senza pranzo...e trattenuta per far degustazioni, che non è la mia professione, ma serviva il parere del popolo, e così io e l'altra collega siamo state addescate ...
Risultato: la rabbia della visita andata male passata, me ne sono tornata a casa mezza ubriaca, con solo qualche pezzo di pane ingurgitato, e con la determinazione che per cena volevo una cosa cioccolatosa.
Cosi è stato: mezzo cucchiaio di fecola, 2 di cacao, 2 di zucchero di canna, e 3 bicchieri di latte di soia, mescolato con una piccola frusta, portato a bollore e versato in tazza.
Qui ci ho immerso, un pezzo della torta di pere di Bibi, vi costringo a provarla, è una bontà...anche omettendo l'amaretto è divina.... e con la cioccolata calda, è stata una liberazione di tutte le tensioni ...
Un trattamento fai da sè... con i baffi pieni di cioccolata ^_^
A volte basta poco, e il sole può ritornare a splendere ^_^ Evviva me, posso ????
sabato 14 gennaio 2012
Carpaccio di finocchio
Ecco, questo è il piatto del sorriso, non ve lo mette a vederlo?
Non sono una fotografa provetta, anzi pessima direi, però provate a immaginarvi questo piatto in tavola se non vi viene il sorriso!???!!!
E' un piatto unico, crudista e vegan, da proporre in quei momenti in cui ci si vuole un po' alleggerire, come questo post-feste per molti di noi, oppure come antipasto quando vengono gli amici a casa e volete stupirli con qualcosa di nuovo!!!
Trattasi di carpaccio di finocchio...e per farlo ci si mette un attimo!
Prendete un finocchio, tagliatelo a metà, e di ognuna delle due metà tagliatelo per la lunghezza a fette il più sottili possibili. Pelate un'arancia e fate altrettanto tagliandola a rondelle fini.
Distendete i finocchi, salateli con del sale integrale disponete alcune fette di arancia e cospargete di olio, poi un altro strato di finocchio e arance sale e olio e qui una bella cosparsata di coriandolo tritato, delle olive verdi dolci e delle mandorle a scagliette.
Prendere il piatto e riporre in frigo a marinare per almeno 3 ore!
Poi gnam gnam, sentirete che buono!
Vi auguro buon weekend, il mio sarà molto tranquillo, cinema e pub stasera, e domani cenetta con amici. Nel mezzo ci metto l'inizio della stesura della tesi, mandatemi tanta energia che c'ho bisogno di ispirazione!
Un abbraccio, E.
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ANTIPASTI,
PRIMI PIATTI,
RICETTE VEGANE,
TUTTO CRUDO
lunedì 9 gennaio 2012
Il primo lamento dell'anno
Evviva è arrivato oggi!!!
Attendevo la fine delle feste, con i suoi chili di troppo e l'ipocrisia di falsi incontri che portano tanto scombussolamento alla vita.
Premettendo che non sono per niente un'abitudinaria, un po' di regole però cerco di rispettarle perchè fanno bene al nostro benessere fisico e intellettuale, e questo comporta anche il benessere di chi ci vive attorno che non deve sorbarcarsi di lagne e lamentale che inspiegabilmente aumentano in questo periodo. (statistica alla mano, è così!)
Facciamo degli esempi: le feste portano inviti a cena e pranzo a non finire, sembra che ci sia la fine del mondo che ci aspetta all'angolo e vogliamo assolutamente vedere tutti; nulla di più sbagliato, il resto dell'anno poi ci si dimentica di tutti e si va in letargo? si fa finta di voler bene a tutti e ci si abbuffa in cene di ogni tipo pur di far felice quel lontano cugino che preme tanto a vederti .... e poi, che gli racconti. che magari c'azzecca nulla con te???
