No captcha day: ovvero facciamoci sentire a furor di blogger!!!
Per l'occasione, in stile Sole, vorrei che tutti voi provaste l'elisir della giornata senza captcha, da bere ogni mattina per portarvi a pranzo senza alcun cenno di fame: un frullato energetico e pieno di proprietà (antiossidante, lassativo, vitamina C, omega 3, utilizzo di zuccheri non raffinati, nessun ingrediente di origine animale, ricetta vegan e con quasi esclusivo utilizzo di alimenti crudi ).
Lo dedico all'Alligatore, all'iniziativa che ha messo in piedi, ben descritta qui, e a questa giornata speciale!
Ingredienti per un frullato:
- 2 kiwi pelato e a tocchetti
- una manciata di semi di girasole
- una manciata di semi di lino
- una manciata di anacardi
- una manciata di uvetta sultanina
- un cucchiaio di malto di riso o mais
- 150-200 ml di latte vegetale a piacere (meglio di riso)
Appena svegli, mentre vi preparate il thé bancha, munitevi di vaso e minipimer. Dentro al vaso cacciatevi con decisione gli ingredienti e poi azionate il frullatore a immersione: su e giù, su e giù fino a quando non si presenterà una deliziosa poltiglia color Alligatore, che delizierà il vostro palato.
In un bicchiere di birra, o in una tazzona dimensione large, versatelo e gustatelo mentre assaporate i primi momenti della giornata...
Il tormento captcha improvvisamente svanirà e la giornata inizierà alla grande!
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giovedì 13 febbraio 2014
domenica 12 maggio 2013
Ricorrenza. Punto.
Volevo condividere. E testimoniare.
A maggio festeggio sempre una ricorrenza molto importante e significativa nella mia vita, che è legata a delle scelte molto forti che decisi di prendere per me e solo per me.
Era il mese di maggio del 2006 che presi la decisione di non mangiare più carne e di non assumere più medicinali. Scelta radicale, legata a continui mal di testa che mi opprimevano ogni volta che mangiavo proteine animali, provocandomi giornate difficili da affrontare e a volte abuso di pasticche (per me abuso voleva dire due capsule al giorno). Significò intraprendere la strada più vicina alla mia vera indole e in modo naturale, per allontanarmi sempre più dall'ideale di uomo che la società moderna sta creando, e aggrapparmi a ciò con cui mi sento più affine perchè ne sono parte consapevole, la Natura.
Fu l'inizio di un nuovo percorso di vita, tante cose sono successe e cambiamenti profondi e radicali sono avvenuti in me.
Queste scelte sono state tutte positive, ma la percezione dei propri sensi è la qualità maggiore che ho riscoperto, e la auguro a chiunque.
Si dice sensibilità quando ci si trova di fronte qualcuno che sa essere empatico, comprensivo, che ci abbraccia anche se senza farlo, ma ce lo fa capire anche solo con uno sguardo o un sorriso, o una parola detta o scritta. E sensi-bilità quindi diventa l'abilità a usare i propri sensi, quelli esterni e quindi quelli che si manifestano verso e con l'esterno, ma anche quelli interiori, ad esempio l'ascolto interiore, la visione interiore...
E così immersa nei miei sensi, vi lascio con questa coccola, solo perchè mi scioglie letteralmente e ne abbiamo bisogno un po' tutti di tenerezza, in attesa di cieli stellati ...
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mercoledì 10 ottobre 2012
Scelte e responsabilità veg*: il lato materiale della cosa...
Ogni tanto non fa male ritornare su tematiche a me molto care che riguardano vegetarianesimo, etica e controllo del pensiero delle masse. In giorni come questi, in cui ci vengono spiattellate notizie che riguardano unicamente aliquote in aumento e dis-aumento e manovre congiunturali o "maestrali", fatte ad hoc per impennare gli umori e far correre tutti al consumismo spietato, ripenso a cosa sia per me il consumismo, legato soprattutto a una scelta vegetariana, scelta di vita mia e personale, come tutte le scelte dovrebbero essere. Ricordiamolo bene. Perchè queste riflessioni? perchè in tutto ciò che ci circonda - il soldo, la notorietà e l'essere/avere di più - danno il valore aggiunto. Così in apparenza.
Allora anche qui, trovo dieci motivi dal risvolto materialistico, che mi fanno dire sì alla mia e personale scelta vegetariana (che nulla di materialistico c'ha...)...
1) avvicinarsi al vegetarianesimo comporta una maggiore coscienza di ciò che si mette sul piatto, ecco quindi che le cose più schifose e ricche di conservanti, coloranti e additivi non le prendo: risparmio in salute, risparmio in ecologia (meno rifiuti) e risparmio in termini economici
2) recupero e riciclo: diventa una sfida personale quella di sfruttare al massimo tutto ciò che ho in dispensa, senza buttare nulla. L'obbiettivo è disfarsi dei rifiuti andando a finire l'intero prodotto che ci sta dentro. (Non vi nascondo il grande rammarico di dover buttare dei fondi di cereali che han preso le farfalline con il caldo eccezionale di agosto: è successo, una lezione per il prossimo anno)
3) non cibarsi di carne comporta una maggiore tranquillità e pacatezza, lucidità mentale e forza fisica. La lucidità permette di distogliere lo sguardo da pubblicità e altre amenità che ci convincono che non stiamo attenendoci ai corretti schemi societari che impongono di essere diverso dalla propria indole, quindi meno pubblicità e meno controllo della mia mente, che sceglie cosa acquistare e quindi non si fa imbambolare da quell'offerta o dal miglior prodotto presente nel mercato
4) la salute ne guadagna. Da maggio 2006, di grave, ho avuto solo un'otite con quasi perforazione del timpano, manifestatasi in fase d'atterraggio rientrando da NY, probabilmente avevano iniziato a togliere la decompressione, era il primo dell'anno e la fretta era tanta... Che ho curato a modo mio... anche qui ho scelto di prendermi cura di me stessa, responsabile di me stessa. I mal di testa che quotidianamente mi attanagliavano sono spariti. L'ultimo attacco risale a un anno fa, post mozzarella avariata. E' consumistico anche star male e prender le medicine, e farsi accusare da chiunque che star male è un delitto. Io opto per malattia => richiesta del corpo di riposare => mi occupo di me stesso => sto nel dolore, significherà pur qualcosa sto messaggio che arriva dalle proprie viscere??? e quindi opportunità di star a contatto con sè stessi e meno soldi alle lobby farmaceutiche.
5) orto e cura della terra. Sembra una cosa ovvia, ma c'è ancora chi non apprezza l'energia dell'appena raccolto, che oltre a darci prodotti sani e controllati a km zero, ci rifornisce di vegetali a un prezzo molto concorrenziale. E poi prendersi cura anche di una sola pianta di basilico, tanto per iniziare, dà grandi soddisfazioni al cuore. Provateci.
6) risvolto etico-economico: le scelte al supermercato ricadono sempre più spesso su prodotti equosolidali, in confezioni eque, prediligendo lo sfuso e i prodotti che non sono di origine animale. E poi il fatto di spendere anche qualcosina in più ci fa porre attenzione agli sprechi, al non acquistare cose inutili e a selezionare prima di tornar a casa con le borse piene. E' una cosa "naturale", che avviene automaticamente nei veg*. Appunto. E consiglio pure di scrivere una lista di quello che manca. Appunto.
7) si risparmia in tempo. La cucina veg è veloce e fantasiosa. A volte lesso dei cereali e legumi, due volte la settimana in discreta quantità. Li ripongo in frigo, e all'occorrenza li unisco a verdure saltate, in polpettine, in abbinata a spezie ed erbette. E mi occupo delle mie passioni con quello che risparmio :)
8) si guadagna anche in esaltazione dei sapori. Il nostro organismo, senza la carne, si appropria dei propri sensi. Se ripenso alla fettina, ricordo che non sapeva di nulla. E' la cottura a dare il sapore, con le spezie aggiunte e le marinature. (La carne di per sè sa di marcio...) (lo so, c'azzecca poco, ma sempre valore aggiunto è!!!)
9) il fabbisogno della bilancia del cibo, a livello globale, non viene intaccato da chi sceglie veg*, sia a livello di dispendio di cibo relegato agli allevamenti, che nei consumi di acqua e anche a riguardo dello sfruttamento dei terreni. Vi invito a leggere questo articolo di Maurizio Pallante e Andrea Bertaglio, dal blog che hanno ne Il Fatto quotidiano. Se volete sbellicarvi dalle risate, leggete pure i commenti. L'accanimento dei veg* e dei non veg* è fuorviante alla tematica. Questo mi crea pure dispiacere, però le risate hanno la maggiore...poveretti (!?!!)
10) economia domestica, in termini di vero risparmio in monetine perchè non vengo invitata a cena proprio perchè la mia scelta sembra vincolare il mondo intero quando devo essere invitata fuori o a casa di qualche amico o famigliare. Così mi ritrovo spesso a casetta per cena.
E' stato difficile trovare tanti punti "consumistici" e materialisti in questa mia scelta. Prendiamola come un gioco. A calcare che le scelte sono sempre tante, diverse, ma che soprattutto sono legate a un aspetto individualistico e di responsabilità.
Vi ricordo che la mia scelta fu derivata da una iniziale necessità a ritrovare la salute per poi diventare cosciente scelta etica.
La scelta di dieci punti era per lasciare un interessante link, in cui i dieci riguardano la scelta di rivolgersi o no, al proprio medico, tratto dal sito www.disinformazione.it ...
... ricordate: scelte e responsabilità...
Allora anche qui, trovo dieci motivi dal risvolto materialistico, che mi fanno dire sì alla mia e personale scelta vegetariana (che nulla di materialistico c'ha...)...
1) avvicinarsi al vegetarianesimo comporta una maggiore coscienza di ciò che si mette sul piatto, ecco quindi che le cose più schifose e ricche di conservanti, coloranti e additivi non le prendo: risparmio in salute, risparmio in ecologia (meno rifiuti) e risparmio in termini economici
2) recupero e riciclo: diventa una sfida personale quella di sfruttare al massimo tutto ciò che ho in dispensa, senza buttare nulla. L'obbiettivo è disfarsi dei rifiuti andando a finire l'intero prodotto che ci sta dentro. (Non vi nascondo il grande rammarico di dover buttare dei fondi di cereali che han preso le farfalline con il caldo eccezionale di agosto: è successo, una lezione per il prossimo anno)
3) non cibarsi di carne comporta una maggiore tranquillità e pacatezza, lucidità mentale e forza fisica. La lucidità permette di distogliere lo sguardo da pubblicità e altre amenità che ci convincono che non stiamo attenendoci ai corretti schemi societari che impongono di essere diverso dalla propria indole, quindi meno pubblicità e meno controllo della mia mente, che sceglie cosa acquistare e quindi non si fa imbambolare da quell'offerta o dal miglior prodotto presente nel mercato
4) la salute ne guadagna. Da maggio 2006, di grave, ho avuto solo un'otite con quasi perforazione del timpano, manifestatasi in fase d'atterraggio rientrando da NY, probabilmente avevano iniziato a togliere la decompressione, era il primo dell'anno e la fretta era tanta... Che ho curato a modo mio... anche qui ho scelto di prendermi cura di me stessa, responsabile di me stessa. I mal di testa che quotidianamente mi attanagliavano sono spariti. L'ultimo attacco risale a un anno fa, post mozzarella avariata. E' consumistico anche star male e prender le medicine, e farsi accusare da chiunque che star male è un delitto. Io opto per malattia => richiesta del corpo di riposare => mi occupo di me stesso => sto nel dolore, significherà pur qualcosa sto messaggio che arriva dalle proprie viscere??? e quindi opportunità di star a contatto con sè stessi e meno soldi alle lobby farmaceutiche.
