Visualizzazione post con etichetta CINEMA. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta CINEMA. Mostra tutti i post

sabato 28 settembre 2013

The scarecrow

Un videogioco che aiuti a ripensare alle proprie scelte alimentari?
Beh, eccolo.
Buona visione ...

domenica 16 giugno 2013

I wonder, Sixto Rodriguez!

Capita che in una fresca serata di giugno ti infili nel grande cinema della tua città per un documentario.
E te ne esci con un motivetto in testa, che canti, e in contemporanea lo sta cantando all'unisono il signore settantenne che era seduto tre posti avanti a te. Carina come situazione, vero?
Capita a me ed è stata una bellissima sorpresa scoprire Sixto Rodriguez , e portarmelo un po' ovunque in questi giorni, con la sue I wonder, Sugar Man e Can't get away per citarne qualcuna.
Searching for Sugar Man è un documentario diretto e montato da Malik Bendjelloul che tra il 2012 e il 2013 ha riscosso un grande successo mondiale, premi un po' ovunque, fino a culminare con l'Oscar 2013 per il Miglior documentario, e parla di Sixto Rodriguez.

Di lui, fin dall'inizio si pensa sia morto suicida bruciato su un palco, e invece dopo il flop dei suoi due dischi (forse a causa del suo nome spagnoleggiante ?), agli inizi degli anni Settanta, decide di continuare a vivere come prima, facendo  l'operaio alla Crysler di Detroit e poi il carpentiere.
Diventa il protagonista di questo documentario; la sua storia incuriosisce, e  non è stato una meteora, anzi divenne un idolo trans-generazionale in Sud Africa. Le sue ballate coni suoi testi, sono stati la speranza per molti sudafricani, che arrivarono alla sua musica per caso, forse per un disco importato da una ragazza americana in visita  al suo ragazzo sudafricano. Copie  si sono moltiplicate, illegalmente, durante l'Appartheid, e si trasformarono nell'inno di molti giovani contrari alle leggi razziali in vigore nel loro Paese e al proibizionismo che aveva portato pure a rendere vietate le sue canzoni. Questo documentario è l'epilogo della ricerca di due fan sudafricani, che casualmente vengono a scoprire che il loro idolo non è morto, e questo avviene attraverso un contatto in un forum in internet,dedicato a Rodriguez, al quale rispose una delle sue figlie, dicendo che non era morto! e viveva a Detroit!
Questo contatto porterà Rodriguez alla ribalta in Sud Africa, incitato dalle figlie  lascia Detroit per raggiungere il paese africano per una serie di concerti, nell'incredulità di molti, riempiendo palazzetti e commuovendo le masse di fan.
Il resto non lo racconto, ma voglio incuriosire dicendovi che quello che colpisce di Rodriguez è la sua umanità: un americano, dai tratti messicani, sul quale i discografici vedevano un nuovo Bob Dylan, dolce e umile, attaccato alla vita e alla famiglia e non alle cose materiali.
Lo ascolti, provate qui,  e non vorresti smettere: entri nella sua dimensione e ti trasporta, mette pace e serenità.
I wonder dice una delle sue canzoni , ... cosa vogliamo di più, se non farci sorprendere dalla curiosità della vita, domandarsi e essere curiosi e perchè no, meravigliarsi di tutto ciò?

sabato 1 giugno 2013

Deeper and deeper: "La grande bellezza"

Rimugino da giorni. Per me è così, riesco a farmi tarlare la mente, da pensieri e ossessioni silenziose. Qualcosa mi stupisce, e lo elaboro e lo analizzo e lo sogno e lo confronto con la mia realtà e lo annoto e lo seziono come un chirurgo.
E a tal proposito, da lunedì scorso, accade che sto sviscenrando "La grande bellezza" di Sorrentino.

