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giovedì 13 febbraio 2014

No Captcha Day

No captcha day: ovvero facciamoci sentire a furor di blogger!!!

Per l'occasione, in stile Sole, vorrei che tutti voi provaste l'elisir della giornata senza captcha, da bere ogni mattina per portarvi a pranzo senza alcun cenno di fame: un frullato energetico e pieno di proprietà (antiossidante, lassativo, vitamina C, omega 3, utilizzo di zuccheri non raffinati, nessun ingrediente di origine animale, ricetta vegan e con quasi esclusivo utilizzo di alimenti crudi ).
Lo dedico all'Alligatore, all'iniziativa che ha messo in piedi, ben descritta  qui, e a questa giornata speciale!

Ingredienti per un frullato:
- 2 kiwi pelato e a tocchetti
- una manciata di semi di girasole
- una manciata di semi di lino
- una manciata di anacardi
- una manciata di uvetta sultanina
- un cucchiaio di malto di riso o mais
- 150-200 ml di latte vegetale a piacere (meglio di riso)

Appena svegli, mentre vi preparate il thé bancha, munitevi di vaso e minipimer. Dentro al vaso cacciatevi con decisione gli ingredienti e poi azionate il frullatore a immersione: su e giù, su e giù fino a quando non si presenterà una deliziosa poltiglia color Alligatore,  che delizierà il vostro palato.
In un bicchiere di birra, o in una tazzona dimensione large, versatelo e gustatelo mentre assaporate i primi momenti della giornata...

Il tormento captcha improvvisamente svanirà e la giornata inizierà alla grande!

lunedì 1 ottobre 2012

Autunno dolciastro

E' autunno. Accettiamolo, non facciamoci prendere dalla tristezza facendo colare il nostro naso. Cerchiamo di prendere il meglio di questa stagione, cogliamo l'aspetto positivo della stagione dall'animo melanconico, osservando le foglie cadere che altro non sono speranza per la nuova vita che verrà, per il rinnovamento necessario a ognuno di noi. Ci rattrista il doverci fermare, ma impariamo dalla natura stessa a cogliere questo invito a riconsiderare la calma, la lentezza, ad abituarci alla minor luce che sarà sempre meno presente nelle nostre giornate.

A tal proposito, due spunti: il testo di una canzone di Carmen Consoli - vado a periodi con la musica, questo è quello di massima ispirazione con la cantantessa, e la sua melanconia è adatta all'autunno - e una mia ricettina ^_^

Si tratta di Autunno dolciastro. A me fa venire i brividi...

Lentamente tra una pagina e l'altra di un libro qualunque
ingannavo l'attesa
gia' settembre
poche voci distanti e un autunno distratto al di la' dei vetri
quasi speravo che non arrivassi piu'
quasi credevo che non mi mancassi
eppure
stavo aspettando
distrarsi sembrava piuttosto facile
credevo di sopportare la tua indifferenza cercando pretesti e rimedi inutili
eri tu quel tasto dolente
eri tu autunno dolciastro
eri tu
Freddamente valutavo i miei limiti i gesti avventati le frequenti rinunce
era tardi e bruciavano gli occhi fissavo il soffitto
il mio letto disfatto quasi speravo che non arrivassi piu'
quasi credevo che non mi mancassi
eppure
stavo aspettando
distrarsi sembrava piuttosto facile
credevo di sopportare la tua indifferenza cercando pretesti e rimedi inutili
credevo di soffocare la mia insofferenza
eri tu quel tasto dolente
eri tu autunno dolciastro
eri tu eri tu quel tasto dolente
eri tu autunno dolciastro
eri tu autunno dolciastro...

e giust'appunto, autunno dolciastro in cucina ...
Gli ingredienti sono 300 gr di farina integrale, 100 gr di zucchero di canna mascobado, 50 gr di farina di castagne, 200-300 ml di latte di soia (a seconda del grado di umidità della giornata, ho notato che i liquidi variano molto con il clima, il grado di idratazione varia tantissimo), 50 ml di olio di semi di girasole, una bustina di cremor tartaro, 1-2 mele.
Le mie mele stivate, ammaccate dalla grandine, bio, buone.