5) orto e cura della terra. Sembra una cosa ovvia, ma c'è ancora chi non apprezza l'energia dell'appena raccolto, che oltre a darci prodotti sani e controllati a km zero, ci rifornisce di vegetali a un prezzo molto concorrenziale. E poi prendersi cura anche di una sola pianta di basilico, tanto per iniziare, dà grandi soddisfazioni al cuore. Provateci.
6) risvolto etico-economico: le scelte al supermercato ricadono sempre più spesso su prodotti equosolidali, in confezioni eque, prediligendo lo sfuso e i prodotti che non sono di origine animale. E poi il fatto di spendere anche qualcosina in più ci fa porre attenzione agli sprechi, al non acquistare cose inutili e a selezionare prima di tornar a casa con le borse piene. E' una cosa "naturale", che avviene automaticamente nei veg*. Appunto. E consiglio pure di scrivere una lista di quello che manca. Appunto.
7) si risparmia in tempo. La cucina veg è veloce e fantasiosa. A volte lesso dei cereali e legumi, due volte la settimana in discreta quantità. Li ripongo in frigo, e all'occorrenza li unisco a verdure saltate, in polpettine, in abbinata a spezie ed erbette. E mi occupo delle mie passioni con quello che risparmio :)
8) si guadagna anche in esaltazione dei sapori. Il nostro organismo, senza la carne, si appropria dei propri sensi. Se ripenso alla fettina, ricordo che non sapeva di nulla. E' la cottura a dare il sapore, con le spezie aggiunte e le marinature. (La carne di per sè sa di marcio...) (lo so, c'azzecca poco, ma sempre valore aggiunto è!!!)
9) il fabbisogno della bilancia del cibo, a livello globale, non viene intaccato da chi sceglie veg*, sia a livello di dispendio di cibo relegato agli allevamenti, che nei consumi di acqua e anche a riguardo dello sfruttamento dei terreni. Vi invito a leggere questo articolo di Maurizio Pallante e Andrea Bertaglio, dal blog che hanno ne Il Fatto quotidiano. Se volete sbellicarvi dalle risate, leggete pure i commenti. L'accanimento dei veg* e dei non veg* è fuorviante alla tematica. Questo mi crea pure dispiacere, però le risate hanno la maggiore...poveretti (!?!!)
10) economia domestica, in termini di vero risparmio in monetine perchè non vengo invitata a cena proprio perchè la mia scelta sembra vincolare il mondo intero quando devo essere invitata fuori o a casa di qualche amico o famigliare. Così mi ritrovo spesso a casetta per cena.
E' stato difficile trovare tanti punti "consumistici" e materialisti in questa mia scelta. Prendiamola come un gioco. A calcare che le scelte sono sempre tante, diverse, ma che soprattutto sono legate a un aspetto individualistico e di responsabilità.
Vi ricordo che la mia scelta fu derivata da una iniziale necessità a ritrovare la salute per poi diventare cosciente scelta etica.
La scelta di dieci punti era per lasciare un interessante link, in cui i dieci riguardano la scelta di rivolgersi o no, al proprio medico, tratto dal sito www.disinformazione.it ...
... ricordate: scelte e responsabilità...
lunedì 8 ottobre 2012
Raboso nel risotto
Arriva ottobre, e la vendemmia qui da noi ancora non è finita.
Il raboso chiuderà la turnata, e finalmente si tornerà a quella sorta di normalità che tanto attendo: diciamolo, lavorare in una cantina è frenesia pura, la vendemmia porta allo sclero totale, gente, uva, burocrazia e controlli e quando rimane la raccolta del raboso si inizia già ad allentare i ritmi, complici le giornate che si accorciano.
Il raboso è un vitigno a bacca scura, autoctono veneto, in particolare della regione limitrofa al Piave, in particolare quando la Piave entra in pianura e attraversa la provincia di Treviso. La particolarità del raboso Piave è l'asprezza e l'acidità, molti tannini e un corpo molto duro e sostanzioso. Il vino dei nostri nonni, per anni scomparso e ritornato in voga negli ultimi anni, rivalutando proprio questa particolare decisione che ne conferma un vino molto appetibile e apprezzato.
Lo adoro sapete? e la cosa che più mi soddisfa è che non necessariamente si debba abbinare alla carne. Anzi, io me lo gusto da solo, oppure con una zuppa di legumi, con polenta e formaggio o perchè no con un risotto!!!
Come quello che vi propongo oggi.
Risotto al raboso
Prendete una cipollina, mondatela e tagliatela sottilmente e fatela appassire con un po' d'olio e una manciata di semi di sesamo. Appena imbiondisce aggiungete il riso che più vi aggrada, quello con cui meglio vi trovate a fare il risotto - ho notato che ognuno ha la sua preferenza, e guai a consigliar diversamente! - e nelle quantità che preferite. Noi a casa due tazze da caffè sono ideali per due persone, c'è chi usa i pugnetti, vedete voi (poi fatemi sapere come fate voi, curiosa io !?!!!!).
Tostate il riso e aggiungete un mestolo di brodo vegetale, precedentemente preparato. Continuate la cottura del risotto alla solita maniera, alternando ai mestoli di brodo, del Raboso Piave. Quando il riso sarà al dente, aggiungete due cucchiai di grana (o alternativa vegan, del lievito alimentare) e una noce di burro (o un goccio d'olio d'oliva), mantecate e lasciate riposare a fuoco spento per qualche minuto prima di servire.
Ottimo con un calice di raboso... quale miglior maniera per iniziare una lunga settimana autunnale....
Il raboso chiuderà la turnata, e finalmente si tornerà a quella sorta di normalità che tanto attendo: diciamolo, lavorare in una cantina è frenesia pura, la vendemmia porta allo sclero totale, gente, uva, burocrazia e controlli e quando rimane la raccolta del raboso si inizia già ad allentare i ritmi, complici le giornate che si accorciano.
Il raboso è un vitigno a bacca scura, autoctono veneto, in particolare della regione limitrofa al Piave, in particolare quando la Piave entra in pianura e attraversa la provincia di Treviso. La particolarità del raboso Piave è l'asprezza e l'acidità, molti tannini e un corpo molto duro e sostanzioso. Il vino dei nostri nonni, per anni scomparso e ritornato in voga negli ultimi anni, rivalutando proprio questa particolare decisione che ne conferma un vino molto appetibile e apprezzato.
Lo adoro sapete? e la cosa che più mi soddisfa è che non necessariamente si debba abbinare alla carne. Anzi, io me lo gusto da solo, oppure con una zuppa di legumi, con polenta e formaggio o perchè no con un risotto!!!
Come quello che vi propongo oggi.
Risotto al raboso
Tostate il riso e aggiungete un mestolo di brodo vegetale, precedentemente preparato. Continuate la cottura del risotto alla solita maniera, alternando ai mestoli di brodo, del Raboso Piave. Quando il riso sarà al dente, aggiungete due cucchiai di grana (o alternativa vegan, del lievito alimentare) e una noce di burro (o un goccio d'olio d'oliva), mantecate e lasciate riposare a fuoco spento per qualche minuto prima di servire.
Ottimo con un calice di raboso... quale miglior maniera per iniziare una lunga settimana autunnale....
mercoledì 25 luglio 2012
Ricordi della mia serata
Ecco a grande richiesta qualche foto della mia festa di laurea! Sono una selezione...in moltissime foto c'erano bambini e ho preferito non pubblicarle...intanto immaginate dietro al mio sorriso cosa c'era!!! Le pance si sono tutte riempite, il frigo bevande si è svuotato O-O!!! Nessuno s'è più ricordato che in tavola c'era poca crudeltà e il clima che si è creato è stato delizioso, di quelli che vorresti ad ogni festa!
Grazie a tutti, a chi mi vuole bene, a chi me ne vorrà e all'Universo tutto...
![]() |
| Il giorno prima, Silvia di spalle indaffarate con i preparativi!!! e così vi presento la mia cucina!!! |
![]() |
| Il mio papiro ... |
| Che smorfiosa!!! |
| scorcio di tramonto verso le Prealpi Venete, lì dietro le Dolomiti poi... |
![]() |
| La mia ABici ...in tipico stile ElenaSole...grazie Leo & C. |
domenica 22 luglio 2012
Eat different, veg* party
Uhhhh insomma .... tutto sembra a posto, la mia così tanto attesa festa di laurea sta per arrivare ...poche ore e si inizia a ballare!!!
Attesa per un po' di motivi:
1 - e festa sia! adoro le feste e mi piace organizzarle, quindi diamo al via ai festeggiamenti!
2 - me lo merito! un po' di festa a me, dopo mesi e mesi di sacrifici e testa bassa sui libri credo sia il minimo a cui possa aspirare!
3 - ritrovare gli amici! condividere con loro chiacchiere, musica e cibo!
4 - tutto vegetariano, anzi quasi tutto vegano! e fatto rigorosamente in casa da Silvia e me! una soddisfazione enorme per sfamare 50 bocche, per la grande maggioranza (tutte tranne noi due), inconsapevoli mangiatutto! non nego che le tensioni ci sono state, per carpire il nostro segreto menù. Eppure sono stata ligia alla mia segretezza. E qui mia mamma c'ha messo uno zampino gigante, di quelli da forti sensi di colpa che possono far schiattare. E tutto perchè il suo compagno disdegna la mia cucina e il mio modo di vedere le cose (mi offre ancora il prosciutto, che posso fare se non pazientare ogni volta o cercare di vederlo sempre meno?). E al mio categorico "no, è tutto top-secret", se ne esce con una sfilza di commenti assurdi, del tipo che non sono cambiata, che sono la solita e che almeno alla mamma certe cose si dicono. Apoteosi del rapporto tra madre e figlia, ogni mattina mi sveglio augurandomi di vivere una situazione del genere, certo che sì, non vedevo l'ora ieri dopo cinque ore a sgobbare. Però la scorza è dura!!! Non demordo, non crollo di fronte a questa sfida alla mia felicità.
E voi l'anteprima del menù ;) oramai qualche concessione posso permettermela, e vi svelo tutto..
Il menù consta in:
- bruschette pomodori e basilico fresco;
- salsina piccante di lenticchie rosse;
- hummus di ceci;
- salsa universale alla rucola;
- salsa verde di lenticchie;
- tzazichi (vegetariano);
- insalata di riso multicolore! (vegetariana);
- parmigiana di melanzane (vegetariana);
- formaggi misti (per assecondare i più restii);
- patate al forno;
- salame di cioccolato (vegetariano);
- anguria;
- vino, birra, acqua, caffè a volontà!!!
- compilation tutta rock, scelta e fatta da me!!!
Bene, ora vado a prepararmi il discorso! ma già c'ho mezza idea ...
Attesa per un po' di motivi:
1 - e festa sia! adoro le feste e mi piace organizzarle, quindi diamo al via ai festeggiamenti!
2 - me lo merito! un po' di festa a me, dopo mesi e mesi di sacrifici e testa bassa sui libri credo sia il minimo a cui possa aspirare!
3 - ritrovare gli amici! condividere con loro chiacchiere, musica e cibo!
4 - tutto vegetariano, anzi quasi tutto vegano! e fatto rigorosamente in casa da Silvia e me! una soddisfazione enorme per sfamare 50 bocche, per la grande maggioranza (tutte tranne noi due), inconsapevoli mangiatutto! non nego che le tensioni ci sono state, per carpire il nostro segreto menù. Eppure sono stata ligia alla mia segretezza. E qui mia mamma c'ha messo uno zampino gigante, di quelli da forti sensi di colpa che possono far schiattare. E tutto perchè il suo compagno disdegna la mia cucina e il mio modo di vedere le cose (mi offre ancora il prosciutto, che posso fare se non pazientare ogni volta o cercare di vederlo sempre meno?). E al mio categorico "no, è tutto top-secret", se ne esce con una sfilza di commenti assurdi, del tipo che non sono cambiata, che sono la solita e che almeno alla mamma certe cose si dicono. Apoteosi del rapporto tra madre e figlia, ogni mattina mi sveglio augurandomi di vivere una situazione del genere, certo che sì, non vedevo l'ora ieri dopo cinque ore a sgobbare. Però la scorza è dura!!! Non demordo, non crollo di fronte a questa sfida alla mia felicità.