"La grande bellezza" è ambientato a Roma, salotti, lusso, palazzi, vite altolocate. Una Roma che viene presentata in una giornata di sole (mai una nuvola, comunque e nonostante tutto, eh!?!!!), alle prime ore del giorno. Tutto sembra rinascere, pace e silenzio, anzi un' eterea musica si innalza (I Lie di David Land interpretata dalla Torino Vocalesemble).
E poi l'irrompere in una festa frastornante, in una terrazza della Roma bene, dove alcol, ballo, sesso ed esibizionismo sono esaltati rispetto a quello che si possa immaginare. Mi colpiscono, in questa festa, delle donne che si spogliano in una vetrina, alternate ed isolate, dove ad accompagnarle c'è una musica diversa da quella che c'è all'esterno. Donne che si osservano riflesse sul vetro della vetrina che le mette in mostra, ogni loro minimo gesto è calcolato e si esaltano per questa dimostrazione di sé stesse, il loro corpo che con atti precisi e calcolati inizia a denudarsi.
Il frastuono viene interrotto dall'inizio della trama del film, che vede Jep - Toni Servillo - personificare questo esaltato dei migliori salotti di Roma, che come unico scopo della vita, vede la propria supremazia sociale.
La trama del film gira attorno a lui, alla sua vita, al suo camminare, alle sue giacche, alla sigaretta perennemente appoggiata alla bocca, al suo sorriso sardonico, alla sua falsità e alle vicissitudini che si intrecciano con il resto di personaggi che lasciano un ricordo di pura apparenza.
In due ore i sbadigli non mi  mancano. Ma l'attenzione è viva e presente.
E me ne ritorno a casa, con un database di ricordi, immagini, frasi, musiche, espressioni che mi tormentano.
Caspita, Sorrentino ha colpito !!?!?!????!!!!!!!!
Non mi sono divertita, eppure ha lasciato il segno. Fosse questo il suo obbiettivo??? Spiattellarci i giorni nostri sul grande schermo senza alcun  giudizio, se non il nostro ???

Questi i particolari  che mi hanno stuzzicato di più, e le domande che mi rimbombano ancora in testa ... 
- il silenzio, Roma avvolta dal silenzio. Non ci sono clacson, urla. Si vede e sente spesso lo scrosciare dell'acqua, quella delle fontane e delle piscine... silenzio che accompagna i momenti di riflessione, i ricordi del passato, i lutti.
- la luminosità, sole, tanto sole e anche la luna e le candele. Diciamo che nelle scene di buio mi hanno colpito i fasci di luce. Le tenebre e avvolgono la luce, bellissima metafora dei nostri tempi.
- la bellezza della Roma monumentale, palazzi e case, statue e quadri che contrasta con questi goffi personaggi che si atteggiano, che si fanno di coca e botox. Cos'è il bello quindi?
- la critica alla Chiesa, cardinale con la croce d'oro, e la santa con quella di legno. Una chiesa vicina ai salotti, e i salotti vicini alla chiesa, in una sorta di orgia mistica. La suora che va a farsi di botox alla mano (per un problema di iperidrosi alle mani  e  ...io sono anche maliziosa, uff... ) e che poi se ne va in pellegrinaggio dalla santa.
- la falsità, dalle apparenze a quella studiata per le circostanze, vedi l'episodio del funerale (qui i miei nervi sono saltati, ricordi che sono risaltati alla mente, fotogrammi di visi conosciuti, episodi da orticaria immediata).
- la giraffa, che l'amico illusore fa sparire e dice "è solo un trucco". Quale trucco? Le maschere che si posano su quelle facce? L'illusione di un attimo, o quella di una vita?
- le radici, sono i propri piedi, e quelli rimangono il legame con la nostra essenza. Le radici che radicano il proprio corpo a un luogo, a una circostanza e alle persone. 

Tocca esserci in una società di questo tipo. Anche se non so darmi tutte le risposte (oppure non voglio ammetterlo, chissà...) e anche se non mi ci immedesimo, la osservo accanto a me... faccio il mio meglio per mantenere la mia entità, non farmi sopraffare da quanto mi stanno costruendo accanto e attorno, dai condizionamenti sociali, dalle mode e dalle false verità mediatiche...