Ci sono poi in queste cene, menù esagerati e da sfinimento. Fortunatamente da vegetariana, i miei tendono ad essere più contenuti e leggeri, oppure come è capitato a una cena tra colleghi in cui non so come si sono dimenticati del mio essere vegetariana, a dover mangiare una pasta con verdure pre lessate per essere pastellate (visto che il quel risto solo pesce e formaggio cotto fanno). Me la sono cavata con un menù vegan, schifido che mi ha rimbambita tutta la sera, fatto star male la notte e giorni seguenti! (prossima volta, pizza per tuttiiiiii!!!!) Ritornando ai mega menù, ripenso allo spreco e alla crudeltà che in essi viene racchiusa. Sono una che sta bene con tutti, vive con un marito che adora le polpette e che quando ce n'è da mangiare, mangia. Ma gli sprechi e gli avanzi di companatici che potrebbero coprire il fabbisogno calorico giornaliero di una persona in un solo pasto a me fanno un po' inorridire. Gli sprechi dei ristoranti poi non sono quelli di casa propria che possiamo utilizzare come vogliamo da bravi ricicloni che siamo, quelli lì vengono gettati. Ci sono realtà poi che si danno forza con la Legge del Buon Samaritano del 2003, tipo SITICIBO, di cui vi invito a leggere un po' di numeri e iniziative qua, che fanno dello spreco alimentare un atto di solidarietà donando pasti e avanzi a chi non li ha e cosa importante a solo scopo benefico. Un piccolo raggio di sole ci vuole sempre, e a me piace coglierlo, potrebbe essere l'esempio da portare nei nostri ambienti, magari solleticare con la curiosità qualcuno potrebbe far qualcosa!
Tornando alla mia lamentela di inizio d'anno, vi vorrei solo elencare i fastidi e strane abitudini che ne derivano da tutto sto cibo assunto: kg in più, spossatezza, pigrizia, irritabilità, ore passate davanti alla tv perchè è troppo dura mettersi in marcia per una passeggiata, catarri e raffreddori, stitichezza e dispespia....cose che al proprio benessere fisico e psichico proprio non fanno bene!!! Io ne sono un esempio, nonostante sia molto salutista, qualche abbuffo l'ho fatto, e questo mi ha comportato una serie di fisime allucinanti, da darmi fastidio da solaaaaaaa!!! Io vi dico che però l'ozio non mi ha intrappolato, le mie passeggiate le ho continuate a fare e le farò. Però mi scoccia che per 15 giorni tutto il mio equilibrio sia saltato.
I ritmi vacanzieri natalizi, oltre a farci star seduti per ore con i piedi sotto la tavola, ci rovinano i ritmi. La mia sveglia per una settimana s'è spostata a dopo le 8 (generalmente è alle 6!), ottimo direte, e invece no!!! La mia mezz'ora di yoga saltata, la spremuta a stomaco vuoto pure ..le colazioni a sopperire agli avanzi di dolci, e durante la giornata pranzi e cene non compatibili con i miei che sto cercando di rendere regolari da quando sono part-time e mangio alle 3 del pomeriggio!!!
Ecco così, che ho benedetto l'arrivo di oggi! La settimana è iniziata tornando a lavoro e con un piccolo programma detossinante con l'uso esclusivo di cibi vegetali crudi(frutta, verdura, semi oleosi e frutta secca e sola acqua e succo di mela), fino ad arrivare mercoledì a sola frutta e poi a piccoli step r-.integrare gli altri alimenti, senza per forza dover farmi una scaletta, saranno le esigenze del mio corpo a richiedere ciò di cui necessito.
Per stasera mi sono già preparata questo gustosissimo piatto di Sara e preparato poi anche da Herbs, in mancanza di spinaci utilizzerò del radicchio di Treviso e le mie fettuccine di zucca so già che saranno un toccasana!!! Non sono sacrifici, anzi, mi sento molto ripagata da frutta e verdura crudi, i loro colori poi danno vita alle giornate e tutto è più bello!
Come ultima cosa, in mezzo a questo mio marasma di lamentele (ma lo sembrano davvero???), vi lascio con dei cracker velocissimi, fatti la mattina di Natale, in preda all'influenza ero in piedi alle 5 e dopo l'infornata del pane decisi di preparare anche questi, anche per i giorni a seguire, senza dover dar fondo a stuzzichini preconfezionati che non tollero sia dal punto di vista alimentare che da quello ecologico, (troppi imballaggi!!!). E' tratta da Terra Nuova, numero di dicembre 2009,
Ingredienti
300 gr di farina integrale di farro (ma vengono speciali anche con le altre farine, provato!)