E voi l'anteprima del menù ;) oramai qualche concessione posso permettermela, e vi svelo tutto..
Il menù consta in:
- bruschette pomodori e basilico fresco;
- salsina piccante di lenticchie rosse;
- hummus di ceci;
- salsa universale alla rucola;
- salsa verde di lenticchie;
- tzazichi (vegetariano);
- insalata di riso multicolore! (vegetariana);
- parmigiana di melanzane (vegetariana);
- formaggi misti (per assecondare i più restii);
- patate al forno;
- salame di cioccolato (vegetariano);
- anguria;
- vino, birra, acqua, caffè a volontà!!!
- compilation tutta rock, scelta e fatta da me!!!
Bene, ora vado a prepararmi il discorso! ma già c'ho mezza idea ...
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lunedì 5 marzo 2012
Facciamoci due risate
In questo periodo di segregazione forzata ci sono state delle deliziose occasioni in cui mi sono veramente divertita: la spensieratezza ha preso il sopravvento e così pure la felicità!
Quest'anno con altre due coppie di amici, abbiamo deciso di vestirci in maschera: ci siamo rivolti ad una sarta che li noleggia, e ne sono usciti dei stravaganti vestiti anni 70-80, ricchi di pajette e lustrini, parrucche afro, occhialoni e... ammiccamenti ^_^
Eccoci nel nostro splendore!
Carini vero??? mio marito ammetto ha infranto un sacco di cuori, c'è ancora chi lo chiama Nino d'Angelo ^_^
Unico neo della serata è stato un menù carnivoro dalla A alla Z, e la prenotazione in questo locale era a prezzo fisso 27 euro...con i quali mi sono cibata di, pane, patate lesse ripassate al forno, 10 striscioline di carote residuo di un'insalata capricciosa del buffet degli antipasti, funghi e ... il dolce!!! dei crostoli che tutti i commensali vicino a me hanno devoluto in beneficenza alla sottoscritta! Vabbè, con quel posto ho chiuso. Mi sono presa un altro di quei consigli preziosi del periodo, tipo post precedente, che visto i miei problemi alimentari (quali??? non li vedo), sarebbe meglio che io mangiassi a casa in queste occasioni!!!! Buahahahaaaaaa!!!!!
Ma come dice Barbara nel suo commento al post precedente, accettazione anche di chi pensa che il meglio per noi è quello che pensano loro!!!
Tornando al cibo, ultimamente non sto facendo foto (meglio, faccio di quelle schifezze), ma qualche cosa di buono esce dalla mia cucina. Oggi ero a casa, uno scambio con la collega ... e ho avuto la brillante idea di preparare la polenta concia. Polenta Carbonera di Storo (TN), tipica della Valle del Chiese, con mix di formaggi e un po' di burro aromatizzato alla salvia, e salvia. Certo: poco vegan, ma ogni tanto mi permetto di togliermi quella voglia di formaggio che ogni tanto mi viene....ho abbinato poi del radicchio cotto con della cipolla stufata. Semplicità, prima di tutto. E riscoperta dei sapori di una volta, quei piatti che i nostri nonni amavano e non solo per i gusto, era ciò che la terra e l'aia offrivano.
Spero di avervi strappato un sorriso, sta foto mi mette le lacrime dal ridere... kiss!
Quest'anno con altre due coppie di amici, abbiamo deciso di vestirci in maschera: ci siamo rivolti ad una sarta che li noleggia, e ne sono usciti dei stravaganti vestiti anni 70-80, ricchi di pajette e lustrini, parrucche afro, occhialoni e... ammiccamenti ^_^
Eccoci nel nostro splendore!
Carini vero??? mio marito ammetto ha infranto un sacco di cuori, c'è ancora chi lo chiama Nino d'Angelo ^_^
Unico neo della serata è stato un menù carnivoro dalla A alla Z, e la prenotazione in questo locale era a prezzo fisso 27 euro...con i quali mi sono cibata di, pane, patate lesse ripassate al forno, 10 striscioline di carote residuo di un'insalata capricciosa del buffet degli antipasti, funghi e ... il dolce!!! dei crostoli che tutti i commensali vicino a me hanno devoluto in beneficenza alla sottoscritta! Vabbè, con quel posto ho chiuso. Mi sono presa un altro di quei consigli preziosi del periodo, tipo post precedente, che visto i miei problemi alimentari (quali??? non li vedo), sarebbe meglio che io mangiassi a casa in queste occasioni!!!! Buahahahaaaaaa!!!!!
Ma come dice Barbara nel suo commento al post precedente, accettazione anche di chi pensa che il meglio per noi è quello che pensano loro!!!
Tornando al cibo, ultimamente non sto facendo foto (meglio, faccio di quelle schifezze), ma qualche cosa di buono esce dalla mia cucina. Oggi ero a casa, uno scambio con la collega ... e ho avuto la brillante idea di preparare la polenta concia. Polenta Carbonera di Storo (TN), tipica della Valle del Chiese, con mix di formaggi e un po' di burro aromatizzato alla salvia, e salvia. Certo: poco vegan, ma ogni tanto mi permetto di togliermi quella voglia di formaggio che ogni tanto mi viene....ho abbinato poi del radicchio cotto con della cipolla stufata. Semplicità, prima di tutto. E riscoperta dei sapori di una volta, quei piatti che i nostri nonni amavano e non solo per i gusto, era ciò che la terra e l'aia offrivano.
Spero di avervi strappato un sorriso, sta foto mi mette le lacrime dal ridere... kiss!
venerdì 3 febbraio 2012
col freddo??? Mele cotte!
Tre quarti di Italia è imbiancata.
Qui a Treviso non s'è visto fiocco, le nuvole stavano alte sparate da un vento siberiano, da una bora che affila la pelle. Eppure come ho già detto, a me piace così. Tra gli elementi, l'aria è il secondo che preferisco, e nei panni di letargico ghiro ci sto bene: mi vesto bene, mi copro, con sciarpa, guanti e cappello/berretto, e tengo il naso fuori, respiro con la bocca chiusa, e nel possibile certo di ottimizzare i miei spostamenti.
Mi preparo al freddo durante il resto dell'anno. Tendenzialmente ho sempre avuto le estremità fredde, ma da quando cerco di essere ligia con le pratiche igienistiche consistenti in spazzolature a secco del corpo, e doccia più fredda, i miglioramenti si sono visti. Vi dico che la doccia fredda proprio non riesco a farla, è un mio grosso limite, un rapporto incompreso con l'acqua. Però la buona volontà di provarci c'è... e visto che i risultati li ho visti, questo mi rende felice.
La mia cucina si è messa un po' a riposo in quest'ultima settimana, sempre cose veloci, non necessariamente calde, spesso monotematiche con kilate di riso in bianco a sostegno di una gastrite nervosa che m'ha preso lo scorso weekend.
Tra le cose ghiotte che ci si può concedere in queste serate fredde, c'è la mela cotta.
Quando andavo all'asilo era all'ordine del giorno. Non la sopportavo proprio, con i fagiolini finiva sistematicamente sotto il tavolo e questo comportava una punizione. Ma proprio non ce la facevo a ingurgitare questi due piatti, e fintanto che non mi sono sposata, non li ho più mangiati.
Poi i gusti si sono ammorbiditi ed ora non posso assolutamente rinunciare a entrambe.
La mela cotta, qui a casa mia, viene fatta a modo mio...insomma, deve essere veramente ghiotta, sennò sa da asilo e ospedale. Così ve la presento:
Per 2 persone, prendere 3 mele, spellarle e farle a fettine. Imburrate una teglia da forno, e riponetele lì dentro. Cospargete le mele di uva passa a piacere, 2 cucchiai di malto, e dei fiocchi di burro. Prendete dei biscotti secchi, tritateli e cospargete anche questi sopra il tutto, anche questi con dosi a piacere.
Infornate per 20 minuti a 180 gradi, e poi servite in coppette.
La mia infornata è stata nella cucina economica, il tempo in questo forno si riduce e devo sempre controllare che non si bruci qualcosa, l'effetto comunque è lo stesso ^_^
Buon weekend a tutti e tante coccole.... ^_^
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domenica 22 gennaio 2012
Di letargia e di pinza
Letargia.
E' la parola del mese di gennaio. Per anni ho associato il mese di gennaio al mese delle sventure.
Ma quest'anno ho deciso che non sarà così, e mi sono messa in letargo.
Un letargo pomeridiano e serale, a lavoro sono attiva, ma appena esco mi accascio e mi tuffo nella bambagia di casa mia.
Mettersi a riposo, occupare il proprio tempo libero per fare delle attività casalinghe, passioni da divano, riflettere e leggere, guardare un film. Attività che preferisco fare d'inverno.
E che inverno sia allora.
Mi piace la stagionalità, lo scandire del tempo metereologico con il tempo vitale e quotidiano. La natura con le stagioni vuole darci delle spiegazioni e degli insegnamenti, e portarci a seguirla in quanto esseri viventi attivi e naturali. E mi suggerisce riposo e letargo. Le giornate sono più corte, la luce è poca e questo ci aiuta a dormire di più, il sole corre basso e per poco tempo, e quando lo si vede alzarsi la mattina ci offre una luce talmente intensa che suggerisce di vivere al massimo le poche ore luminose disponibili.
E io mi ci sono adattata benissimo. Il letargo mi sta dando molti spunti per la tesi, leggo molto, scrivo e mi sono creata un mio posticino per terra sul tappeto del soggiorno con una montagna di cuscini attorno e qui sono comoda.
Adoro star seduta per terra: gambe crociate, stesa a pancia in giù, in ginocchio, ci starei sempre. E' la maniera per poter ricaricarsi dalla madre terra, anche se è il pavimento di casa, si può trarne comunque un beneficio. Se chiedete a mia mamma com'ero da piccola vi dirà che oltre a essere un maschiaccio e starmene appesa su rami di alberi, seduta su pilastri e traverse delle porte di calcio mentre i maschi giocavano, me ne stavo anche a studiare e leggere in camera seduta a terra tra i due letti. Istinto per ricaricami innato, e ne ho saputo il significato solo gli ultimi anni.
E così la mia letargia mi sta riportando una serie di ricordi di infanzia che mi stupiscono. Probabilmente anche gli studi dell'ultimo mese aiutano (ve lo dirò più avanti l'argomento...), e varie coincidenze mi hanno aperto dei cassettini della memoria molto remoti, e ciò mi ha fatto veramente piacere. Ed eccone alcuni:
- il sapone recuperato. In un commento di Feli in un post di Bibi, si parlava di rimasugli di sapone. E zac, l'immagine di mio papà che tritava i resti con un macinacaffè, e che impastava questa polvere con dell'acqua e poi la metteva ad asciugare in una calza di nylon rotta e poi stesa al sole.
- le caramelle di zucchero di mia nonna materna, che teneva in credenza sopra l'armadietto dei liquori, mi sono giunte da un ricordo olfattivo, annusando un prosecco martedì...quel zuccherino era quello della nonna Ippolita, inferma, che mi diceva di aprire lo sportello e di prendermi una "memela", un gesto che voleva sostituire una carezza che non riusciva a darmi.
- l'osso del finocchio. La parte dura centrale del finocchio finiva sempre sotto i miei denti. Mia mamma non la tagliava quando lo faceva in insalata, perchè troppo duro, e lo lasciava a me e a mio papà da sgranocchiare.