E Madonna nel 1992...cantava Deeper and deeper ...


martedì 19 marzo 2013

Educazione Siberiana: la mia visione delle cose

E' sempre così: profonda delusione, sconcerto, e confusione.
Questo accade dopo la visione di un film, tratto da un libro letto.
E ritorno dopo tre settimane un po' incazzata, anche se non c'ho ancora le forze per dimostrarlo, l'influenza m'ha atterrato anche i neuroni della scrittura, ma lo sono credetemi.
Si tratta di Educazione Siberiana, di  Gabriele Salvatores, tratto dall'omonimo libro di Nicolai Lilin.

La lettura del libro è stata sconvolgente. Ho uno strano rapporto con la violenza, la durezza, e la vita aspra: mi attraggono da pazzi. Nonostante la mia natura sia pacifica e antiviolenza, poi mi ritrovo ad apprezzare gli aspetti rudi di queste storie. Ma, c'è un ma. Questa violenza, è data da un' EDUCAZIONE, derivante da una cultura, quella siberiana. Un popolo che subisce una vera violenza, deportato a sud ovest della Russia dal regime comunista, ma che si appende alle proprie radici, tramandandole con dedizione, di generazione in generazione, per non perderle e rinforzarle ancora di più.
Amicizia, famiglia, carcere, protezione dei deboli, significato dei tatuaggi, gerarchia criminale, importanza della donna, attaccamento alla religione: questi sono solo alcune tematiche, che rendono dignitosa e rispettabile la loro vita. Leggendo, non ti accorgi che hai a che fare con criminali, ma ti avvicini al loro cuore, in particolare alla sensibilità di Kolima (Nicolai Lilin). Mi ha subito ricordato Shantaram..., ne parlai qui. Due uomini che associo, forse per il coltello in mano che li contraddistingue e l'animo che mi attrae...chissà! Di scene romantiche non ce ne sono, non c'è nemmeno il tempo e la volontà di scrivere di questo: è un libro che parla di EDUCAZIONE, e questa è la prospettiva giusta per leggerlo.
"...base morale che prevede umiltà e semplicità nelle azioni di ogni singolo criminale, e rispetto la per libertà di qualunque essere vivente ...". Sembra una contraddizione ma non lo è proprio. La loro violenza è mirata a determinati ceppi sociali (banchieri, militari, politici, polizia...). E negli animali hanno un rispetto assoluto. La  loro uccisione è esclusivamente legata al proprio sostentamento, (che in Siberia deve essere ben alto), e non per divertimento e scempio. Questo mi ha aperto il cuore.

E poi il film. Ammetto, Salvatores mi piace! Puerto Escondido, rimane tra i suoi, il mio preferito.
Ma Educazione siberiana... non trasmette la vera educazione siberiana.
Regole  non rispettate, (ad esempio...la picca non viene regalata da un parente, a un novello criminale, ma da un vecchio estraneo alla famiglia...), situazione famigliare stravolta, una storia d'amore inesistente, personaggi mescolati, un'inimicizia inesistente, un finale che non trovo nel libro...e il vortice dei miei pensieri mentre lo proiettavano, era di confusione pura, un groviglio di informazioni da ripulire e non sporcare con la nuova visione di Salvatores.
Si accendono le luci, guardo mio marito, e gli dico..."leggiti il libro, non credere a quello che hanno detto qui..." e quindi ora se lo sta leggendo lui, e spesso si ferma...mi dice che è tutt'altra cosa, dà ragione ai miei pensieri, e quindi non sono così pazza, le mie considerazioni sono vere.