8 cucchiai di E.v.o.
2 cucchiai di aceto di mele (viene bene anche con un cucchiaio di aceto normale)
1 pizzico di bicarbonato (oppure una presa di cremor tartaro)
1 pizzico di sale
2 cucchiai di semi di sesamo tostati
1/2 bicchiere d'acqua (questo dipende dal grado di umidità presente)
Fare con tutti gli ingredienti una palla, facendo attenzione di non far toccare bicarbonato e aceto, che sennò vengono amari e sono da buttare, e lasciarla riposare per mezz'ora con un panno a coprirla.
Poi stendere la sfoglia,(con queste dosi si riescono a fare due teglie) facendo proprio come si fa con la pasta sfoglia: tirare di matterello, fare le pieghe, poi tirare nuovamente e così via.Fare dei rombi con il tagliapasta o la rotella per tagliare la pizza, bucherellare sopra con una forchetta e infornare a 190 gradi per 10 minuti!
Sono buonissimi, uno tira lìaltro, ottimi come finger-food con un bel po' di salsine ^^
Baci, e Buon Anno a tutti!
Attendevo la fine delle feste, con i suoi chili di troppo e l'ipocrisia di falsi incontri che portano tanto scombussolamento alla vita.
Premettendo che non sono per niente un'abitudinaria, un po' di regole però cerco di rispettarle perchè fanno bene al nostro benessere fisico e intellettuale, e questo comporta anche il benessere di chi ci vive attorno che non deve sorbarcarsi di lagne e lamentale che inspiegabilmente aumentano in questo periodo. (statistica alla mano, è così!)
Facciamo degli esempi: le feste portano inviti a cena e pranzo a non finire, sembra che ci sia la fine del mondo che ci aspetta all'angolo e vogliamo assolutamente vedere tutti; nulla di più sbagliato, il resto dell'anno poi ci si dimentica di tutti e si va in letargo? si fa finta di voler bene a tutti e ci si abbuffa in cene di ogni tipo pur di far felice quel lontano cugino che preme tanto a vederti .... e poi, che gli racconti. che magari c'azzecca nulla con te???
Ci sono poi in queste cene, menù esagerati e da sfinimento. Fortunatamente da vegetariana, i miei tendono ad essere più contenuti e leggeri, oppure come è capitato a una cena tra colleghi in cui non so come si sono dimenticati del mio essere vegetariana, a dover mangiare una pasta con verdure pre lessate per essere pastellate (visto che il quel risto solo pesce e formaggio cotto fanno). Me la sono cavata con un menù vegan, schifido che mi ha rimbambita tutta la sera, fatto star male la notte e giorni seguenti! (prossima volta, pizza per tuttiiiiii!!!!) Ritornando ai mega menù, ripenso allo spreco e alla crudeltà che in essi viene racchiusa. Sono una che sta bene con tutti, vive con un marito che adora le polpette e che quando ce n'è da mangiare, mangia. Ma gli sprechi e gli avanzi di companatici che potrebbero coprire il fabbisogno calorico giornaliero di una persona in un solo pasto a me fanno un po' inorridire. Gli sprechi dei ristoranti poi non sono quelli di casa propria che possiamo utilizzare come vogliamo da bravi ricicloni che siamo, quelli lì vengono gettati. Ci sono realtà poi che si danno forza con la Legge del Buon Samaritano del 2003, tipo SITICIBO, di cui vi invito a leggere un po' di numeri e iniziative qua, che fanno dello spreco alimentare un atto di solidarietà donando pasti e avanzi a chi non li ha e cosa importante a solo scopo benefico. Un piccolo raggio di sole ci vuole sempre, e a me piace coglierlo, potrebbe essere l'esempio da portare nei nostri ambienti, magari solleticare con la curiosità qualcuno potrebbe far qualcosa!