- la pinza. In dialetto veneto detta "pinsa", un dolce tipico delle festività natalizie, della befana in particolare, che immancabilmente non mancava dalla tavola della nonna paterna. La mia nonna Adelia, madre di 11 figli, nessun parto gemellare, era un portento di forza, grande lavoratrice e ottima cuoca, anche delicatina sul come fare, ma tutto era delizioso. E questo dolce che vi voglio proporre lo si fa tradizionalmente qui da noi, o con la polenta, o con il pane secco. Mia nonna non sopportava, e così pure io, la pinza con la polenta perchè rimane troppo poltigliosa-slipiga. La sua ricetta invece, che ora vi riporto anche adattata vegana come la faccio io, consiste in un impasto più sodo in cui il gusto eè quello della frutta secca che ci si aggiunge.
Pinza veneta di nonna Adelia
- 2 panetti di pane raffermo a pezzetti
- 1 litro di latte (io di soia)
- 1 cucchiaio di semi di finocchio (io un cucchiaino di semi di finocchio e uno di semi di cumino)
- 1 pacchetto di fichi secchi (gr 250-300)
- 250 grammi di uvetta sultanina
- 2 cucchiai di zucchero (io stessa dose di zucchero di canna o due cucchiai di malto o una decina di datteri a tocchetti)
- 3 cucchiaio di farina 00 (io semi-integrale)
Mettere a bagno nel latte il pane raffermo fino a che si rammolisce, e con un cucchiaio di legno aiutarlo ad assorbire più latte possibile. Quando diventa abbastanza poltiglioso, aggiungere la farina e lo zucchero e mescolare; poi è l'ora dei semi, dell'uvetta e dei fichi secchi tagliati a tocchetti precedentemente.
Questo composto non è detto che risulti sodo, anzi! spesso è un po' liquido anche.
Coprire con carta da forno una teglia rettangolare e versarci il tutto dentro.
In forno a 180 gradi. Quando si crea un colore bruno sopra, togliere la teglia dal forno, e in una padella da forno ricoperta anch'essa da carta, rivoltare la pinza, in modo che si cucini uniformemente anche il fondo. Infornare la padella, mantenere la stessa temperatura, ma qui serve l'impostazione "ventilato".
Una ventina di minuti, si formerà una crosticina sopra e spegnere.
Lasciar raffreddare e gustare con ciò che volete! Ottimo con il brulè ^_^
E' la parola del mese di gennaio. Per anni ho associato il mese di gennaio al mese delle sventure.
Ma quest'anno ho deciso che non sarà così, e mi sono messa in letargo.
Un letargo pomeridiano e serale, a lavoro sono attiva, ma appena esco mi accascio e mi tuffo nella bambagia di casa mia.
Mettersi a riposo, occupare il proprio tempo libero per fare delle attività casalinghe, passioni da divano, riflettere e leggere, guardare un film. Attività che preferisco fare d'inverno.
E che inverno sia allora.
Mi piace la stagionalità, lo scandire del tempo metereologico con il tempo vitale e quotidiano. La natura con le stagioni vuole darci delle spiegazioni e degli insegnamenti, e portarci a seguirla in quanto esseri viventi attivi e naturali. E mi suggerisce riposo e letargo. Le giornate sono più corte, la luce è poca e questo ci aiuta a dormire di più, il sole corre basso e per poco tempo, e quando lo si vede alzarsi la mattina ci offre una luce talmente intensa che suggerisce di vivere al massimo le poche ore luminose disponibili.
E io mi ci sono adattata benissimo. Il letargo mi sta dando molti spunti per la tesi, leggo molto, scrivo e mi sono creata un mio posticino per terra sul tappeto del soggiorno con una montagna di cuscini attorno e qui sono comoda.
Adoro star seduta per terra: gambe crociate, stesa a pancia in giù, in ginocchio, ci starei sempre. E' la maniera per poter ricaricarsi dalla madre terra, anche se è il pavimento di casa, si può trarne comunque un beneficio. Se chiedete a mia mamma com'ero da piccola vi dirà che oltre a essere un maschiaccio e starmene appesa su rami di alberi, seduta su pilastri e traverse delle porte di calcio mentre i maschi giocavano, me ne stavo anche a studiare e leggere in camera seduta a terra tra i due letti. Istinto per ricaricami innato, e ne ho saputo il significato solo gli ultimi anni.
E così la mia letargia mi sta riportando una serie di ricordi di infanzia che mi stupiscono. Probabilmente anche gli studi dell'ultimo mese aiutano (ve lo dirò più avanti l'argomento...), e varie coincidenze mi hanno aperto dei cassettini della memoria molto remoti, e ciò mi ha fatto veramente piacere. Ed eccone alcuni:
- il sapone recuperato. In un commento di Feli in un post di Bibi, si parlava di rimasugli di sapone. E zac, l'immagine di mio papà che tritava i resti con un macinacaffè, e che impastava questa polvere con dell'acqua e poi la metteva ad asciugare in una calza di nylon rotta e poi stesa al sole.
- le caramelle di zucchero di mia nonna materna, che teneva in credenza sopra l'armadietto dei liquori, mi sono giunte da un ricordo olfattivo, annusando un prosecco martedì...quel zuccherino era quello della nonna Ippolita, inferma, che mi diceva di aprire lo sportello e di prendermi una "memela", un gesto che voleva sostituire una carezza che non riusciva a darmi.
- l'osso del finocchio. La parte dura centrale del finocchio finiva sempre sotto i miei denti. Mia mamma non la tagliava quando lo faceva in insalata, perchè troppo duro, e lo lasciava a me e a mio papà da sgranocchiare.
- la pinza. In dialetto veneto detta "pinsa", un dolce tipico delle festività natalizie, della befana in particolare, che immancabilmente non mancava dalla tavola della nonna paterna. La mia nonna Adelia, madre di 11 figli, nessun parto gemellare, era un portento di forza, grande lavoratrice e ottima cuoca, anche delicatina sul come fare, ma tutto era delizioso. E questo dolce che vi voglio proporre lo si fa tradizionalmente qui da noi, o con la polenta, o con il pane secco. Mia nonna non sopportava, e così pure io, la pinza con la polenta perchè rimane troppo poltigliosa-slipiga. La sua ricetta invece, che ora vi riporto anche adattata vegana come la faccio io, consiste in un impasto più sodo in cui il gusto eè quello della frutta secca che ci si aggiunge.
Pinza veneta di nonna Adelia
- 2 panetti di pane raffermo a pezzetti
- 1 litro di latte (io di soia)
- 1 cucchiaio di semi di finocchio (io un cucchiaino di semi di finocchio e uno di semi di cumino)
- 1 pacchetto di fichi secchi (gr 250-300)
- 250 grammi di uvetta sultanina
- 2 cucchiai di zucchero (io stessa dose di zucchero di canna o due cucchiai di malto o una decina di datteri a tocchetti)
- 3 cucchiaio di farina 00 (io semi-integrale)
Mettere a bagno nel latte il pane raffermo fino a che si rammolisce, e con un cucchiaio di legno aiutarlo ad assorbire più latte possibile. Quando diventa abbastanza poltiglioso, aggiungere la farina e lo zucchero e mescolare; poi è l'ora dei semi, dell'uvetta e dei fichi secchi tagliati a tocchetti precedentemente.
Questo composto non è detto che risulti sodo, anzi! spesso è un po' liquido anche.
Coprire con carta da forno una teglia rettangolare e versarci il tutto dentro.
In forno a 180 gradi. Quando si crea un colore bruno sopra, togliere la teglia dal forno, e in una padella da forno ricoperta anch'essa da carta, rivoltare la pinza, in modo che si cucini uniformemente anche il fondo. Infornare la padella, mantenere la stessa temperatura, ma qui serve l'impostazione "ventilato".
Una ventina di minuti, si formerà una crosticina sopra e spegnere.
Lasciar raffreddare e gustare con ciò che volete! Ottimo con il brulè ^_^
E voi ne avete qualche ricordo dell'infanzia che scalda il cuore in queste fredde giornate invernali???
Curiosa che sono...
e intanto continuo a rimanermene nel mio cuccio invernale, in attesa poi che la primavera mi insegni,
comeogni anno,
a rifiorire...
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mercoledì 9 novembre 2011
Una torta per due
Questa è una ricettina che ho trovato nel blog di Glo83! la posto per festeggiare due compleanni di due carissime amiche.
Uno è già passato, ma l'ho festeggiato lunedì sera .Si tratta di Giulia, mia cara amica di Riva del Garda. Di passaggio nel trevigiano, s'era programmata una scappatina pure da me, e così ho preparato a lei e marito una cena (quasi vegana, ad esclusione del dolce...) conclusa con questo dolce (ovviamente variato con una nota di personalità tutta mia ^^ ). Giulia, e il suo senso artistico, che esprime con la pittura, con il suo lavoro, e con le passioni di montagna, natura e naturopatia. Caparbia e tenace nella sua dolcezza...
e poi l'altra festeggiata è Francesca, dolcissima carinissima, che adoro (e lei adora me ^^), a cui sono grata perchè mi ricorda, con il suo modo di fare, quanto bella sia la vita improvvisata, far scorrere il tempo senza programmi e la viva spontaneità!
E allora, veloce da fare, ecco cosa serve per questa torta croccante di ricotta:
Ingredienti per il guscio:
300 gr di farina, (io provato anche kamut integrale, ottima variante)
75 gr di burro,
120 gr di zucchero,
1 uovo,
1 bustina di lievito vanigliato, (io cremor tartaro)
3 cucchiai di latte, (io latte di soia)
Ingredienti per il ripieno:
500 gr di ricotta fresca,
100 gr di cioccolato fondente, (io ho provato 50 grammi di ciocco fondente con 50 grammi di granella di nocciole fatta da me con le mie nocciole ^^)
100 gr di zucchero,
1 bustina di vanillina (io estratto di vaniglia in polvere)
Prima di tutto si prepara il guscio: nel robot formare una frolla, molto velocemente. Si formeranno tante piccole palline e non un composto sodo. Riporlo in una terrina, anche se molliccio e lasciarlo riposare al fresco.
Nell'attesa preparare il ripieno, sempre con il robot, ricotta e zucchero.
Il cioccolato fondente io non lo grattuggio: con un coltello, taglio delle scagliette, che poi riduco sempre più piccole. In questo modo a me pare che la consistenza sia più golosa, si compatta meno e non si scalda con la grattugia.
Finito ciò, recuperare il guscio, e iniziare a stenderlo su una tortiera precedentemente imburrata o in cui s'avrà messo un foglio di carta forno umido. Aiutarsi a stenderlo con le mani, tenendone 1/4 da parte per il guscio superiore. Dopo averlo per bene compattato con le mani, stenderci sopra la ricotta, e poi il cioccolato con le nocciole. Poi grossolanamente il resto della pasta del guscio, sopra il tutto.
Infornare per 45-50 minuti a 180 gradi. Se ci fosse un tempo umido come quello di questi giorni, e il fondo fosse difficile da stendere, usare la funzione ventilata negli ultimi 15 minuti!
E' buono sia tiepido, che freddo...insomma, una ghiottoneria ^^
Un'alternativa vegana potrebbe essere sostituire la ricotta con del tofu...se provate prima di me, fatemi sapere come viene ^_^
Un forte abbraccio alle mie amiche, entrambe 28enni e dal cuore grande, profondo e bello!!!
Anche una tirata d'orecchie, sennò non c'è gusto...
domenica 6 novembre 2011
Autunno, colori e un contest
Adoro l'autunno.
Sono nata in autunno e ritengo di sentirmelo addosso proprio come stagione.
E' la stagione con i più bei colori che ci possono essere, le foglie esprimono il meglio di sè e poi improvvisamente si lasciano andare, l'avete mai notato? Questo loro dolce fluire nell'aria, si fondono con tutto ciò che c'è attorno. Ad osservarle ci si riscopre così lontani dalla natura, invece di farsi trasportare anche noi da questa fusione, tendiamo a spezzare queste leggi naturali. Ma la natura tutta assieme ci dimostra di quanta maggior forza ha e la miglior cosa è divenirne consapevoli e farne parte attiva, riconoscendo a rispettando il reciproco rispetto.