Velocissimo: prendere il robot da cucina, mettere le farine, il cremor tartaro  e lo zucchero e dare una mescolata veloce. Unire i liquidi e azionare. Il composto è pronto da travasare in uno stampo per dolci a cui andremo a stendere della mela tagliata a fettine. Infornare per 45-50 minuti a 180°, forno statico!

Et-Voilà! un dolciastro dai sapori autunnali. Ne esce una classica focaccia co le mele sopra, brutta da vedere, giusta per colazione. Ottima direi per scaldare il nostro corpo, tenerlo a freno dagli zuccheri che tendenzialmente con i primi freddi si tende abusare.
Nulla di più semplice, vegan, salutare, dal sapore autunnale...un po' castagna, un po' mela, un po' pigrizia e un po' melanconica...

Lo sguardo alle foglie che cadono,
ai forti colori che la natura vuole offrirci,
 a quell'ultimo raggio di sole che vuole rimanere impresso nelle foglie...


martedì 18 settembre 2012

Piece of my heart




Pezzo cantato col cuore ... con cui Arianna Antinori ha concluso il concerto ieri   nel mio paesello di provincia dove sono nata e cresciuta, Vascon, durante la manifestazione "Co' i piè descalsi".
Clima sereno, rock e blues e soul, amici e e un bicchiere di vino: a volte il segreto è proprio questo, riappropriarsi della leggerezza  e non farsi mille seghe mentali tipiche della nostra società. La musica ha questa capacità di farci allontanare dai pensieri e unirci agli altri. Così è stato negli ultimi quattro giorni, in cui ogni sera non mi sono fatta mancare un concerto, tra cover band di ACDC, Ramones, concerto di Morricone all'Arena, e rockabilly e rock-blues. Stili e generi diversi certo. Versatilità e voglia di scoprire compensano queste diversità.

E poi c'è il pezzo di cuore che oggi ho sfornato! Si tratta di un dolce, poco dolce, desiderato perchè già sento odore di autunno, e m'è venuta voglia di castagne, e la farina di castagne c'era e pure pinoli e uvetta. Tutto il necessario per poter togliermi questa voglia di autunno. E questo dolce è venuto divinamente, impossibile resistergli, è stato un mezzo per poter trasmettere tutta la mia carica entusiastica di felicità che ho oggi.
La ricetta del castagnaccio, come lo faccio io, è la più semplice che ci sia.
Versare 300 gr di farina di castagne, setacciata, in una terrina, e unirci 3 cucchiai di olio d'oliva, una presa di sale e 3 cucchiai di zucchero di canna grezzo mascobado. Molto lentamente unire dell'acqua a temperatura ambiente, e mescolare con una frusta il tutto, fino a creare un composto simile a una pastella. Unire  una manciata di uvetta precedentemente ammollata, e versare il composto in una teglia per dolci, (io lo stampo a forma di cuore di Ikea, in silicone: sfizio che mi sono concessa, e felicissima dell'acquisto, funziona benissimo!) sopra il tutto cospargere con dei pinoli.
Infornare, per circa un'ora, in forno statico a 190 gradi. Appena la superficie inizia a creparsi il castagnaccio è pronto!
Un dolce vegan, privo di crudeltà, e che con la forma di cuore diventa irresistibile. E con l'autunno in arrivo diventa l'anteprima giusta per scaldare e fornire amidi e proteine. Nella semplicità delle cose sta il segreto. I nostri nonni lo sapevano e fortunatamente c'hanno lasciato queste eredità.

Quel pezzo  l'ho addentato io, non ce l'ho fatta a trattenermi e a seguire l'istinto. Buono, veramente delizioso.

Ad ogni pezzo di cuore affidiamo una parte dei nostri sentimenti. eppure è un tutt'uno. Ricordiamolo per amare ed abbracciare indistintamente tutta l'umanità. Riuscire a sentire questo, percepirlo, è uno dei miei sogni che si sta realizzando.
E non mi fermo. 

venerdì 3 febbraio 2012

col freddo??? Mele cotte!