Poi leggo in rete che a molti è piaciuto, ok bravi;
Poi leggo che per esigenze con il pubblico americano, è stato "rivisitato", ok. Ma nel libro si dice "perchè fuggire dal regime sovietico, per finire un quello americano..." quando a loro ragazzini viene vietato qualsiasi materiale (vestiario, musica, riviste) che riconduca all'occidente, in particolare agli Stati Uniti.
Poi leggo che tanti l'hanno letto, e visto. E non accennano che nonno Kuzja non è il vero nonno di Kolima, e nemmeno vive con lui, e nemmeno dona a lui la picca...che il padre non gli è morto, che ... insomma...
E poi leggo, e poi leggo...e poi leggo, e poi leggo...

Ed è qui che mi soffermo: leggiamo e osserviamo, facciamoci un'opinione, anche contrastante rispetto alla massa, ma facciamoci una propria e dannata , personalissima opinione. Che vada al di là del fatto "ma è la sua vera biografia", perchè diciamocelo, tutto che ciò che è distante dalle nostre abitudini ci sembra irreale, è la paura del nuovo, dell'irreale, dello sconosciuto.
Sfidiamoci !!!! Non facciamo prendere dal vorticoso mondo del controllo delle nostre idee!
Leggiamo, informiamoci e andiamo oltre ogni singolo ostacolo.

martedì 16 ottobre 2012

Tutti i santi giorni

Tutti I Santi Giorni
fotogramma tratto da "Tutti i santi giorni"


Mi piace questa foto. Colori e occhi intensi, copertina e berretti, orpelli invernali che adoro indossare e sfoggiare.
Ma a parte questo, "Tutti i santi giorni" di Virzì, non mi è proprio piaciuto.
Loro bravi, nulla da dire riguardo Luca Marinelli e Thony. Anzi Thony, oltre a essere veramente una bella tipa, canta e compone musica in una maniera che mi attrae tantissimo, ed ora devo attrezzarmi per poterla ascoltare nella mia intimità.
Però mi aspettavo di più da questo film, invece solita tiritera dentro e fuori da specialisti per riuscire a rimanere incinta, genitori siciliani che si presentano in casa e la vogliono conquistare - roba già vista e noiosa - , sesso e sesso, loro che si amano e si lasciano e si ritrovano e si ... beh, il finale scontatissimo non lo svelo.
Rimane questo senso d'amore che stimo e riconosco molto in me, quell'amore per cento a cui tutti aspiriamo, ma la "trama cronaca" mi ha stancato. Alla colonna sonora un bel 10 e al personaggio interpretato da Thony un bel 8, perchè personifica la donna come piace a me: cazzuta al punto giusto e fuori di testa.
Eppure  qualche lacrimuccia m'è scesa...
Ma forse perchè al cinema da sola di venerdì sera è una tristezza unica...
 

sabato 1 settembre 2012

Le previsioni del tempo

Sapete una cosa che detesto?
Le previsioni del tempo e tutto quello che ci sta attorno a questa ben studiata divulgazione di notizie fatte per:
- spaventare;
- limitare le scelte;
- obbligare a frequentare centri commerciali e posti chiusi dove fa fresco ( o caldo) e non piove;
- a predisporre la gente a essere di quell'umore perchè il tempo sarà così;
- a creare inutili aspettative;
- a programmare l'improgrammabile.

Soprattutto limitanti sotto ogni aspetto della vita corrente, fanno in modo anche di farti decidere cosa mettere senza pensare che l'atto di indossare deve essere fatto in base alle esigenze e alle necessità, non a quello che viene previsto dal meteo.
Così oggi, tra un acquazzone e l'altro, senza pormi tanti limiti, me ne sono stata i jeans e canotta, sono riuscita a farmi un giro in bicicletta e pure quattro risate a vedere una serie di persone insciarpate!!! (lo sapete che odio gli uomini con il foulard: beh, oggi ben tre!!! indecente e troppo ridere!!!)