Una cosa che mi piace fare è godere delle foglie secche, di passeggiate sentendo il loro rumore sotto i piedi, il profumo di marciume di verde e rami spezzati. Dove vivo è un po' difficile addentrarsi in campagna aperta, ma anche il solo fatto di intraprendere qualche viuzza del paese iper-civilizzato mi fa sentire bene.
E poi le giornate ahimè si accorciano e allora che fare? Nei miei pomeriggi liberi ho voglia di portare i colori in casa e mettermi all'opera nella mia cucina. Mi fa stare bene. Sento che è quello di cui ho bisogno in questo periodo.
E così ottobre è iniziato mettendomi alla prova con la pasta madre: l'ho generata, la sto cullando, dà degli ottimi risultati e a breve la farò conoscere anche qui. Ora una pagnotta sta completando la sua lievitazione dopo che ieri ho rinforzato la biga legandola in un canovaccio e lasciandola lì stretta a soffrire. L'effetto è stato impressionante, rumoreggiava e si è talmente gonfiata che parti dell'impasto sono fuoriuscite da fagotto che avevo creato. Leggi naturali che mi affascinano e mi fanno riflettere: lì, nella fermentazione, l'uomo non ci può metter mano, sono forze che non possiamo proprio intaccare...
Dopo il pane, è venuta l'ora della zucca: l'arancione nei piatti è ciò che preferisco e l'orticello del suocero ce ne ha regalate una svariata quantità! La cosa che mi piace della zucca è la sua genuinità. Con poche sementi recuperate da quelle mangiate l'anno prima, e gettate ai bordi dell'orto, vicino alle zone incolte, loro si lasciano crescere senza aver bisogno di essere osservate e curate. Sono così in simbiosi con tutto ciò che le circonda che è inevitabile che le ami, rappresentano la genuinità pura.
E stessa cosa con i kaki che stanno arrivando or ora ... sempre arancione e vitalità. quasi che la Natura non voglia scoraggiarci per l'arrivo delle basse temperature; è lì pronta a offrirci il meglio di sè con frutti che solo a vedere ci scaldano il cuore.
E così ieri, tra i miei vari esperimenti culinari di cuoca casalinga in erba, mi sono cimentata in questa pizza-non pizza fatta con il recupero della polenta fatta il giorno prima. E' di una semplicità unica, senza glutine, e un piatto unico che sazia e porta il sorriso.
Gli ingredienti necessari sono:
- 500 gr di polenta del giorno prima
- 1 uovo felice
- gorgonzola a piacere
- zucca lessata
- sesamo
- olio d'oliva e sale q.b.
Stemperare la polenta in una terrina con un cucchiaio di legno, aggiungere l'uovo e creare un composto omogeneo. Lasciar riposare un'oretta, poi in una teglia da pizza, stenderlo aiutandosi di una paletta unta d'olio.
Stenderci sopra il gorgonzola a piacere, a tocchetti, e poi sopra il tutto la zucca lessata precedentemente resa in purea con un forchetta. Il tutto deve avere un aspetto rustico, non perdiamoci in dettagli, con la polenta ci si può abbandonare all'istinto!!! sopra il tutto una spolverata di semi di sesamo, un filo d'olio d'oliva e un'aggiustatina di sale!
Pronta per essere infornata, a 220 gradi per 20-25 minuti, poi grill per altri 5 minuti per creare un po' di crosticina e rendere il fondo più compatto.
Sfornare e abbuffarcisi sopra, subito, immediatamente come abbiamo fatti noi, e noncurante della foto così anti.estetica ve la propongo lo stesso! ^_^
E in vena di nuove conoscenze che sto facendo in rete, e invogliata dai mille contest che ci sono in giro, con questa ricetta partecipo al contest di Su le maniche!
Un gioco che voglio abbinare alla divulgazione della cucina vegetariana! come vedete, la semplicità e gli ingredienti a km zero non azzerano la creatività, anzi, sono buoni, riscaldano l'anima soprattutto fanno bene alla natura.
Sono nata in autunno e ritengo di sentirmelo addosso proprio come stagione.
E' la stagione con i più bei colori che ci possono essere, le foglie esprimono il meglio di sè e poi improvvisamente si lasciano andare, l'avete mai notato? Questo loro dolce fluire nell'aria, si fondono con tutto ciò che c'è attorno. Ad osservarle ci si riscopre così lontani dalla natura, invece di farsi trasportare anche noi da questa fusione, tendiamo a spezzare queste leggi naturali. Ma la natura tutta assieme ci dimostra di quanta maggior forza ha e la miglior cosa è divenirne consapevoli e farne parte attiva, riconoscendo a rispettando il reciproco rispetto.
Una cosa che mi piace fare è godere delle foglie secche, di passeggiate sentendo il loro rumore sotto i piedi, il profumo di marciume di verde e rami spezzati. Dove vivo è un po' difficile addentrarsi in campagna aperta, ma anche il solo fatto di intraprendere qualche viuzza del paese iper-civilizzato mi fa sentire bene.
E poi le giornate ahimè si accorciano e allora che fare? Nei miei pomeriggi liberi ho voglia di portare i colori in casa e mettermi all'opera nella mia cucina. Mi fa stare bene. Sento che è quello di cui ho bisogno in questo periodo.
E così ottobre è iniziato mettendomi alla prova con la pasta madre: l'ho generata, la sto cullando, dà degli ottimi risultati e a breve la farò conoscere anche qui. Ora una pagnotta sta completando la sua lievitazione dopo che ieri ho rinforzato la biga legandola in un canovaccio e lasciandola lì stretta a soffrire. L'effetto è stato impressionante, rumoreggiava e si è talmente gonfiata che parti dell'impasto sono fuoriuscite da fagotto che avevo creato. Leggi naturali che mi affascinano e mi fanno riflettere: lì, nella fermentazione, l'uomo non ci può metter mano, sono forze che non possiamo proprio intaccare...
Dopo il pane, è venuta l'ora della zucca: l'arancione nei piatti è ciò che preferisco e l'orticello del suocero ce ne ha regalate una svariata quantità! La cosa che mi piace della zucca è la sua genuinità. Con poche sementi recuperate da quelle mangiate l'anno prima, e gettate ai bordi dell'orto, vicino alle zone incolte, loro si lasciano crescere senza aver bisogno di essere osservate e curate. Sono così in simbiosi con tutto ciò che le circonda che è inevitabile che le ami, rappresentano la genuinità pura.
E stessa cosa con i kaki che stanno arrivando or ora ... sempre arancione e vitalità. quasi che la Natura non voglia scoraggiarci per l'arrivo delle basse temperature; è lì pronta a offrirci il meglio di sè con frutti che solo a vedere ci scaldano il cuore.
E così ieri, tra i miei vari esperimenti culinari di cuoca casalinga in erba, mi sono cimentata in questa pizza-non pizza fatta con il recupero della polenta fatta il giorno prima. E' di una semplicità unica, senza glutine, e un piatto unico che sazia e porta il sorriso.
Gli ingredienti necessari sono:
- 500 gr di polenta del giorno prima
- 1 uovo felice
- gorgonzola a piacere
- zucca lessata
- sesamo
- olio d'oliva e sale q.b.
Stemperare la polenta in una terrina con un cucchiaio di legno, aggiungere l'uovo e creare un composto omogeneo. Lasciar riposare un'oretta, poi in una teglia da pizza, stenderlo aiutandosi di una paletta unta d'olio.
Stenderci sopra il gorgonzola a piacere, a tocchetti, e poi sopra il tutto la zucca lessata precedentemente resa in purea con un forchetta. Il tutto deve avere un aspetto rustico, non perdiamoci in dettagli, con la polenta ci si può abbandonare all'istinto!!! sopra il tutto una spolverata di semi di sesamo, un filo d'olio d'oliva e un'aggiustatina di sale!
Pronta per essere infornata, a 220 gradi per 20-25 minuti, poi grill per altri 5 minuti per creare un po' di crosticina e rendere il fondo più compatto.
E in vena di nuove conoscenze che sto facendo in rete, e invogliata dai mille contest che ci sono in giro, con questa ricetta partecipo al contest di Su le maniche!
Un gioco che voglio abbinare alla divulgazione della cucina vegetariana! come vedete, la semplicità e gli ingredienti a km zero non azzerano la creatività, anzi, sono buoni, riscaldano l'anima soprattutto fanno bene alla natura.
Non dimentichiamoci del rispetto reciproco...forse iniziando dalla tavola può essere un buon inizio per renderci maggiormente consapevoli....
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venerdì 14 ottobre 2011
Parliamo di belle cose
Quanta negatività anela il mondo e il vissuto quotidiano.
Se ci poniamo dall'alto ad osservare conversazioni, rapporti, sensazioni, scopriamo che poche sono le cose positive che trapelano. Ne avevo già parlato, non sopporto le lamentele, ed è così che sempre dall'alto vedo che moltissime persone si lamentano e non fanno nulla per fare la differenza e cambiare rotta.
Perchè tant'è che se ci si lamenta bisognerebbe avere il coraggio di cambiare, ma sembra che dentro i propri dispiaceri, rabbia, delusioni si stia bene. Insomma si vuole migliorare, però non si vuole cambiare.
Il cambiamento prevede spesso sconvolgimenti di ritmi e abitudini, andare incontro a critiche e giudizi. E molte, moltissime persone non ce la fanno, e continuano a fare quello che facevano prima continuando a lamentarsi.
Io non ne posso più di sentire lamentarsi la gente, forse non ne posso più di sentirmi oppressata da queste lamentele, non sono le persone ma i contenuti di queste lamentele a pesare.
Cerco sempre di impegnarmi ad avere una visione a 360 gradi, questo sì. E mi viene spontaneo star vicino a chi sta male. Ma le lamentele senza fondamento, e che dietro di sè non hanno un'intenzione a migliorare non mi piacciono, s'è capito??? La soluzione c'è, basta volerla e lei arriva.
E di negatività non voglio saperne oggi. E' stato un bellissimo sogno che mi ha sorpreso stanotte a darmi una bella luce. Il sogno era ambientato durante un concerto acustico dei Rem, con la mia amicona Mari sedute in seconda fila, e Michael Stipe è sceso a salutare il pubblico e mi ha abbracciata forte 2 volte, e io gli ho parlato inglese dicendogli quanto lo apprezzo! ma mi vedete, io che gli parlo speditamente in inglese???
Beh, qualcosa vorrà dire poi se accesa la radio in macchina me li sono ritrovati lì ad incantarmi con la loro musica ^^ assieme a una giornata bellissima con un sole splendente, che di più non si può! E dopo lavoro una tappa da Dani con consegna di un pezzo di torta e il pane che s'è persa ieri sera, poi da Francy per un caffè e 4 chiacchere spensierate, infornato il pane, pulito casa, e infine due dolci per pranzo e cena di domani!!!
Reduce da una bellissima cena di ieri sera, con una coppia di amici, prettamente vegetariana, tutto a base di zucca tranne il dolce! Questo il menù:
- salsa di zucca e noci ad accompagnare il mio primo pane cucinato ieri, con la mia pasta madre ^^
- sformatino di patate, scamorza e zucca con burro fuso e salvia
- risotto con la zucca, con riso semi-integrale
- sorpresa di tomino avvolto in zucca con erba cipollina
- infornata di patate e zucca al rosmarino
- torta croccante di cioccolato e ricotta, questa qui di Glo83
Sono ancora estasiata dalle soddisfazioni che ho avuto....e dal calore che ho ricevuto ^^
A dare calore se ne riceve immensamente e di più....
Carica così spacco tutto nel weekend, che dite???
Se ci poniamo dall'alto ad osservare conversazioni, rapporti, sensazioni, scopriamo che poche sono le cose positive che trapelano. Ne avevo già parlato, non sopporto le lamentele, ed è così che sempre dall'alto vedo che moltissime persone si lamentano e non fanno nulla per fare la differenza e cambiare rotta.
