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sabato 25 maggio 2013

Passi di Sole.

Un freddo pomeriggio di un sabato di maggio.
Un pranzo fatto di sapori di Sicilia, ricordando i dieci giorni di vacanza appena trascorsi tra Taormina e Noto e Acitrezza, con un insalata di finocchi, arancia e peperoncino e degli spaghetti con un pesto di pistacchi. Un calice di prosecco per ritornare ad assaporare i sapori acidi della mia zona.
Contenta, nonostante la pioggia e le nuvole persistenti nei cieli del nord: non mi sono mai fatta condizionare dal clima, accettazione credo. Oppure non ci faccio proprio caso. Spesso dimentico l'ombrello o il cappello, i capelli si arruffano tipo Toni Iomi e se bagno le scarpe le cambio.
Come una bambina stamattina, sono scesa dalla macchina ancora accesa e corsa verso uno dei posti preferiti    qui a Treviso, una libreria veramente incredibile, la Lovat di Villorba,  per la vastità di libri che hanno, con ampio spazio alle piccole case editrici, alle tematiche svariate, all'angolo bambini, musica e arte. Un grande spazio dedicato alla musica, commerciale e indie,  al cinema con dvd (anche introvabili, sennò te li trovano, facile eh!?!!!) e ai fumetti, abbigliamento "musicale", e un altro spazio dedicato agli incontri con gli autori.
Questo fiondarmi dall'auto ancora in corsa ha fatto sì di beccarmi "sembravi una bambina, te ne sei accorta?" sì sì, lo so, chissenefrega, ma l'entusiasmo era grande, e quindi perché soffocarlo! E poi sono così, solo Sole, non a caso.

Vabbè, uno dei libri che mi sono regalata stamattina - "La porta proibita" di Tiziano Terzani -  è frutto dell'inizio di  un percorso. Sì lo chiamo così.
Tra i libri che mi hanno accompagnato in Sicilia, mi sono portata "Un indovino mi disse" di Tiziano Terzani, cogliendo lo spunto dal blog dell'amico Alligatore in due suoi post, prima questo per presentare il libro e e poi quest'altro nel quale ci invitata a seguire l'iniziativa; vi linko le parole del regista Mario Zanot  in cui spiega come fare per portare alla realizzazione un sogno, quello di creare dal libro un film. Seguite l'evoluzione del progetto direttamente dal sito, lo vogliamo sul grande schermo!
Sono stata coinvolta nel profondo da questo mio primo Terzani. Mi è capitato con pochi libri di piangere all'ultima pagina e la cosa più bella, di sentire qualcosa muovermi nel cuore, come quello che accade quando ci si innamora. Quindi un libro che mi inizia a una nuova strada? o intensifica e accresce i miei passi in quella già intrapresa sette anni fa? Chissà ... entusiasmo e occhi lucidi dalla commozione, e curiosità per quel che verrà ...
La trama è legata a questo anno di vita, il 1993, in cui Tiziano Terzani ha rinunciato a volare, perchè glielo predisse un indovino ad Honk Kong nel lontano 1976. E quindi tutti i suoi spostamenti tra gli stati asiatici, dove lavorava come giornalista, e l'Europa, sono stati effettuati a ritmo lento con navi e treni e taxi e motorini e a piedi. Le varie tappe, tra Laos, Birmania, Cina, Thailandia, ... , sono state contornate da incontri appositamente voluti da lui, con intensa ironia e sfida, con indovini, maghi, cartomanti, stregoni, dukun... l'incontro con il caso, o con il destino? credere a queste energie sottili? si può prevedere il futuro?
Sono alcune delle domande che Terzani si è fatto, e che  mi ero posta scrivendo la tesi lo scorso anno, relativa al terzo occhio e all'epifisi, e che in continua evoluzione il mio pensiero sostiene, cambia, critica ... si aprono nuove porte, un po' come l'albero di natale della tradizione tedesca, ogni giorno apri una finestrella e trovi una sorpresa dietro. E quindi il mio spirito fanciullesco ne gode tantissimo: tante scoperte, tesi che improvvisamente cadono ma nuovi orizzonti dove guardare.

Lo consiglio, leggetelo Tiziano Terzani.
Non ve ne pentirete, e spesso vi ritroverete a ridere a crepapelle, anche se siete attorniati di persone, in attesa del check-in, come è capitato a me ... o a emozionarmi veramente, riscoprendo momenti che sono il senso della vita...



sabato 2 febbraio 2013

Riassunto di gennaio, passando per Django e Karma Yoga...

Questo mese di gennaio?
Il mese dell'intolleranza. Potrei definirlo così. Lo so, non mi si addice, però non ne potevo più delle solite lamentele, discorsi, tiritere, frasi fatte, opportunismi e maldicenze. Basta. E mi sono staccata dal mondo.
Risultato: una serie di intolleranze alimentari che si sono accentuate provocandomi rossori e ponfi al viso.
Dovevo passarci, capire che l'intolleranza si era impossessata di me e che dovevo fare qualcosa. Divenirne consapevole. Quindi un lavoro su me stessa, Beech tra i Fiori di Bach, Limone e Idroterapia attraverso i getti al viso.
E quindi mi sto calmando, ma non è così semplice: la mente cede ma  l'anima è un po' più frustata, rigida e offesa a volte.