Tre quarti di Italia è imbiancata.
Qui a Treviso non s'è visto fiocco, le nuvole stavano alte sparate da un vento siberiano, da una bora che affila la pelle. Eppure come ho già detto, a me piace così. Tra gli elementi, l'aria è il secondo che preferisco, e nei panni di letargico ghiro ci sto bene: mi vesto bene, mi copro, con sciarpa, guanti e cappello/berretto, e tengo il naso fuori, respiro con la bocca chiusa, e nel possibile certo di ottimizzare i miei spostamenti.
Mi preparo al freddo durante il resto dell'anno. Tendenzialmente ho sempre avuto le estremità fredde, ma da quando cerco di essere ligia con le pratiche igienistiche consistenti in spazzolature a secco del corpo, e doccia più fredda, i miglioramenti si sono visti. Vi dico che la doccia fredda proprio non riesco a farla, è un mio grosso limite, un rapporto incompreso con l'acqua. Però la buona volontà di provarci c'è... e visto che i risultati li ho visti, questo mi rende felice.
La mia cucina si è messa un po' a riposo in quest'ultima settimana, sempre cose veloci, non necessariamente calde, spesso monotematiche con kilate di riso in bianco a sostegno di una gastrite nervosa che m'ha preso lo scorso weekend.
Tra le cose ghiotte che ci si può concedere in queste serate fredde, c'è la mela cotta.
Quando andavo all'asilo era all'ordine del giorno. Non la sopportavo proprio, con i fagiolini finiva sistematicamente sotto il tavolo e questo comportava una punizione. Ma proprio non ce la facevo a ingurgitare questi due piatti, e fintanto che non mi sono sposata, non li ho più mangiati.
Poi i gusti si sono ammorbiditi ed ora non posso assolutamente rinunciare a entrambe.
La mela cotta, qui a casa mia, viene fatta a modo mio...insomma, deve essere veramente ghiotta, sennò sa da asilo e ospedale. Così ve la presento:

Per 2 persone, prendere 3 mele, spellarle e farle a fettine. Imburrate una teglia da forno, e riponetele lì dentro. Cospargete le mele di uva passa a piacere, 2 cucchiai di malto, e dei fiocchi di burro. Prendete dei biscotti secchi, tritateli e cospargete anche questi sopra il tutto, anche questi con dosi a piacere.
Infornate per 20 minuti a 180 gradi, e poi servite in coppette.
La mia infornata è stata nella cucina economica, il tempo in questo forno si riduce e devo sempre controllare che non si bruci qualcosa, l'effetto comunque è lo stesso ^_^