Perchè tant'è che se ci si lamenta bisognerebbe avere il coraggio di cambiare, ma sembra che dentro i propri dispiaceri, rabbia, delusioni si stia bene. Insomma si vuole migliorare, però non si vuole cambiare.
Il cambiamento prevede spesso sconvolgimenti di ritmi e abitudini, andare incontro a critiche e giudizi. E molte, moltissime persone non ce la fanno, e continuano a fare quello che facevano prima continuando a lamentarsi.
Io non ne posso più di sentire lamentarsi la gente, forse non ne posso più di sentirmi oppressata da queste lamentele, non sono le persone ma i contenuti di queste lamentele a pesare.
Cerco sempre di impegnarmi ad avere una visione a 360 gradi, questo sì. E mi viene spontaneo star vicino a chi sta male. Ma le lamentele senza fondamento, e che dietro di sè non hanno un'intenzione a migliorare non mi piacciono, s'è capito??? La soluzione c'è, basta volerla e lei arriva.
E di negatività non voglio saperne oggi. E' stato un bellissimo sogno che mi ha sorpreso stanotte a darmi una bella luce. Il sogno era ambientato durante un concerto acustico dei Rem, con la mia amicona Mari sedute in seconda fila, e Michael Stipe è sceso a salutare il pubblico e mi ha abbracciata forte 2 volte, e io gli ho parlato inglese dicendogli quanto lo apprezzo! ma mi vedete, io che gli parlo speditamente in inglese???
Beh, qualcosa vorrà dire poi se accesa la radio in macchina me li sono ritrovati lì ad incantarmi con la loro musica ^^ assieme a una giornata bellissima con un sole splendente, che di più non si può! E dopo lavoro una tappa da Dani con consegna di un pezzo di torta e il pane che s'è persa ieri sera, poi da Francy per un caffè e 4 chiacchere spensierate, infornato il pane, pulito casa, e infine due dolci per pranzo e cena di domani!!!
Reduce da una bellissima cena di ieri sera, con una coppia di amici, prettamente vegetariana, tutto a base di zucca tranne il dolce! Questo il menù:
- salsa di zucca e noci ad accompagnare il mio primo pane cucinato ieri, con la mia pasta madre ^^
- sformatino di patate, scamorza e zucca con burro fuso e salvia
- risotto con la zucca, con riso semi-integrale
- sorpresa di tomino avvolto in zucca con erba cipollina
- infornata di patate e zucca al rosmarino
- torta croccante di cioccolato e ricotta, questa qui di Glo83
Sono ancora estasiata dalle soddisfazioni che ho avuto....e dal calore che ho ricevuto ^^
A dare calore se ne riceve immensamente e di più....
Carica così spacco tutto nel weekend, che dite???
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domenica 9 ottobre 2011
Oggi si parla di Rock
"Zia sei bella e lo zio non riesce a resistere alla tua bellezza".
Questo è il ricordo della mia giornata di giovedì, con la piccola A. che mi ha lasciato un bellissimo bigliettino che ho appeso ad un pensile della cucina.
I bambini non giudicano, quello che vedono, sentono, odorano, lo esprimono, e questo è quello che mi piace nel passare del tempo con loro.
Dopo aver fatto un po' compiti, letto una favola africana sulla giraffa superba e la scimmietta furba e agile e poi colorato, ci siamo messe a pastrocchiare.
Ho lasciato scegliere ad A.la ricetta, ne avevo tratte un po' dalla rete, e quella prescelta è stata questa di B per Biscotto, i Rock cakes al muesli, i famosi biscotti di Harry Potter, saga che non ho letto, ma mi fido di Annamaria e di come ha descritto bene tutta la storia!!!
Abbiamo preso 200 farina "0", poi aggiunto un pizzico di sale una spolverata di noce moscata in polvere - e qui A. "ma è forte" - mezzo cucchiaino di cannella in polvere - "buona la cannella, che buono quest'odore, sa di Natale" - 100g burro freddo e del lievito (noi Cremor Tartaro) e mescolato tutto assieme. Ce n'è voluto un po' a mescolare il tutto, e A. c'ha messo tutta la sua energia!
Aggiunto 50g zucchero di canna Muscovado e 150g muesli e per aiutarci ad amalgamare ci siamo fatte aiutare da un po' di latte di riso (la ricetta originaria non lo prevede! ma in extremis....m'è servito!!!) e poi infine un'uovo sbattuto.
Acceso il forno a 200°C e poi ricoperto di carta da forno due teglie rettangolari.
E qui, abbiamo iniziato a fare delle palline con il composto e arrotolate in un mix di Muscovado e cannella, e riposte poi sulle teglie. Le abbiamo tenute un po' separate, come consigliato da Annalisa perchè si allargano in cottura! Dopo 15 minuti, ne sono uscite dei biscottini, un po' tanto allargati rispetto alla ricetta originaria, ma veramente buoni!!!
A. era soddisfattissima!dopo il pomeriggio è proseguito con una piccola passeggiata a vedere le galline dei miei suoceri, a rincorrere dietro ai polli del vicino che razzolano nel mio giardino, a bere il thè delle signore, con biscotti e tazze eleganti, in stile brittanico :) divertentissimo! e poi ancora giochi, mentre ripetevamo la poesia dei conigli da imparare a memoria, e infine a sfogliare libro degli animali di quand'ero piccola io con foto di tanti animali! Il pomeriggio è volato, e l'entusiasmo per entrambe era altissimo!
Ci siamo avviate a casa con i Rock cakes, che A. ha condiviso con i genitori e gli altri fratellini! ^^
Questi rock cakes cascano a pennello con un'affermazione che mi ha fatto molto riflettere in questo weekend...perchè di rock, ed essere rock voglio accennare.
Era stato il tormentone di Celentano, essere rock contrapposto all'essere lenti. E venerdì sera, a una bellissima serata con amiche, mi è stato detto che non sono rock...(diciamo che chi me l'ha detto non mi conosce, forse la cosa che mi ha colpito di più è stata la sparata di giudizio senza avere la minima idea di chi io sia, e per chi mi conosce bene, queste sparate mi fanno inviperire, sono parole al vento e dette tantoperdirequalcosasennòchedico e dimostrano poca profondità...mai fermarsi all'apparenza). E così eccomi a pensare a cosa significa essere rock. Perchè quando a Elena dici qualcosa, dilla per bene perchè lei annota e se la ricorda e se ne va ad approfondire anche!
Rock: roccia. Questa l'esatta traduzione della parola. Ecco quindi che essere rock è essere duri e forti, determinati, pronti a farsi calpestare (la roccia lo fa, no??) ma a non farsi distruggere, rotolare- il roll -, e poi trovare una nuova posizione. E quindi adattarsi a nuove situazioni, le proprie situazioni individuali, senza coinvolgimenti con il resto del mondo che non può compenetrare la roccia, che resta solo la propria essenza.
A questo punto dico che mi ci ritrovo. La mia vita m'ha messo spesso di fronte a situazioni estreme che poi mi hanno portato ad adattarmi e rendermi conto che la forte corazza che ho è tenace, mi protegge e mi fa andare avanti.
E comunque, anche se dovessi apparire "lenta" perchè ho abitudini che sembrano estreme, perchè amo essere chickosa o chissà perchè altro, beh dico solo che uno dei miei idoli musicali, Eddie Vedder, voce dei Pearl Jam, è prima di tutto rock e poi rocker, cantautore impegnato, attivista ecologista e vegetariano.
Quindi, togliamo i paraocchi e andiamo oltre.
Questo è il ricordo della mia giornata di giovedì, con la piccola A. che mi ha lasciato un bellissimo bigliettino che ho appeso ad un pensile della cucina.
I bambini non giudicano, quello che vedono, sentono, odorano, lo esprimono, e questo è quello che mi piace nel passare del tempo con loro.
Dopo aver fatto un po' compiti, letto una favola africana sulla giraffa superba e la scimmietta furba e agile e poi colorato, ci siamo messe a pastrocchiare.
Ho lasciato scegliere ad A.la ricetta, ne avevo tratte un po' dalla rete, e quella prescelta è stata questa di B per Biscotto, i Rock cakes al muesli, i famosi biscotti di Harry Potter, saga che non ho letto, ma mi fido di Annamaria e di come ha descritto bene tutta la storia!!!
Abbiamo preso 200 farina "0", poi aggiunto un pizzico di sale una spolverata di noce moscata in polvere - e qui A. "ma è forte" - mezzo cucchiaino di cannella in polvere - "buona la cannella, che buono quest'odore, sa di Natale" - 100g burro freddo e del lievito (noi Cremor Tartaro) e mescolato tutto assieme. Ce n'è voluto un po' a mescolare il tutto, e A. c'ha messo tutta la sua energia!
Aggiunto 50g zucchero di canna Muscovado e 150g muesli e per aiutarci ad amalgamare ci siamo fatte aiutare da un po' di latte di riso (la ricetta originaria non lo prevede! ma in extremis....m'è servito!!!) e poi infine un'uovo sbattuto.
Acceso il forno a 200°C e poi ricoperto di carta da forno due teglie rettangolari.
E qui, abbiamo iniziato a fare delle palline con il composto e arrotolate in un mix di Muscovado e cannella, e riposte poi sulle teglie. Le abbiamo tenute un po' separate, come consigliato da Annalisa perchè si allargano in cottura! Dopo 15 minuti, ne sono uscite dei biscottini, un po' tanto allargati rispetto alla ricetta originaria, ma veramente buoni!!!
A. era soddisfattissima!dopo il pomeriggio è proseguito con una piccola passeggiata a vedere le galline dei miei suoceri, a rincorrere dietro ai polli del vicino che razzolano nel mio giardino, a bere il thè delle signore, con biscotti e tazze eleganti, in stile brittanico :) divertentissimo! e poi ancora giochi, mentre ripetevamo la poesia dei conigli da imparare a memoria, e infine a sfogliare libro degli animali di quand'ero piccola io con foto di tanti animali! Il pomeriggio è volato, e l'entusiasmo per entrambe era altissimo!
Ci siamo avviate a casa con i Rock cakes, che A. ha condiviso con i genitori e gli altri fratellini! ^^
Questi rock cakes cascano a pennello con un'affermazione che mi ha fatto molto riflettere in questo weekend...perchè di rock, ed essere rock voglio accennare.
Era stato il tormentone di Celentano, essere rock contrapposto all'essere lenti. E venerdì sera, a una bellissima serata con amiche, mi è stato detto che non sono rock...(diciamo che chi me l'ha detto non mi conosce, forse la cosa che mi ha colpito di più è stata la sparata di giudizio senza avere la minima idea di chi io sia, e per chi mi conosce bene, queste sparate mi fanno inviperire, sono parole al vento e dette tantoperdirequalcosasennòchedico e dimostrano poca profondità...mai fermarsi all'apparenza). E così eccomi a pensare a cosa significa essere rock. Perchè quando a Elena dici qualcosa, dilla per bene perchè lei annota e se la ricorda e se ne va ad approfondire anche!
Rock: roccia. Questa l'esatta traduzione della parola. Ecco quindi che essere rock è essere duri e forti, determinati, pronti a farsi calpestare (la roccia lo fa, no??) ma a non farsi distruggere, rotolare- il roll -, e poi trovare una nuova posizione. E quindi adattarsi a nuove situazioni, le proprie situazioni individuali, senza coinvolgimenti con il resto del mondo che non può compenetrare la roccia, che resta solo la propria essenza.
A questo punto dico che mi ci ritrovo. La mia vita m'ha messo spesso di fronte a situazioni estreme che poi mi hanno portato ad adattarmi e rendermi conto che la forte corazza che ho è tenace, mi protegge e mi fa andare avanti.
E comunque, anche se dovessi apparire "lenta" perchè ho abitudini che sembrano estreme, perchè amo essere chickosa o chissà perchè altro, beh dico solo che uno dei miei idoli musicali, Eddie Vedder, voce dei Pearl Jam, è prima di tutto rock e poi rocker, cantautore impegnato, attivista ecologista e vegetariano.