Tornando alla mia lamentela di inizio d'anno, vi vorrei solo elencare i fastidi e strane abitudini che ne derivano da tutto sto cibo assunto: kg in più, spossatezza, pigrizia, irritabilità, ore passate davanti alla tv perchè è troppo dura mettersi in marcia per una passeggiata, catarri e raffreddori, stitichezza e dispespia....cose che al proprio benessere fisico e psichico proprio non fanno bene!!! Io ne sono un esempio, nonostante sia molto salutista, qualche abbuffo l'ho fatto, e questo mi ha comportato una serie di fisime allucinanti, da darmi fastidio da solaaaaaaa!!! Io vi dico che però l'ozio non mi ha intrappolato, le mie passeggiate le ho continuate a fare e le farò. Però mi scoccia che per 15 giorni tutto il mio equilibrio sia saltato.
I ritmi vacanzieri natalizi, oltre a farci star seduti per ore con i piedi sotto la tavola, ci rovinano i ritmi. La mia sveglia per una settimana s'è spostata a dopo le 8 (generalmente è alle 6!), ottimo direte, e invece no!!! La mia mezz'ora di yoga saltata, la spremuta a stomaco vuoto pure ..le colazioni a sopperire agli avanzi di dolci, e durante la giornata pranzi e cene non compatibili con i miei che sto cercando di rendere regolari da quando sono part-time e mangio alle 3 del pomeriggio!!!
Ecco così, che ho benedetto l'arrivo di oggi! La settimana è iniziata tornando a lavoro e con un piccolo programma detossinante con l'uso esclusivo di cibi vegetali crudi(frutta, verdura, semi oleosi e frutta secca e sola acqua e succo di mela), fino ad arrivare mercoledì a sola frutta e poi a piccoli step r-.integrare gli altri alimenti, senza per forza dover farmi una scaletta, saranno le esigenze del mio corpo a richiedere ciò di cui necessito.
Per stasera mi sono già preparata questo gustosissimo piatto di Sara e preparato poi anche da Herbs, in mancanza di spinaci utilizzerò del radicchio di Treviso e le mie fettuccine di zucca so già che saranno un toccasana!!! Non sono sacrifici, anzi, mi sento molto ripagata da frutta e verdura crudi, i loro colori poi danno vita alle giornate e tutto è più bello!
Come ultima cosa, in mezzo a questo mio marasma di lamentele (ma lo sembrano davvero???), vi lascio con dei cracker velocissimi, fatti la mattina di Natale, in preda all'influenza ero in piedi alle 5 e dopo l'infornata del pane decisi di preparare anche questi, anche per i giorni a seguire, senza dover dar fondo a stuzzichini preconfezionati che non tollero sia dal punto di vista alimentare che da quello ecologico, (troppi imballaggi!!!). E' tratta da Terra Nuova, numero di dicembre 2009,
Ingredienti
300 gr di farina integrale di farro (ma vengono speciali anche con le altre farine, provato!)
8 cucchiai di E.v.o.
2 cucchiai di aceto di mele (viene bene anche con un cucchiaio di aceto normale)
1 pizzico di bicarbonato (oppure una presa di cremor tartaro)
1 pizzico di sale
2 cucchiai di semi di sesamo tostati
1/2 bicchiere d'acqua (questo dipende dal grado di umidità presente)
Fare con tutti gli ingredienti una palla, facendo attenzione di non far toccare bicarbonato e aceto, che sennò vengono amari e sono da buttare, e lasciarla riposare per mezz'ora con un panno a coprirla.
Poi stendere la sfoglia,(con queste dosi si riescono a fare due teglie) facendo proprio come si fa con la pasta sfoglia: tirare di matterello, fare le pieghe, poi tirare nuovamente e così via.Fare dei rombi con il tagliapasta o la rotella per tagliare la pizza, bucherellare sopra con una forchetta e infornare a 190 gradi per 10 minuti!
Sono buonissimi, uno tira lìaltro, ottimi come finger-food con un bel po' di salsine ^^
Baci, e Buon Anno a tutti!
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giovedì 29 dicembre 2011
Panfruttato per ogni giorno dell'anno
Eccomi qui con la rivelazione del periodo.
