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mercoledì 17 luglio 2013

Trascuratezza, parliamone.

Scrivo meno, penso di più.
Questo è il senso di questo periodo. Arriva luglio e le riflessioni non mancano. Mentre gennaio diventa il mese nero, luglio si trasforma nel mese delle riflessioni.
E delle paranoie. E delle incazzature.

Ciò che mi preme di più è il senso del sentirsi trascurati. Mi hanno insegnato a darmi al 100% nella vita, liberamente e sfrontatamente. Probabilmente è un aspetto di gratitudine verso il mondo che i miei genitori, in particolare mio papà, hanno voluto trasmettere, diventando me medesima, "merce" nelle contrattazioni amicali, relazionali  e lavorative. Dove c'è un raggio, c'è Sole.
Questo darsi incessantemente, spesso inceppa. E questi sono i casi più frequenti dell'inceppamento. Che tradotto significa: statemi alla larga.
- l'Io di più. La grande moda social, quella della condivisione sociale, di quel che si fa, legge, visita. Tutti grandi esperti, pochi gli intenditori. Tutti grandi luminari, pochi gli illuminati. Consigli dispensati a go-go, L'Io  che mette mi piace a tutto, ma è pronto a criticare tutto. l'Io che non ascolta altro che la propria ragione e vuole che tu sia il suo adepto. Si tratta dell' Io "che faccio di più di te", che "piaccio alla gente più di te". L'Io che "mi faccio i cazzi tuoi, ma non mi ricordo nemmeno più la tua voce".
E' l'Io più superficiale che esiste, eppure il più famoso e diffuso.

- entusiasmo, schiaccia entusiasmo. Ovvero quando chi ti vuole schiacciare,  usa l'entusiasmo, smorzando il tuo, criticandolo e reputandolo debole, insignificante, illogico, storpio, difficile. E si prodiga ancora di più, per emergere. Spesso è l'ego altrui che agisce, con una pizzico di gelosia e una manciata di invidia. Quando cozza con me. Bum, sparisco.

- il fancazzismo. Ovvero quando inceppi in rapporti in cui devi costruire tutto da solo. E l'altro/a sta passivo ad aspettare. O almeno, così te la dà a pensare: sotto sotto, il piano sornione è costruito ad arte,  per spremerti fino all'ultimo. Tipico del mondo del lavoro: le soluzioni sono abbandonare il lavoro  o un pestaggio. O la vendetta. (ultimamente opterei per opzione 2... )

- il senso di colpa.  Il grande dogma nascosto della Chiesa, usato ad hoc dai migliori mancati preti e suore. Chi lo usa sa è essere spietato,  per sfruttarti e sfinirti. Perchè sa che la leva è usare la tua immensa gratitudine.

Ora ditemi voi, ce ne sono altri casi, di spietati e altamente usati?
Che sto perdendo il senso dell'orientamento in questo luglio caldo e avvilente.

Di una cosa sono certa: la mia riflessione nasce da un fatto. 
Il mio essere Sole non ammette trascuratezza, pena l'oscuramento del pianeta tutto. E non ammette di essere trascurata.
E domenica scorsa l'ho capito, mentre ero appesa alla corda, arrampicando la parete ovest delle Cinque Torri: per un attimo ho perso la fiducia del mio amico, a cui ero legata,  che si era distratto in chiacchiere. 
Eh no, cazzo, questo non si fa!

lunedì 8 luglio 2013

A parlar di vino

Un venerdì sera, in orario da aperitivo, in una delle tante cantine della gioiosa Marca Trevigiana.
Di cantina in cantina, dovrei dire. Lasciato il mio posto di lavoro, mi sono diretta in questa cantina qui, a San Polo di Piave (TV), che ospitava un evento che aveva come ospiti Massimo Carlotto e Sandro Sangiorgi: il primo noto scrittore noir, il papà del vero Alligatore, ma anche scrittore di molti romanzi di indagine, il secondo giornalista enogastronomico, esperto di vini, sommelier, pioniere del movimento Slow Food.

In un splendido contesto, sotto una vite  a Bellussi, tipico allevamento di viti diffuso quasi esclusivamene nella zona di Treviso, (e a scemare tra Padova e anche nel bolognese), sopra un carro allestito a festa,  i due sopracitati, un giornalista che moderava l'incontro e un bravo bluesman, accompagnatore musicale della serata.