Quindi, togliamo i paraocchi e andiamo oltre.
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giovedì 8 settembre 2011
Torta rovesciata alle mele
Eccomi sono tornata con una ricetta. In questo mesi non ho appeso il grembiule al gancio, anzi mi sono addirittura fissata con certe preparazioni. Una tra queste, la classica torta rovesciata alle mele. Ne ho provate di diversi tipi, quello più semplice da fare, che fu un successone pure al compleanno di mia mamma, è una ricetta presa precisamente dal mio librone di cucina onnivora "Cucina Italiana" edito da Edizioni Piemme.
Naturalmente c'ho messo mano, la ricetta tradizione prevede l'uso del burro, io l'ho provata pure così tradizionale, tant'è che poi l'ho rifatta con la margarina e aggiungendo dell'uvetta... effetto uguale, anzi direi quasi più buona, l'uvetta addolcisce di più e il sapore ricorda il ripieno di strudel! Che dire, a volte con poco si riesce a far bella figura, il successo è assicurato, il tempo che ci si impiega è quello per sbucciare le mele e cucinarle con un po' di zucchero e margarina, nulla di più, perchè mentre lo si fa il robot rimesta farina e margarina e quel po' di acqua. Sì, oramai vi ho svelato il procedimento, ed ora gli ingredienti:
Per la pasta:
300 gr di farina (io integrale o farro)
150 gr di burro (io margarina vegetale senza grassi idrogenati)
75 gr di acqua fresca, da aggiungere dopo che farina e burro si sono ammalgamati e creato una sorta di sabbia umida a grani
un pizzico di sale
Per le mele:
4 mele renette (io golden o quelle che ho trovato bio) tagliate a fettine
100 gr di burro (io margarina come sopra)
80 gr di zucchero (io mascobado, più sano, più gustoso e liquoroso a fine cottura)
opzionale uvetta ammollata
Beh, per la pasta avrete capito: robot, farina e margarina e poi l'acqua. Formare la palla e metterla in frigo per il tempo di cottura delle mele
Le mele, tagliate, vanno messe in padella con il burro e lo zucchero e l'uvetta - per rendere il tutto più dolce - poi appena cotte lasciarle raffreddare un po'.
In uno stampo apribile, mettere un foglio di carta da forno, versarci le mele con tutto il liquido di cottura e distribuirle bene, poi sopra metterci il disco di pasta, e subito in forno (ventilato meglio, che asciuga) per 40 minuti a 180°.
Dopo la prova stecchino, spegnere e lasciar intiepidire. Poi aprire i bordi della teglia da dolce, e sfilarli mantenendo alti i bordi della carta da forno per non far uscire il liquido delle mele. Appoggiare sopra la pasta un piatto di portata, e velocemente, girare il tutto. Togliere la carta da forno, e appariranno le mele, leggermente dorate dal mascobado, e quel poco di liquido in eccesso colerà sul bordo del piatto...sembrerà quasi una gelatina. Il dolce va servito tiepido, pertanto appena messo sul piatto, zac fetta e si slurpa alla grande ^_^
La sperimentazione con le rovesciate di mele continua, un'altra in serbo per i prossimi mesi, l'autunno è alle porte, cosa di meglio di mele, mele e mele???
Naturalmente c'ho messo mano, la ricetta tradizione prevede l'uso del burro, io l'ho provata pure così tradizionale, tant'è che poi l'ho rifatta con la margarina e aggiungendo dell'uvetta... effetto uguale, anzi direi quasi più buona, l'uvetta addolcisce di più e il sapore ricorda il ripieno di strudel! Che dire, a volte con poco si riesce a far bella figura, il successo è assicurato, il tempo che ci si impiega è quello per sbucciare le mele e cucinarle con un po' di zucchero e margarina, nulla di più, perchè mentre lo si fa il robot rimesta farina e margarina e quel po' di acqua. Sì, oramai vi ho svelato il procedimento, ed ora gli ingredienti:
Per la pasta:
300 gr di farina (io integrale o farro)
150 gr di burro (io margarina vegetale senza grassi idrogenati)
75 gr di acqua fresca, da aggiungere dopo che farina e burro si sono ammalgamati e creato una sorta di sabbia umida a grani
un pizzico di sale
Per le mele:
4 mele renette (io golden o quelle che ho trovato bio) tagliate a fettine
100 gr di burro (io margarina come sopra)
80 gr di zucchero (io mascobado, più sano, più gustoso e liquoroso a fine cottura)
opzionale uvetta ammollata
Beh, per la pasta avrete capito: robot, farina e margarina e poi l'acqua. Formare la palla e metterla in frigo per il tempo di cottura delle mele
Le mele, tagliate, vanno messe in padella con il burro e lo zucchero e l'uvetta - per rendere il tutto più dolce - poi appena cotte lasciarle raffreddare un po'.
In uno stampo apribile, mettere un foglio di carta da forno, versarci le mele con tutto il liquido di cottura e distribuirle bene, poi sopra metterci il disco di pasta, e subito in forno (ventilato meglio, che asciuga) per 40 minuti a 180°.
Dopo la prova stecchino, spegnere e lasciar intiepidire. Poi aprire i bordi della teglia da dolce, e sfilarli mantenendo alti i bordi della carta da forno per non far uscire il liquido delle mele. Appoggiare sopra la pasta un piatto di portata, e velocemente, girare il tutto. Togliere la carta da forno, e appariranno le mele, leggermente dorate dal mascobado, e quel poco di liquido in eccesso colerà sul bordo del piatto...sembrerà quasi una gelatina. Il dolce va servito tiepido, pertanto appena messo sul piatto, zac fetta e si slurpa alla grande ^_^
La sperimentazione con le rovesciate di mele continua, un'altra in serbo per i prossimi mesi, l'autunno è alle porte, cosa di meglio di mele, mele e mele???
martedì 28 giugno 2011
Arancine di cus cus
Sto un po' ricapitolando ciò che ho cucinato quest'ultimo mese. Un po' di cosette mi sono veramente riuscite bene, che dire meglio che le proponga, no???
Le arancine ce le avevo in mente da un po'. Avevo letto la ricetta nel blog di Mirko, e veramente avevo l'acquolina in bocca a vederle. Dovevo assolutamente provarle...il tempo era poco, mi appuntai di farlo nel periodo post esami.
L'occasione per provarle prima fu il 2 giugno: ero invitata da amici a una grigliata (haimè, non incazzatevi, ma ho molti amici mangiatutto, anzi solo mangiacarne con cui ci cozzo di continuo, una "lotta" spietata a suon di piatti, per fortuna loro cedono ai miei ^_^) Naturalmente ero il problema della serata, oramai sanno che preferisco non impegnare nessuno in preparazioni vegetariane, non oso nemmeno proporre qualcosa di vegano, così mi porto da casa l'occorrente, offro ciò che preparo e così stuzzico il palato di chi è lontano mille miglia dai miei sapori. Gli apprezzamenti ci sono sempre, e anche le richieste di rifare quello che porto in altre occasioni!
Beh, quel giorno decisi di portare guacamole: c'è chi mi ha chiesto se era tutto crudo! ehn beh, certo che sì, che domande!!! E l'ha mangiata pure un amico che non tocca verdura :( non sa che si perde, però l'avocado in questa veste gli è piaciuto!!! Evviva, l'ho conquistato!
Come piatto unico m'ero preparata il cus cus di zucchine, già proposto qui. E qui il malanno. Mentre me lo preparavo, al primo giro di "bagna" del cus cus, eccedendo con l'acqua, il risultato è stato una poltiglia consistente. Non volevo assolutamente gettare, l'idea pertanto è stata di recuperare il tutto, il giorno seguente, facendo le famose e adorate arancine! Al posto del riso, cus-cus di riso/mais allo zafferano!!!e il ripieno del piselli appena lessati.
Ecco gli ingredienti, per 6 arancine! la mia versione è vegetariana, -ho usato l'uovo delle galline dei suoceri-
- 150 gr di cus cus di riso/mais scotto!!!
- una bustina di zafferano
- piselli lessati
- uova, farina di riso e pangrattato per la doratura
- olio di girasole per friggere
- sale q.b.
Si tratta di pura manualità: con entrambe le mani si prende il cus cus e si amalgama il tutto, rendendo un composto colloso; poi si crea un varco in questa palla semi-formata e all'interno si mettono piselli - ma ci si può sbizzarrire con il ben di Dio che la natura offre!! zucchine trifolate, peperoni...- si ricompone l'arancina, serrando bene attorno ai piselli il cus cus.
Dopo aver dato forma alle 6 arancine, è l'ora della panatura. Si sbatte l'uovo, e si preparano due piatti in cui riporre farina di riso, e pane grattuggiato. Passare le arancine prima nella farina di riso, questo permetterà di asciugare l'umidità in eccesso, poi nell'uovo, e per ultimo nel pane grattato.
Le arancine ce le avevo in mente da un po'. Avevo letto la ricetta nel blog di Mirko, e veramente avevo l'acquolina in bocca a vederle. Dovevo assolutamente provarle...il tempo era poco, mi appuntai di farlo nel periodo post esami.
L'occasione per provarle prima fu il 2 giugno: ero invitata da amici a una grigliata (haimè, non incazzatevi, ma ho molti amici mangiatutto, anzi solo mangiacarne con cui ci cozzo di continuo, una "lotta" spietata a suon di piatti, per fortuna loro cedono ai miei ^_^) Naturalmente ero il problema della serata, oramai sanno che preferisco non impegnare nessuno in preparazioni vegetariane, non oso nemmeno proporre qualcosa di vegano, così mi porto da casa l'occorrente, offro ciò che preparo e così stuzzico il palato di chi è lontano mille miglia dai miei sapori. Gli apprezzamenti ci sono sempre, e anche le richieste di rifare quello che porto in altre occasioni!
Beh, quel giorno decisi di portare guacamole: c'è chi mi ha chiesto se era tutto crudo! ehn beh, certo che sì, che domande!!! E l'ha mangiata pure un amico che non tocca verdura :( non sa che si perde, però l'avocado in questa veste gli è piaciuto!!! Evviva, l'ho conquistato!
Come piatto unico m'ero preparata il cus cus di zucchine, già proposto qui. E qui il malanno. Mentre me lo preparavo, al primo giro di "bagna" del cus cus, eccedendo con l'acqua, il risultato è stato una poltiglia consistente. Non volevo assolutamente gettare, l'idea pertanto è stata di recuperare il tutto, il giorno seguente, facendo le famose e adorate arancine! Al posto del riso, cus-cus di riso/mais allo zafferano!!!e il ripieno del piselli appena lessati.
Ecco gli ingredienti, per 6 arancine! la mia versione è vegetariana, -ho usato l'uovo delle galline dei suoceri-
- 150 gr di cus cus di riso/mais scotto!!!
- una bustina di zafferano
- piselli lessati
- uova, farina di riso e pangrattato per la doratura
- olio di girasole per friggere
- sale q.b.
Si tratta di pura manualità: con entrambe le mani si prende il cus cus e si amalgama il tutto, rendendo un composto colloso; poi si crea un varco in questa palla semi-formata e all'interno si mettono piselli - ma ci si può sbizzarrire con il ben di Dio che la natura offre!! zucchine trifolate, peperoni...- si ricompone l'arancina, serrando bene attorno ai piselli il cus cus.
La frittura segue a tutto ciò! Non sono grande esperta di fritti, sono andata a "naso", ed è riuscita un'ottima doratura! l'olio utilizzato è stato di girasole, che coprisse per metà le arancine. Raggiunta la temperatura, le ho immerse e girate e rigirate, cercando di mantenere con il fuoco una temperatura pressochè costante dell'olio.
Forse fortuna della principiante! e poi in cucina poca puzza d'olio fritto, credo d'aver proprio fatto un ottimo lavoro ^_^ sì sì sì....
domenica 27 febbraio 2011
Disastri copia e incolla
Grigiore e freddo... un'altra domenica da re-inventarsi in casa!