Il mio panfruttato ,è stato apprezzato da tutti, abbinabile a tutto, ci sta veramente come antipasto, stuzzichino, accompagna bene i secondi, utile come spezza fame, con una crema dolce è un ottimo dolce, e accompagna volentieri pure una tazza di caffè a colazione.
E oggi, io e marito ci siamo detti che va bene per tutto l'anno. Magari con meno assortimento di frutta, ma è piacevole per tutte le stagioni ^^
L'ispirazione l'ho avuta dal mio libricino sul pane, la ricetta "pane natalizio con frutta secca" di "Facciamo il Pane" di Annalisa De Luca di AAM Terra Nuova edizioni, ovviamente c'ho messo del mio e quello che vi descrivo è come l'ho fatto io.
Prima di tutto la pasta madre deve essere rinfrescata una volta e resa un po' più solida del solito. Riporla in mezzo a un canovaccio che si andrà a chiudere e legare con dello spago da cucina, e lasciato in forno spento tra le 6 e le 12 ore. Il risultato dovrebbe essere un rigonfiamento del tutto, con possibile fuoriuscita di pasta e rottura dei lacci. A me è capitato solo una volta che sia fuoriuscita, però se non dovesse accadere l'importante è che si gonfi. Potrebbe anche brontolare, emettendo dei fischi...casomai parlateci come ho fatto io, la pasta ne sarà felice e vedrete che ne ricaverete un pane ancora più buono!
Trascorso questo tempo, aprire il pacchetto, lasciare la crosta lì, e rinfrescare nuovamente la parte più liquida e interna della pasta madre. Altre 6 orette a riposare, e poi ci si può mettere all'opera ricordandosi di tenerne da parte un pezzo per il prossimo pane.
Io di solito vado un po' ad occhio con le dosi di farina, vedo che l'impasto dipende molto da quanta umidità c'è nell'aria, e qui in pianura veneta ce n'è anche quando splende il sole. Indicativamente queste le dosi per il primo impasto:
- 400 ml di acqua tiepida
- 150 grammi di farina di segale
- 500 e più grammi circa di farina tipo 2
- 1 cucchiaio di sale
Sciogliere la pasta madre con l'acqua e unire la farina di segale, solo questa. Mescolare e lasciare il tutto a idratarsi per mezz'oretta. Poi impastare con tutto il resto e riporre il panetto in una terrina, coprire con un telo e mettere in frigo per 24 ore.
La frutta: deve essere idratata per 12 ore, pertanto 12 ore prima di unirla al panetto immergetela in acqua dopo averla preventivamente tagliuzzata.
Queste le dosi:
- 2 manciate di uvetta
- 150 grammi di prugne secche
- 8 noci
- una manciata di anacardi
- 200 grammi di fichi secchi
- 6 datteri
La fase più difficile è quella dell'unione. Il panetto lievitato inizierà a umidificarsi quando si unirà la frutta e sembrerà un'impresa epica riuscire a formare qualcosa di concreto. L'importante è non lasciarsi andare in depressione, aggiungere la frutta un po' per volta (naturalmente deve essere scolata, eh!?!!), e creare un filoncino molto molle da riporre su teglia già preparata con carta da forno e farsi aiutare aggiungendo dell'altra farina.
Riporre in forno spento e lasciare lì per altre 12 ore, prima di cucinare dargli una sistemata aggiungendo un po' di farina 00, incidere sopra la pagnotta, scaldare il forno a 250 gradi e cucinare! dopo 15 minuti abbassare a 200 gradi. Gli ultimi 10 minuti avviare il forno ventilato per asciugare il fondo, e poi lasciar riposare, raffreddare ed asciugare ancora.
La foto del panfruttato riporta anche il pane al sesamo, presentati assieme come centro tavola il giorno di Natale.
Non viene l'acquolina in bocca???
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martedì 27 dicembre 2011
Vi racconto il mio Natale
C'è poco da dire, a me il Natale non piace, però adoro farlo.
Così non si capisce, lo so, ora spiego.