Buon weekend a tutti e tante coccole.... ^_^

domenica 22 gennaio 2012

Di letargia e di pinza

Letargia.
E' la parola del mese di gennaio. Per anni ho associato il mese di gennaio al mese delle sventure.
Ma quest'anno ho deciso che non sarà così, e mi sono messa in letargo.
Un letargo pomeridiano e serale, a lavoro sono attiva, ma appena esco mi accascio e mi tuffo nella bambagia di casa mia.
Mettersi a riposo, occupare il proprio tempo libero per fare delle attività casalinghe, passioni da divano, riflettere e leggere, guardare un film. Attività che preferisco fare  d'inverno.
E che inverno sia allora.
Mi piace la stagionalità, lo scandire del tempo metereologico con il tempo vitale e quotidiano. La natura con le stagioni vuole darci delle spiegazioni e degli insegnamenti, e portarci a seguirla in quanto esseri viventi attivi e naturali. E mi suggerisce riposo e letargo. Le giornate sono più corte, la luce è poca e questo ci aiuta a dormire di più, il sole corre basso e  per poco tempo, e quando lo si vede alzarsi la mattina ci offre una luce talmente intensa che suggerisce di vivere al massimo le poche ore luminose disponibili.
E io mi ci sono adattata benissimo. Il letargo mi sta dando molti spunti per la tesi, leggo molto, scrivo e mi sono creata un mio posticino per terra sul tappeto del soggiorno con una montagna di cuscini attorno e qui sono comoda.
Adoro star seduta per terra: gambe crociate, stesa a pancia in giù, in ginocchio, ci starei sempre. E' la maniera per poter ricaricarsi dalla madre terra, anche se è il pavimento di casa, si può trarne comunque un beneficio. Se chiedete a mia mamma com'ero da piccola vi dirà che oltre a essere un maschiaccio e starmene appesa su rami di alberi, seduta su pilastri e traverse delle porte di calcio mentre i maschi giocavano, me ne stavo anche  a studiare e leggere in camera seduta a terra tra i due letti. Istinto per ricaricami innato, e ne ho saputo il significato solo gli ultimi anni.
E così la mia letargia mi sta riportando una serie di ricordi di infanzia che mi stupiscono. Probabilmente anche gli studi dell'ultimo mese aiutano (ve lo dirò più avanti l'argomento...), e varie coincidenze mi hanno aperto dei cassettini della memoria molto remoti, e ciò mi ha fatto veramente piacere. Ed eccone alcuni:
- il sapone recuperato. In un commento di Feli in un post di Bibi, si parlava di rimasugli di sapone. E zac, l'immagine di mio papà che tritava i resti con un macinacaffè, e che impastava questa polvere con dell'acqua e poi la metteva ad asciugare in una calza di nylon rotta e poi stesa al sole.
- le caramelle di zucchero di mia nonna materna, che teneva in credenza sopra l'armadietto dei liquori, mi sono giunte da un ricordo olfattivo, annusando un prosecco martedì...quel zuccherino era quello della nonna Ippolita, inferma, che mi diceva di aprire lo sportello e di prendermi una "memela", un gesto che voleva sostituire una carezza che non riusciva a darmi.
- l'osso del finocchio. La parte dura centrale del finocchio finiva sempre sotto i miei denti. Mia mamma non la tagliava quando lo faceva in insalata, perchè troppo duro, e lo lasciava a me e a mio papà da sgranocchiare.
- la pinza. In dialetto veneto detta "pinsa", un dolce tipico delle festività natalizie, della befana in particolare, che immancabilmente non mancava dalla tavola della nonna paterna. La mia nonna Adelia, madre di 11 figli, nessun parto gemellare, era un portento di forza, grande lavoratrice e ottima cuoca, anche delicatina sul come fare, ma tutto era delizioso. E questo dolce che vi voglio proporre lo si fa tradizionalmente qui da noi,  o con la polenta, o con il pane secco. Mia nonna non sopportava, e così pure io, la pinza con la polenta perchè rimane troppo poltigliosa-slipiga. La sua ricetta invece, che ora vi riporto anche adattata vegana come la faccio io, consiste in un impasto più sodo in cui il gusto eè quello della frutta secca che ci si aggiunge.

Pinza veneta di nonna Adelia
- 2 panetti di pane raffermo a pezzetti
- 1 litro di latte  (io di soia)
- 1 cucchiaio di semi di finocchio (io un cucchiaino di semi di finocchio e uno di semi di cumino)
- 1 pacchetto di fichi secchi (gr 250-300)
- 250 grammi di uvetta sultanina
- 2 cucchiai di zucchero (io stessa dose di zucchero di canna o due cucchiai di malto o una decina di datteri a tocchetti)
- 3 cucchiaio di farina  00 (io semi-integrale)


Mettere a bagno nel latte il pane raffermo fino a che si rammolisce, e con un cucchiaio di legno aiutarlo ad assorbire più latte possibile. Quando diventa abbastanza poltiglioso, aggiungere la farina e lo zucchero e mescolare; poi è l'ora dei semi, dell'uvetta e dei fichi secchi tagliati a tocchetti precedentemente.
Questo composto non è detto che risulti sodo, anzi! spesso è un po' liquido anche.
Coprire con carta da forno una teglia rettangolare e versarci il tutto dentro.
In forno a 180 gradi. Quando si crea un colore bruno sopra, togliere la teglia dal forno, e in una padella da forno ricoperta anch'essa da carta, rivoltare la pinza, in modo che si cucini uniformemente anche il fondo. Infornare la padella, mantenere la stessa temperatura, ma qui serve l'impostazione "ventilato".
Una ventina di minuti, si formerà una crosticina sopra e spegnere.
Lasciar raffreddare e gustare con ciò che volete! Ottimo con il brulè ^_^

E voi ne avete qualche ricordo dell'infanzia che scalda il cuore in queste fredde giornate invernali???