Il mese di gennaio non è mai stato semplice per me. I momenti più tristi della mia vita riconducono a questo mese, quindi ci sono dei giorni in cui sono proprio intrattabile, e l'isolamento diventa un'esigenza vera. Anche se gli anni passano, sento ancora dolore attanagliare il  cuore... col cavolo che il tempo fa passare tutto: i legami veri e forti non si spezzano -  si modificano, ma la sostanza e quello che c'è stato rimane e non si cancella.
In questa solitudine (data da gennaio+intolleranza), mi sono rifugiata al cinema. Da Ralph spaccatutto, La vita di Pi, Lo Hobbit, Django Unchained fino a Twenty, un documentario sulla vita dei Pearl Jam.

E di Django due parole, due. Non scrivo e dico nulla di trama e personaggi e storia.
"Interpretare un soggetto": sintetizzo così ciò che m'ha trasmesso questo film. Se ne parla in tutte le salse, dal lato storico, al pulp, alla genialità di Tarantino. Ma a me poco importa, sono cose impersonali, provenienti dalla critica, ma lontane dal mio sentire. Ciò che più ha colpito, è come l'evolversi della storia sia stata caratterizzata da molte messe in scena, mascheramenti, frodi e bugie, pur di arrivare allo scopo finale, la liberazione di Broomhilda. Interpretare il ruolo, (e farlo bene, senza farsi sgammare) non distoglie da quello che effettivamente siamo dentro, dai nostri sentimenti, da quello che l'anima effettivamente prova, ma può essere il mezzo per raggiungere lo scopo della propria vita. Questo vestendo i panni di giullare, di un cattivo mercenario di negri, di un pistolero ammazza banditi, di negro.
Il mio maestro di yoga, una semplice persona, molto umile che insegna yoga a cento persone gratuitamente, riempiendo palestra e impartendo vere lezioni di vita, una sera di due anni fa, parlando di Karma-yoga, disse che è vero, la non-violenza deve essere tra le nostre basi e priorità di vita, ma nel momento in cui ci trovassimo di fronte alla maggiore ingiustizia, ecco, in quel caso potremmo manifestare la nostra indignazione, resistenza e protesta, anche agendo molto violentemente. Il nostro coraggio a lottare diverrebbe una virtù e la nostra anima rimarrebbe pura e ligia a sé stessa.

Un groviglio, lo so. Ma in questo periodo sono Spider woman... ragnatele, su è giù per le pareti arrampicando, ma anche nella vita...

mercoledì 18 luglio 2012

Intollerante io???

Mi è bastato veramente un nonnulla per saltare e immusonirmi.
Ci sono quelle cose che non vorresti mai ti venissero dette, divento permalosa quando non c'è sostanza in certe affermazioni.
Sta di fatto che "voi vegetariani e vegani siete tutti degli intolleranti", solo perchè ho espresso la mia felicità di aver assistito a un concerto di una vegana, Alanis Morisette, ieri sera, beh, m'ha fatto veramente male, una ferita al costato. Dolore vero.

E quindi un risveglio pessimo, una mattinata insopportabile, e riflessioni. Rifletto se questa ferita sa di verità, se veramente mi atteggio da intollerante, se faccio parte di quella cerchia di veg* che escludono chi non è come sè stessi.

Beh, io non sono così. Non ho mai criticato le scelte altrui: conosco le differenze tra la mia scelta e quella di chi mangia carne, ma questa scelta riguarda me, e solo me. Mi posso permettere di domandare a chi fa subacquea e ama i pesci nel loro ambiente, come facciano a mangiarseli. Questo sì, perchè mi piace capire perchè lo fanno. Ma le scelte riguardano loro, solo loro. E come potrei mai essere intollerante se la mia scelta alimentare è dettata anche dall'amore incondizionato per tutta la natura, in qualsiasi forma essa sia! Amo, incondizionatamente, la natura. Ogni forma che mi circonda riempie la mia essenza, ogni mio senso veicola quello che recepisco e lo porta alla mia anima. Questo è quello che accade e quello che sento. Ma mai potrei impormi nelle scelte altrui.

Gli appellativi non mi piacciono, se mi nutro diversamente e vengo coniata dell'appellativo "vegetariana", non vuol dire che io sia diversa da qualsiasi altra persona. Questo vale per tutti. Si possono sì utilizzare le parole per definire, ma non confondere l'anima di una persona con un aggettivo che ne definisce una scelta. Questo non va bene a me.

Quindi mi metto il cuore in pace e mi metto in "pearl jam terapia", per ritornare a galla.