Natale fin da piccola è significato l'arrivo di Gesù bambino, passaggio di Babbo Natale (con tour organizzato dalla parrocchia) che mi sono beccata fino all'età di 14 anni perchè il mio fratellino è un po' più g-g-giovane di me, e così sopporta e supporta la causa, il mio regalino l'ho ricevuto sempre così.
Mai cose sfarzose. Sono stata educata a non sprecare, ai sacrifici e ad accontentarmi di quello che arrivava. Poi a seguire sempre Santa Messa, e canti e coro.
Dopo anni di solita routine, il Natale nella mia vita ha preso una via tortuosa, l'assenza di mio papà dai 17 anni in poi l'ha reso spoglio e senza senso, ci mancava che l'amata nonna materna poi venisse a mancare la notte di Natale 10 anni fa per rendere la festa di un'infelicità unica. La festa del Natale l'attribuivo, e tutt'ora è così, alla festa della Famiglia, e queste assenze sono stati pezzettini staccati che non possono essere rimpiazzati.
Si cresce, e accanto a questo sentirmi zoppa, ho cambiato anche il mio punto di vista verso la cristianità. Il mio credo è cambiato, diminuito forse, maturato o regredito (non so, dipende dai punti di vista), mi sono allontanata da messe e riti cattolici, sviluppato una mia coscienza religiosa slegata da libri, dogmi e abitudini familiari. Inutile poi che faccia l'ipocrita con me stessa e andare a messa solo alle feste comandate, non ha alcun senso e non dà nulla a Me, Elena.
Così il Natale è divenuto la festa della famiglia, e della presenza. E così l'ho festeggiato.
Il Natale religioso l'ho rispettato a modo mio, la tradizione e i valori hanno comunque contribuito ad essere quel che sono, così un bellissimo presepe con le statuine di quando ero piccina e la capanna fatta da mio papà anni e anni fa hanno riempito un angolo dell'ingresso di casa: questo è il simbolo di rinascita che ho voluto rappresentare a casa mia; a ricordarmi ogni giorno che la Vita c'è sempre e va rispettata e benedetta, il rinnovamento è lì di fronte a noi, basta volerlo vedere, e poi il bue e l'asinello non sono lì come sacrificio....e a me piace assai questa cosa!!! ^^
Poi l'altro simbolo quest'anno è stato il mio albero della Vita. La mia betulla s'è prestata a donarmi un ramo, reciso nel momento in cui soffre poco, fine autunno, quando i suoi rami non lacrimano linfa. Ogni ramificazione l'ho adornata con foto: io, io e Ale, Ale, e noi e amici, e i figli degli amici, e le nostre famiglie. All'apice del ramo "via dell'angelo custode", ricordo di Lucca, simboleggia la mia stella protettrice che fin da piccola mi accompagna. Nessuna lucina quest'anno. Ridimensionare i consumi, questo il mio motto. Iniziando dall'albero. Le luci natalizie le ho relegate all'atmosfera delle candele.Un albero che non leverò alla fine delle festività, lo lascerò lì e lo integrerò con i momenti importanti di vita.
E poi arriva la convivialità, che a me piace assai. Ho offerto casa nostra per riunire la mia famiglia e quella di mio marito, eravamo in 10 e ognuno ha contribuito al pranzo portando qualcosina. Fiumi e fiumi di cibo, inutile elencare tutto ciò che c'era anche perchè qualcosina era anti-me... vi dico solo che la pietanza preferita sono stati i miei finocchi vegan, precedentemente lessati e poi gratinati con mandorle tritate finemente e spolverata sempre di mandorle a scaglie, un filo d'olio e poi un giro di grill e il gioco è fatto!
Il regalo più bello, un sms ieri mattina di mia mamma, in cui diceva che è stata veramente una bella giornata quella di Natale. Il suo animo duro, lesionato da molte dure lezioni di vita, quando riesce ad esprimere le proprie emozioni fa gioire il mio cuore. Grazie a lei.