Curiosa che sono...
e intanto continuo a rimanermene nel mio cuccio invernale, in attesa poi che la primavera mi insegni,
comeogni anno,
 a rifiorire...


sabato 12 novembre 2011

Esoticità e il giorno del ricordo

La raccolta dei kaki e kiwi mi ha messo a dura prova, ma appena il calendario scatta sul mese di novembre, penso già al weekend che dedicherò a questa incombenza, con molto entusiasmo! Casa di mamma non dista molto da casa mia, non sono nemmeno molte le piante da cui raccogliere i frutti, 2 kiwi e un caco, è più il folklore che ci metto attorno che mi entusiasma! e non è assolutamente un sacrificio.
Così ieri mi ci sono messa d'impegno e il risultato sono state due cassette zeppe di kiwi, e circa 7 di kaki... una scorta per le nostre famiglie per l'inverno che verrà ^^
Occuparsi della natura e starsene immersi in natura è ciò che di meglio si possa fare. Senza pensare a nulla, tutti i pensieri si allontanano, ci si allontana pure dall'attesa di dimissioni e nuovi incarichi, chiacchiere e nuove speranze, urli e sbraitamenti inutili. Inutili sì, perchè con questi sfoghi nulla si fa. Un po' mi danno fastidio, queste dimissioni sono arrivate perchè B. al G20 nessuno se l'è filato, e alla fine le pressioni dell'UE gli hanno fanno prendere questa decisione. Sono stata sintetica, ma la sostanza è questa. Vale più la politica internazionale che quella interna, e ci si ritrova a dover noi subire.
Ricordiamoci che saranno comunque mesi lunghi, duri e che comporteranno sacrifici. Al governo ci andrà un direttivo non direttamente scelto dal popolo, un tampone...che preferisco alle elezioni immediate, perchè mi auguro che prima arrivi un referendum per abolire l'attuale legge elettorale e successivamente venga subito convertita in legge. Poi si potrà votare. Finalmente. e finalmente qualche viso reale  e che abbiamo seguito nelle campagne elettorali ci potrà rappresentare in Parlamento. Io ci spero tanto.
Or ora, qualsiasi decisione prenderà il nuovo governo si dovrà digerirla anche se non ci va??? Una domanda che un po' mi assilla.
Non è che con B. non più a capo del Governo ci si ritrovi improvvisamente in paradiso..., qualcosa di forte per risanare il Paese e rimediare agli errori passati dovrà comunque accadere, e coinvolgerà anche le masse più deboli. Tagli/patrimoniale e tante altre che leggo in rete ... voglio prima vedere realizzarsi qualcosa prima di giubilare.

Così mi butto a lavorare in cucina: un altro momento che adoro che mi aiuta ad evadere con la mente è starmene in cucina ad impastareINVENTAREprovareSBAGLIARE
(non è che non ci voglio pensare, ma a volte mi rendo conto che penso troppo, e il mio guscio ne risente ^^)
.... e così vi lascio con una ricettina veloce, gustosa per un thè con le amiche, ma anche per una colazione gustosa ed esotica, sono i Biscotti al cocco di Ann: quando vedo cocco gli occhi mi si illuminano, e vista questa ricettina molto semplice ho subito voluto provare. Così, tostato 125 grammi di cocco disidatato, quando si è raffredato l'ho mescolato alla stessa quantità di farina (io semi.integrale), 125 grammi di zucchero (io di canna), una grattatina di noce moscata, un pizzico di bicarbonato e acqua quanto basta a formare un'impasto sodo da tirare. Sarà un po' difficile all'inizio amalgamare il tutto, ma non demordete, dopo un po' il cocco inizierà a espellere il proprio grasso e aiuterà a idratare il composto.
In frigo per un'ora, poi l'ho steso sulla spianatoia e creato tanti piccoli biscottini che ho cotto il forno a 180 gradi per 15 minuti. Lasciati asciugare sulla gratella, ma irresistibili da subito, non ho saputo trattenermi e uno me lo sono subito mangiato.
Lo so, non c'azzecca con quanto ho scritto sopra, però voglio ricordarmi di questa data storica con la mia quotidianità e questa ricettina voglio renderla simbolo del ricordo,,, sìsìsì, stiamo vivendo la storia, in questi istanti la stiamo vivendo e non ce ne rendiamo conto...MA IO LO VOGLIO, VOGLIO RICORDARE, perchè ricordare aiuta a far di tutto per non incorrere in altri E/O- rrori.