"Vino e letteratura", il titolo della serata era questo. La chiacchierata è stata da capogiro, moltissimi gli spunti che mi sono portata a casa, e soprattutto concetti essenziali, svestiti da quanto semplici essi siano.


Vi lascio solo tre spunti su cui  meditare, quelli che possiamo pure cogliere nella nostra quotidianità.
Il vino: vino naturale in primis, quello che accoglie e sfrutta la propria naturalità fatta anche di enzimi e lieviti  presenti in esso; e cosa fa il vino? Tre cose fondamentali: restituisce il luogo dove cresce la vite e ne mantiene le tradizioni e i sapori originali,  nutre il fisico e lo spirito, rafforza il rapporto con il cibo. Sono tre qualità spesso dimenticate e sottovalutate, scontate direi io. eppure Sangiorgi le valorizza. Non si possono dimenticare.
La passione: diventa un argomento cardine. Carlotto interviene dicendo che nel momento in cui degusta un vino, un suo pensiero va sempre al produttore, e alla fatica che si cela dietro alla passione per l'uva  e la sua trasformazione. Una passione che traspare soprattutto nella qualità e nell'esprimere la vera natura del vino. Una passione che però sta marcendo e perdendo il suo significato nell'Italia dei nostri anni,  la definisce la "passione di spessore", quella che fa girare il mondo, ma che in Italia in ogni settore e ambito è stata persa (si pensi alla politica ad esempio). Lui si ritiene fortunato: scrive e dosa a suo piacimento la passione nei suoi personaggi. Bello, no? Anche nel progetto letterario che lo vede protagonista con Marco Videtta in questi mesi, "Le vendicatrici", ovvero una lettura noir della condizione della donna che vive ai giorni d'oggi, con la crisi che la travolge e che la discrimina. Lui lo dice: si è innamorato delle quattro protagoniste di questo filone... e non so se sia stata una frase ad effetto, oppure no, sta di fatto che ora il desiderio di buttarcisi sopra a queste storie è immediata. La passione con cui ne ha parlato era palese e contagiosa!
Sensi: assaporare i vini e degustarli è avvicinarsi a sè stessi e all'uso di tutti i nostri sensi. La moda ha un periodo breve per quanto riguada i gusti e Sangiorgi aggiunge pure che è inutile fare gli snob o i bastiancontrari per forza. Se piace un vino, che è e fa la moda del momento, accettiamolo!, se invece non ci piace, va bene lo stesso! si deve capire che degustare  è acuire i propri sensi e non seguire la moda.

Che ne dite, cosa ne possiamo trarre da questa chiacchierata sotto le vigne?
Io mi sono molto rinvigorita, ho avuto modo di affrancare le mie convinzioni in merito, soprattutto per ciò che riguarda i sensi. Spesso dimenticati, ma pur sempre protagonisti di ogni singolo atto che facciamo. Determinano la nostra libertà di esprimerci, la libertà vera, quella  che più volte tiro in ballo, e che è lontana dal liberismo e dai libertini e dai popolani (o popolari, o popolanti, o popo-lesi, o popoliani?) della libertà. Libertà. Punto.
Che ne dite, calice alla mano e ci meditiamo un po' su ???

domenica 30 giugno 2013

paura della libertà?

Easy Rider - monologo sulla libertà

"Lo sai, una volta questo era proprio un gran bel paese, e non riesco a capire quello che gli è successo."
"E'  che tutti hanno paura, ecco cos'è successo. Noi non possiamo neanche andare in uno di quegli alberghetti da due soldi,[...] credono che si vada a scannarli o qualcosa. Hanno paura."
"Si, ma non hanno paura di voi, hanno paura di quello che voi rappresentate..."
"Ma quando... per loro noi siamo solo della gente che ha bisogno di tagliarsi i capelli."
"Ma no, quello che voi rappresentate per loro è la libertà."
"E che c'è di male nella  libertà, la libertà è tutto!"
"Ah sì è vero, la libertà è tutto, d'accordo. Ma parlare di libertà ed essere liberi, sono due cose diverse. Voglio dire che è difficile essere liberi quando ti comprano e ti vendono al mercato. E bada a non dire mai a nessuno che non è libero  perché allora quello si darà un grand' affare a uccidere e a massacrare, per dimostrarti che lo è. Ah certo ti parlano, e ti parlano e ti riparlano di questa famosa  libertà individuale, ma quando vedono un individuo veramente libero  allora hanno paura." 
"Eh,  la paura  però non li fa scappare.."
"No, ma li rende pericolosi..."