Io e marito ci regaliamo questo, 5 giorni i primi dell'anno lontano da tutti e immersi nell'essenzialità. Un'altra zona d'Italia da visitare, abbastanza vicina alle mie adorate zone dell'alto Garda, che adoro, sembrano uscite da una storia di Tolkien,sono zone magiche ^^
Biscotti, croccante, tisane e sacchetti di lavanda. I miei regali fai da me. E poi libri, presi qui, scelti con il cuore e in sintonia con l'ElenaSolePensiero e poi altre cosucce mirate e utili. Nulla di superfluo; i regali poi alla fine sono belli, a me piace farli e anche riceverli, però bisogna pensarli bene, sono una sorta di investimento che si fa per chi amiamo e per noi, che li vogliamo veder utilizzati. Non sopporto i ricicli, li ritengo così ipocriti, piuttosto non si fa nulla. E ciò che non va o si dà in beneficenza, o si utilizza per i giri di tombola di Santo Stefano ^^ (ah, mega successo ieri, c'ho ancora uno scatolone zeppo di ricicli e cose inutilizzate da sfoggiare il 31 e il 1!!!)
E allora, il senso di questo mio Natale, che non mi piace, ma mi piace farlo?
La presenza. Essere presenti e essere nel presente, ricordare ogni giorno che il sole sorge e quando tramonta è comunque là ad aspettare di risorgere il giorno dopo. Il Natale è il simbolo di rinascita edi vita, senza dimenticare che il passato ci insegna ma non si può rivivere, e il futuro si può progettare, ma non vivere. Rimanere nel presente, ricordarsi di questo, anche quando le nubi scoraggiano e ci fanno piangere. Non dimenticare l'amore che ci ha messo al mondo, dare spazio alle nostre famiglie che non ci siamo scelti, ma che sono sempre lì ad accoglierci.
Il mio albero della Vita me lo ricorderà ogni giorno dell'anno...
.... e così Natale ogni giorno.
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domenica 27 novembre 2011
Parlando di doni e gratitudine
Di corsissima, aspetto domani per la fine della settimana santa prolungata dedicata al mio compleanno, e poi potrò dedicarmi maggiormente a cucina, sperimentazioni e a coscienziose scelte natalizie.
Qualcosina già c'ho in mente. Meno sfronzoli del solito, più essenzialità e meno soldi buttati in cazzate. Pensierini fatti in casa, uniti da ottime letture, e selezione inverosimile di chi li riceverà. Nulla di forzato, ma tutto dal cuore. La mia gratitudine verso chi amo c'è ogni giorno, ringrazio e benedico ogni giorno la mia vita e quella dei miei cari, credo sia sufficiente e ciò va oltre alle aspettative di un pacchettino sotto l'albero.
Semmai mi auguro di riuscire a organizzare una tombolata il giorno di Santo Stefano, ma manca un mese!?!! Ce la farò, e la cosa più bella è riunire tutti assieme e creare convivialità!
E tanto per parlare di essenzialità e gratitudine, propongo questa ricettina veloce riadattata da me dopo varie consultazioni del libro sul crudismo di Missvanilla, e fatta un mesetto fa per Silvia, una delle mie amiche dal Cuore grande, e che dedico ai bambini di Rocchetta Vara, alla loro triste situazione e con la speranza che presto riconquistino un caldo, sano e definitivo posticino.
Non certo una cosa usuale tra i piatti di tutti i giorni, un "formaggio" vegetale, però una buona divulgazione di ricette vegan ci sta anche in questo caso, non credete???
Semplicissimo, prendere una tazza di mandorle e lasciarle a bagno per almeno 12 ore; trascorso questo lasso di tempo si saranno ben idratate, e sarà ora di tritarle finemente con un frullatore, unendoci mezzo bicchiere d'acqua in cui s'avrà sciolto una capsula di fermenti lattici, una presa di sale, e volendo una spezia a piacere (io in questo caso fiori essicati con aglio e altre speziucce, buoni buoni ^^). Questo composto avvolgerlo in una garza (io ne ho un pacco grande preso in farmacia che utilizzo per i cataplasmi e le riciclo anche in questi casi), e metterlo a scolare in un colino recuperato da una ricotta di siero di latte acquistata precedentemente, e lasciarlo a temperatura ambiente per un giorno. Poi sarà ora di farlo maturare in frigo per altri due giorni con un peso sopra per compattare bene il composto e dargli una consistenza formaggiosa.
