Questo mese di gennaio?
Il mese dell'intolleranza. Potrei definirlo così. Lo so, non mi si addice, però non ne potevo più delle solite lamentele, discorsi, tiritere, frasi fatte, opportunismi e maldicenze. Basta. E mi sono staccata dal mondo.
Risultato: una serie di intolleranze alimentari che si sono accentuate provocandomi rossori e ponfi al viso.
Dovevo passarci, capire che l'intolleranza si era impossessata di me e che dovevo fare qualcosa. Divenirne consapevole. Quindi un lavoro su me stessa, Beech tra i Fiori di Bach, Limone e Idroterapia attraverso i getti al viso.
E quindi mi sto calmando, ma non è così semplice: la mente cede ma l'anima è un po' più frustata, rigida e offesa a volte.
Il mese di gennaio non è mai stato semplice per me. I momenti più tristi della mia vita riconducono a questo mese, quindi ci sono dei giorni in cui sono proprio intrattabile, e l'isolamento diventa un'esigenza vera. Anche se gli anni passano, sento ancora dolore attanagliare il cuore... col cavolo che il tempo fa passare tutto: i legami veri e forti non si spezzano - si modificano, ma la sostanza e quello che c'è stato rimane e non si cancella.
In questa solitudine (data da gennaio+intolleranza), mi sono rifugiata al cinema. Da Ralph spaccatutto, La vita di Pi, Lo Hobbit, Django Unchained fino a Twenty, un documentario sulla vita dei Pearl Jam.
E di Django due parole, due. Non scrivo e dico nulla di trama e personaggi e storia.
"Interpretare un soggetto": sintetizzo così ciò che m'ha trasmesso questo film. Se ne parla in tutte le salse, dal lato storico, al pulp, alla genialità di Tarantino. Ma a me poco importa, sono cose impersonali, provenienti dalla critica, ma lontane dal mio sentire. Ciò che più ha colpito, è come l'evolversi della storia sia stata caratterizzata da molte messe in scena, mascheramenti, frodi e bugie, pur di arrivare allo scopo finale, la liberazione di Broomhilda. Interpretare il ruolo, (e farlo bene, senza farsi sgammare) non distoglie da quello che effettivamente siamo dentro, dai nostri sentimenti, da quello che l'anima effettivamente prova, ma può essere il mezzo per raggiungere lo scopo della propria vita. Questo vestendo i panni di giullare, di un cattivo mercenario di negri, di un pistolero ammazza banditi, di negro.
Il mio maestro di yoga, una semplice persona, molto umile che insegna yoga a cento persone gratuitamente, riempiendo palestra e impartendo vere lezioni di vita, una sera di due anni fa, parlando di Karma-yoga, disse che è vero, la non-violenza deve essere tra le nostre basi e priorità di vita, ma nel momento in cui ci trovassimo di fronte alla maggiore ingiustizia, ecco, in quel caso potremmo manifestare la nostra indignazione, resistenza e protesta, anche agendo molto violentemente. Il nostro coraggio a lottare diverrebbe una virtù e la nostra anima rimarrebbe pura e ligia a sé stessa.
Un groviglio, lo so. Ma in questo periodo sono Spider woman... ragnatele, su è giù per le pareti arrampicando, ma anche nella vita...