Avevo in progetto di provare a prepararmi il seitan in casa, nulla di più disastroso: mi sono ritrovata con un rotolino di 3 cm di lunghezza di glutine.
Certo me la sono proprio voluta, mi sono intestardita che dovevo provare a farlo con la farina di farro...e il risultato è stato: poco glutine. Ebbene, ne ho tratto delle considerazioni positive:
- il farro contiene poco glutine, risulta più digeribile infatti, e non mi provoca tutte quei gonfiori e problemi di pelle che mi dà il grano;
- il seitan è una bomba proteica! facendolo (o almeno provandoci), si capisce quanta farina sia necessaria per tirarne fuori una quantità tale da permetterci di fare un pasto...io ne uso veramente poco, preferisco i cereali integrali in chicco e legumi piuttosto...
Dovevo assolutamente rimediare la giornata in cucina. Il frigorifero mi presentava delle tagliatelle che avevo preparato il giorno prima, e un cavolo romano...idea!!! in Sicilia avevo mangiato una pasta fatta in casa con un sughetto delizioso di cavolfiore, uva passa e pinoli, facilissimo da riproporre!
In un battibaleno ho lessato il cavolo, l'ho poi saltato in padella con dell'uva passa precedentemente ammollata in acqua e ho aggiunto pure dei pinoli tostati. Del cavolo una parte lo tenuta intera a cimette, e un'altra l'ho schiacciata con una forchetta per formare una cremina.
Le tagliatelle si sono cotte in pochi minuti, unite al sughetto sono state il nostro pranzo della domenica! deliziose e gustose come quelle mangiate due settimane fa in Sicilia!
Bon appetit!
Avevo in progetto di provare a prepararmi il seitan in casa, nulla di più disastroso: mi sono ritrovata con un rotolino di 3 cm di lunghezza di glutine.
Certo me la sono proprio voluta, mi sono intestardita che dovevo provare a farlo con la farina di farro...e il risultato è stato: poco glutine. Ebbene, ne ho tratto delle considerazioni positive:
- il farro contiene poco glutine, risulta più digeribile infatti, e non mi provoca tutte quei gonfiori e problemi di pelle che mi dà il grano;
- il seitan è una bomba proteica! facendolo (o almeno provandoci), si capisce quanta farina sia necessaria per tirarne fuori una quantità tale da permetterci di fare un pasto...io ne uso veramente poco, preferisco i cereali integrali in chicco e legumi piuttosto...
Dovevo assolutamente rimediare la giornata in cucina. Il frigorifero mi presentava delle tagliatelle che avevo preparato il giorno prima, e un cavolo romano...idea!!! in Sicilia avevo mangiato una pasta fatta in casa con un sughetto delizioso di cavolfiore, uva passa e pinoli, facilissimo da riproporre!
In un battibaleno ho lessato il cavolo, l'ho poi saltato in padella con dell'uva passa precedentemente ammollata in acqua e ho aggiunto pure dei pinoli tostati. Del cavolo una parte lo tenuta intera a cimette, e un'altra l'ho schiacciata con una forchetta per formare una cremina.
Le tagliatelle si sono cotte in pochi minuti, unite al sughetto sono state il nostro pranzo della domenica! deliziose e gustose come quelle mangiate due settimane fa in Sicilia!
Bon appetit!
lunedì 24 gennaio 2011
La mia sacher
Il sole è consolatorio in una giornata come oggi, in cui l'umore è al top, ma la stanchezza di un periodo molto intenso si fa sentire. Ora mi aspettano giornate ancora più dure, ho due esami da preparare per i primi di febbraio, e praticamente dovrò dedicarmi a questo per tutte le serate...così ho ben pensato di viaggiare con i ricordi al mese di dicembre, tempo in cui riuscivo a scatenarmi tantissimo in cucina dando sfogo a una delle mie passioni preferite: fare dolci!
Mi è tornata in mente la mia Sacher.... adoro la cioccolata, nonostante sia un alimento (ma lo si può chiamare tale?, mah!!!a me piuttosto che alimentarmi, mi carica, addolcisce, ammorbidisce e coccola...) un po' da evitare, soprattutto nei casi di gastriti, difficoltà nell'assimilazione, però uno strappo alla regola ogni tanto può starci se non ci sono patologie gravi in corso.
E' un dolce re-inventato da me, più che altro personalizzato alle mie necessità/abitudini/convinzioni, molto leggero (provare per credere) e che assicura un grande successo.
Ingredienti
- 1 tazza grande da caffè di yogurt (alternativa vegana: yogurt di soja)
- 2 tazze di zucchero di canna
- 3 tazze di farina bianca di farro
- 3 uova intere (alternativa vegana, latte di soya fino a mantenere un impasto morbido, ma non troppo liquido)
- 3 cucchiai di margarina vegetale
- 1 bustina di cremor tartaro
- 70 di cioccolato fondente fuso a bagno maria
- 1 pizzico di sale
In un recipiente unire yogurt, zucchero, uova e margarina, e mescolare fino a quando si crea un composto omogeneo. Dopodichè aggiungere la farina , un po' per volta, il sale e infine il cremor tartaro. Deve risultare un composto semi-solido, ma cremoso. L'ultimo ingrediente da unire è il cioccolato fuso a bagnomaria: attenzione non deve essere bollente appena tolto dal fuoco, bensì leggermente raffreddato ma non troppo, in quanto poi inizia a solidificare e renderebbe l'impasto del dolce duro.
Impostare il forno a 180 gradi, foderare una teglia rotonda con della carta da forno inumidita e infornare per 45 minuti. Trascorso questo tempo, verificare se l'impasto è lievitato, e se nell'aria c'è un delizioso profumo di dolce cioccolato, è cotto! Di solito vado a naso, poi verifico la cottura con uno stuzzicadente, infilandolo e tirandolo subito fuori: se non presenta residui di impasto, il dolce è cotto.
Lasciare a riposo in forno per mezz'ora; poi togliere la torta dalla teglia e lasciarla raffredare completamente. Questo è necessario per permettere di tagliare a metà la torta per facilitare la farcitura. Quest'operazione è la più difficile: riuscire a tagliarla a metà senza romperla, alzare il coperchio, guarnirla e poi rimettere sopra il disco, per me è sempre una fatica enorme...ma ce l'ho fatta! Ho guarnito utilizzando la marmellata di susine fatta dalla suocera.
Finita quest'operazione si deve preparare la glassa per ricoprire l'esterno....e qui me la sono proprio inventata di sana pianta, e non nego di essere andata decisamente a caso.
Gli ingredienti sono:
- 150 gr di cioccolato fondente
- 50 gr circa di zucchero a velo
- poca acqua calda
- 1 cucchiaino di margarina
A bagnomaria si mettono cioccolato e zucchero a velo, e si aggiunge un po' d'acqua. Si lascia sciogliere il tutto, e poi con una frusta si sciolgono i grumi che si sono formati. Si aggiunge il cucchiano di margarina, e se il composto risulta essere ancora duro, un'altra po' d'acqua.
Per glassare la torta ci si deve servire di una gratella, a cui sotto si mette un foglio di carta da forno, o carta da frigo, per raccogliere la cioccolata in eccesso che cadrà.
Conclusa questa operazione, lasciar raffreddare...e dopo un paio d'ore può già essere mangiata!!!
Mi è tornata in mente la mia Sacher.... adoro la cioccolata, nonostante sia un alimento (ma lo si può chiamare tale?, mah!!!a me piuttosto che alimentarmi, mi carica, addolcisce, ammorbidisce e coccola...) un po' da evitare, soprattutto nei casi di gastriti, difficoltà nell'assimilazione, però uno strappo alla regola ogni tanto può starci se non ci sono patologie gravi in corso.
E' un dolce re-inventato da me, più che altro personalizzato alle mie necessità/abitudini/convinzioni, molto leggero (provare per credere) e che assicura un grande successo.
Ingredienti
- 1 tazza grande da caffè di yogurt (alternativa vegana: yogurt di soja)
- 2 tazze di zucchero di canna
- 3 tazze di farina bianca di farro
- 3 uova intere (alternativa vegana, latte di soya fino a mantenere un impasto morbido, ma non troppo liquido)
- 3 cucchiai di margarina vegetale
- 1 bustina di cremor tartaro
- 70 di cioccolato fondente fuso a bagno maria
- 1 pizzico di sale
In un recipiente unire yogurt, zucchero, uova e margarina, e mescolare fino a quando si crea un composto omogeneo. Dopodichè aggiungere la farina , un po' per volta, il sale e infine il cremor tartaro. Deve risultare un composto semi-solido, ma cremoso. L'ultimo ingrediente da unire è il cioccolato fuso a bagnomaria: attenzione non deve essere bollente appena tolto dal fuoco, bensì leggermente raffreddato ma non troppo, in quanto poi inizia a solidificare e renderebbe l'impasto del dolce duro.
Impostare il forno a 180 gradi, foderare una teglia rotonda con della carta da forno inumidita e infornare per 45 minuti. Trascorso questo tempo, verificare se l'impasto è lievitato, e se nell'aria c'è un delizioso profumo di dolce cioccolato, è cotto! Di solito vado a naso, poi verifico la cottura con uno stuzzicadente, infilandolo e tirandolo subito fuori: se non presenta residui di impasto, il dolce è cotto.
Lasciare a riposo in forno per mezz'ora; poi togliere la torta dalla teglia e lasciarla raffredare completamente. Questo è necessario per permettere di tagliare a metà la torta per facilitare la farcitura. Quest'operazione è la più difficile: riuscire a tagliarla a metà senza romperla, alzare il coperchio, guarnirla e poi rimettere sopra il disco, per me è sempre una fatica enorme...ma ce l'ho fatta! Ho guarnito utilizzando la marmellata di susine fatta dalla suocera.
Finita quest'operazione si deve preparare la glassa per ricoprire l'esterno....e qui me la sono proprio inventata di sana pianta, e non nego di essere andata decisamente a caso.
Gli ingredienti sono:
- 150 gr di cioccolato fondente
- 50 gr circa di zucchero a velo
- poca acqua calda
- 1 cucchiaino di margarina
A bagnomaria si mettono cioccolato e zucchero a velo, e si aggiunge un po' d'acqua. Si lascia sciogliere il tutto, e poi con una frusta si sciolgono i grumi che si sono formati. Si aggiunge il cucchiano di margarina, e se il composto risulta essere ancora duro, un'altra po' d'acqua.
Per glassare la torta ci si deve servire di una gratella, a cui sotto si mette un foglio di carta da forno, o carta da frigo, per raccogliere la cioccolata in eccesso che cadrà.
Conclusa questa operazione, lasciar raffreddare...e dopo un paio d'ore può già essere mangiata!!!
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mercoledì 7 luglio 2010
Frittata con le patate
Oggi la mia dispensa mi proponeva ben poche cose, e tra queste uova e patate lesse. Solitamente cerco di ottimizzare ed economizzare con quello che ho, e pertanto ho azzardato una frittata molto buona, semplice, soffice e veloce da fare!
Ingredienti: (per 2 persone)
- n. 2 uova (le mie arrivano direttamente dal pollaio dei suoceri...)
- n. 1 patata lessa di media dimensione
- erba cipollina a piacere
- sale q.b.
- un cucchiaio di olio d'oliva
Sbattute le uova in una terrina, si aggiungono la patata che precedentemente si avrà schiacciato con una forchetta, l'erba cipollina e il sale. Rendere questo composto più omogeneo possibile: sicuramente si formeranno dei grumi che non danno alcun fastidio alla realizzazione finale della ricetta.
Nel frattempo scaldare una padella con l'olio e poi aggiungere il composto d'uova.
Cucinare a fuoco lento entrambe i lati, fino a che si forma una crosticina croccante!
In massimo 15 minuti il piatto è pronto e servito!
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