E così, dopo 3 giorni dalla prima immersione delle mandorle in acqua, si può assaggiare questo formidabile mandorlaggio: si capirà subito che il particolare sapore simile al formaggio non è altro che frutto della fermentazione, il cuore sarà leggero perchè sul piatto non c'è nulla di crudele, e la salute ne guadagnerà di sicuro!
Sempre per i bambini di Rocchetta Vara, lascio il link delle coordinate bancarie per fare una donazione a questa causa.
Si tratta di soldi lo so, ma se proprio non ci siamo con questo, si può sempre contribuire con una ricetta, il contest si concluderà il 30 novembre e per Natale la raccolta potrà essere pronta.
Vi auguro una buona domenica!!!!
Ricordate che avere un cuore grande può essere un grande vantaggio basta non dimenticarselo!!!
Qualcosina già c'ho in mente. Meno sfronzoli del solito, più essenzialità e meno soldi buttati in cazzate. Pensierini fatti in casa, uniti da ottime letture, e selezione inverosimile di chi li riceverà. Nulla di forzato, ma tutto dal cuore. La mia gratitudine verso chi amo c'è ogni giorno, ringrazio e benedico ogni giorno la mia vita e quella dei miei cari, credo sia sufficiente e ciò va oltre alle aspettative di un pacchettino sotto l'albero.
Semmai mi auguro di riuscire a organizzare una tombolata il giorno di Santo Stefano, ma manca un mese!?!! Ce la farò, e la cosa più bella è riunire tutti assieme e creare convivialità!
E tanto per parlare di essenzialità e gratitudine, propongo questa ricettina veloce riadattata da me dopo varie consultazioni del libro sul crudismo di Missvanilla, e fatta un mesetto fa per Silvia, una delle mie amiche dal Cuore grande, e che dedico ai bambini di Rocchetta Vara, alla loro triste situazione e con la speranza che presto riconquistino un caldo, sano e definitivo posticino.Non certo una cosa usuale tra i piatti di tutti i giorni, un "formaggio" vegetale, però una buona divulgazione di ricette vegan ci sta anche in questo caso, non credete???
Semplicissimo, prendere una tazza di mandorle e lasciarle a bagno per almeno 12 ore; trascorso questo lasso di tempo si saranno ben idratate, e sarà ora di tritarle finemente con un frullatore, unendoci mezzo bicchiere d'acqua in cui s'avrà sciolto una capsula di fermenti lattici, una presa di sale, e volendo una spezia a piacere (io in questo caso fiori essicati con aglio e altre speziucce, buoni buoni ^^). Questo composto avvolgerlo in una garza (io ne ho un pacco grande preso in farmacia che utilizzo per i cataplasmi e le riciclo anche in questi casi), e metterlo a scolare in un colino recuperato da una ricotta di siero di latte acquistata precedentemente, e lasciarlo a temperatura ambiente per un giorno. Poi sarà ora di farlo maturare in frigo per altri due giorni con un peso sopra per compattare bene il composto e dargli una consistenza formaggiosa.
E così, dopo 3 giorni dalla prima immersione delle mandorle in acqua, si può assaggiare questo formidabile mandorlaggio: si capirà subito che il particolare sapore simile al formaggio non è altro che frutto della fermentazione, il cuore sarà leggero perchè sul piatto non c'è nulla di crudele, e la salute ne guadagnerà di sicuro!Sempre per i bambini di Rocchetta Vara, lascio il link delle coordinate bancarie per fare una donazione a questa causa.
Si tratta di soldi lo so, ma se proprio non ci siamo con questo, si può sempre contribuire con una ricetta, il contest si concluderà il 30 novembre e per Natale la raccolta potrà essere pronta.Vi auguro una buona domenica!!!!
Ricordate che avere un cuore grande può essere un grande vantaggio basta non dimenticarselo!!!
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