Lasciamoci trasportare  dai nostri istinti, e non da quello che ci viene propinato! Il meteo lasciamolo agli agricoltori, ma il resto delle persone viva tranquillamente la propria vita, ma che la viva veramente!!! Sentirsi sciolti, liberare le proprie emozioni, tramutarle in gioia e sorrisi! e contagioso, vedrete!!!

E dopo  questo: buona domenica. Purtroppo non potrò esserci al raduno del blogger, troppo difficile raggiungere da sola il posto, e farmi ore 6 ore tra treno e bus...peccato, aspetto tutti i vostri post con dettagli di foto, emozioni e cronaca!!!
così l'opzione sarà una capatina alla mostra del cinema al Lido, biglietti già presi per To the wonder di Malick! e chissenefrega se tempesterà, tirerà vento e mi si scompiglieranno i capelli! Chissenefrega!!!! ridiamoci su!!!!

Vi ho contagiato????


mercoledì 18 aprile 2012

Amici .... "Quasi amici"...

Uscita dal letargo invernale, la primavera oltre a essere quella stagione troppo rosa per i miei gusti, diventa la stagione ideale per scoprire, interessarsi, fare nuove scoperte.
Non che per me questo sia una novità, ma il desiderio di uscire di più, mi permette di fare più cose.
Vi accennavo alla mia visita al Guggenheim di Venezia, splendore di museo,  a pochi passi da casa: Venezia è così, troppo scontata per noi veneti da non apprezzarla! Eppure ogni volta che ci vado è un piacere, perdersi in calli e sestieri ancora di più! E poi diciamolo: non vengo manco importunata dai gondolieri, troppo veneta per i loro gusti, e così me la rido osservando le moine che fanno ai turisti!

Beh, primavera è anche dilungarsi in discorsi frivoli, senza senso, come le giornate che si allungano... e tutto diventa metafora di sè stesso. E io mi perdo in chiacchere eh sì, eppure volevo trasportarvi al cinema oggi.
Si tratta di un film che ho apprezzato con tutti i miei pori perchè ha rappresentato molti anni della mia vita, a fianco di una donna formidabile quale mia nonna, affetta da una tetraparesi spastica, la condizione del protagonista di "Quasi amici".
Naturalmente non voglio raccontare la storia, nè i premi vinti, nè perdermi in divagazioni sulla nazionalità di questo film [anche se a dirla tutta, un film francese che fa ridere? non ci credevo, eppure è stato così ^_^ ]
Quasi amici - visualizza locandina ingranditaNon mi sono commossa, ma ho riso tanto. L'immedesimazione con il "badante", l'altro protagonista del film, mi ha ricordato delle bellissime vignette di vissuto accanto a mia nonna, quando noi cugini la portavamo lungo la stradina a fare una passeggiata, e lanciavamo la sedia a rotelle lasciandola andare per i cavoli suoi, oppure quella volta che le spostai la sveglia posta sopra il televisore che le segnava quando le doveva scappare la pipì (ogni tre ore c'aveva la fissa del bagno...), oppure quando la imboccavo e si sbrodolava. Il ricordo più antico risale all'arrivo a casa di mio fratello appena nato: avevo sei anni appena compiuti, e mi lasciarono con lei. Ancora muoveva le braccia e mi sgridava, voleva farmi star ferma, non aveva le capacità di tenermi a bada, me ne resi conto subito, a quell'età...

Non sono un esperta cinefila, anzi. Mi piace però andare al cinema, immedesimarsi, trarre qualcosa, collegarlo al mio vissuto, parlarne e confrontarmi.
E poi, capita anche a voi di vivere delle emozioni vere al cinema? che lo stomaco si contorca, che il cuore prenda a battere forte, che delle immagini del vostro passato si sovrappongono nettamente a quanto state vedendo? Che vi assalga l'eccitazione, che vi nascondete dalla paura, che il rossore vi assalga, che la rabbia vi agiti?
E vi tappate le orecchie? Non volete sentire e avete paura di ciò che accadrà!?!!???

Cinguettate amici, cinguettate!!!