E vi lascio con la canzone che più mi ha dato i brividi ieri sera, percepirli sul proprio corpo dà la sensazione di vita...
e ringrazio pure le critiche, se non ci fossero forse non riuscirei nemmeno a mettermi in discussione ...

venerdì 15 giugno 2012

Di sintonia e Shantaram

Si dice che io sia un po' maniaca delle forze energetiche e sinergiche.
Si dice, ed è vero. Sento necessariamente di equilibrare la mia energia con quella degli altri, per stare bene devo necessariamente avere attorno a me belle persone e trovarmi in luoghi che concilino il benessere. Probabilmente sarei un bel caso di analisi psicometrica, checcevojofar! sono così e mi viene spontaneo così da sempre.
Anche alle superiori: trascorsi gli ultimi due anni in banco con Claudio e Mirko, esattamente tra di loro che erano culo e braga, ma io in mezzo a loro ci stavo così bene e protetta, e s'era creato il giusto equilibrio per chiaccherare (a destra con Mirko), e per scopiazzare (a sinistra con Claudio super-secchione). Loro rimangono i "miei" compagni di banco, nel senso più stretto del possesso. Nessuno altro ha il primato su di loro.
Equilibri che si creano senza forzature, poi ti giri e li osservi e capisci che sei sempre stata così sbadatamente fissata in determinati clichè di cui non ti dai spiegazione, ma nemmeno voglio farlo, a me piace anche non sapere il perchè delle cose. Anzi detesto il dover andar sempre a fondo nei perchè, perchè, perchè!!!

Shantaram (Le tavole d'oro)E così tra i vari equilibri che ho, c'è quello di Shantaram di Gregory David Roberts. Un libro che porta all'apertura mentale verso un altro mondo: l'India vista attraverso l'occhio dell'autore, che narra la sua nuova vita iniziata lì, come ricercato dopo essere evaso da un carcere in Australia, suo paese natale. Si tratta della fine degli anni 70 e inizio anni 80, viaggi tra paesaggi indiani, afgani, mafia e islam, droga e riciclaggio di denaro. Lui diventa "Shantaram", nome datogli  ancora prima di diventare "uomo di pace", un augurio per il futuro e monito per poter cambiare rotta.
Me lo prestò Marika, le aveva aperto gli occhi, voleva condividere questa nuova prospettiva con me. E per me è diventato il regalo delle amiche: Silvia e Francesca l'hanno ricevuto con il mio desiderio che pure loro incontrino  "l'uomo di pace" che tanto ha stregato me. Un ideale che  vale la pena incontrare nella propria vita.
Ve lo consiglio, e leggetelo prima che esca il film. Jhonny Depp ne ha acquistato i diritti cinematografici anni fa, le riprese si rimandano dal 2008, probabilmente potremmo vedere questa pellicola nel 2014, sempre che Bollywood non faccia il miracolo prima -.- !!!
Non è il volume ideale per la valigia, ma è il peso giusto per farsi dondolare in amaca...velati da un velo d'aria tiepida... uhmm...

lunedì 4 aprile 2011

Chapati

Versatili, veloci e genuini. Ecco perchè adoro i chapati, il "pane-cucchiaio" indiano, detto così proprio perchè in India viene usato a mo' di cucchiaio per mangiare.
Velocissimi da preparare, secondo me spaventano solo per il nome esotico, ma nulla di più semplice. Gli ingredienti sono 2: farina integrale, io ho usato quella di farro, e acqua q.b.
Per 5 chapati, dalla dimensione un  po' più grande di una galletta di riso, si utilizzano 150 gr di farina integrale, si versa in una terrina, e si inizia ad impastare con l'acqua a temperatura ambiente, aggiungendone poca per volta, a seconda che la farina richieda più o meno  umidità. Si forma un panetto, che andremo a mettere a riposo per una mezz'oretta.
Nel frattempo che fare? beh, qualcosina da abbinare ai chapati...e qui la fantasia vola!!! abbiamo dei ceci e non li sappiamo come utilizzare? beh, ottimo: prepariamo l'hummus...oppure una salsina con i pomodori secchi, o un patè di olive nere...o la mia salsina di avocado, oppure optare per del tahin - ancora non me lo sono autoprodotto, altro punto da aggiungere al mio elenco - con dei carciofini.


Trascorso il tempo di riposo, dividere la pasta in 5 palline, e tirarle con il matterello fino a formare dei cerchi, che uno alla volta andremo a cucinare in una padella antiaderente in ambo i lati. Quando inizierà a gonfiarsi il chapati significa che è quasi pronto: lo togliamo dalla pentona aiutandoci con una pinza da cucina, accendiamo un altro fornello, e lo adagiamo sulla fiamma, 5 secondi da un lato, e 5 dall'altro, per 2 volte. Si noterà che verrà leggermente brucciacchiato in superficie (nelle bolle), e uscirà del vapore dalla bolla che si è creata nella cottura in padella. Quando non esce più nulla, e sempre stando attenti di non farli prendere fuoco, sono pronti per essere mangiati!