mercoledì 9 novembre 2011

Una torta per due


Questa è una ricettina che ho trovato nel blog di Glo83! la posto per festeggiare due compleanni di due carissime amiche.
Uno è già passato, ma l'ho festeggiato lunedì sera .Si tratta di Giulia, mia cara amica di Riva del Garda. Di passaggio nel trevigiano, s'era programmata una scappatina pure da me, e così ho preparato a lei e marito una cena (quasi vegana, ad esclusione del dolce...) conclusa con questo dolce (ovviamente variato con una nota di personalità tutta mia ^^ ). Giulia, e il suo senso artistico, che esprime con la pittura, con il suo lavoro, e con le passioni di montagna, natura e naturopatia. Caparbia e tenace nella sua dolcezza...
e poi l'altra festeggiata è Francesca, dolcissima carinissima, che adoro (e lei adora me ^^), a cui sono grata perchè mi ricorda, con il suo modo di fare, quanto bella sia la vita improvvisata, far scorrere il tempo senza programmi e la viva spontaneità!

E allora, veloce da fare, ecco cosa serve per questa torta croccante di ricotta:
Ingredienti per il guscio:
300 gr di farina, (io provato anche kamut integrale, ottima variante)
75 gr di burro,
120 gr di zucchero,
1 uovo,
1 bustina di lievito vanigliato, (io cremor tartaro)
3 cucchiai di latte, (io latte di soia)

Ingredienti per il ripieno:
500 gr di ricotta fresca,
100 gr di cioccolato fondente, (io ho provato 50 grammi di ciocco fondente con 50 grammi di granella di nocciole fatta da me con le mie nocciole ^^)
100 gr di zucchero,
1 bustina di vanillina (io estratto di vaniglia in polvere)

Prima di tutto si prepara il guscio: nel robot formare una frolla, molto velocemente. Si formeranno tante piccole palline e non un composto sodo. Riporlo in una terrina, anche se molliccio e lasciarlo riposare al fresco.
Nell'attesa preparare il ripieno, sempre con il robot, ricotta e  zucchero.
Il cioccolato fondente io non lo grattuggio: con un coltello, taglio delle scagliette, che poi riduco sempre più piccole. In questo modo a me pare che la consistenza sia più golosa, si compatta meno e non si scalda con la grattugia.
Finito ciò, recuperare il guscio, e iniziare a stenderlo su una tortiera precedentemente imburrata o  in cui s'avrà messo un foglio di carta forno umido. Aiutarsi a stenderlo con le mani, tenendone 1/4 da parte per il guscio superiore. Dopo averlo per bene compattato con le mani, stenderci sopra la ricotta, e poi il cioccolato con le nocciole. Poi grossolanamente il resto della pasta del guscio, sopra il tutto.
Infornare per 45-50 minuti a 180 gradi. Se ci fosse un tempo umido come quello di questi giorni, e il fondo fosse difficile da stendere, usare la funzione ventilata negli ultimi 15 minuti!
E' buono sia tiepido, che freddo...insomma, una ghiottoneria ^^
Un'alternativa vegana potrebbe essere sostituire la ricotta con del tofu...se provate prima di me, fatemi sapere come viene ^_^


Un forte abbraccio alle mie amiche, entrambe 28enni e dal cuore grande, profondo e bello!!!
Anche una tirata d'orecchie, sennò non c'è gusto...

domenica 9 ottobre 2011

Oggi si parla di Rock

"Zia sei bella e lo zio non riesce a resistere alla tua bellezza".
Questo è il ricordo della mia giornata di giovedì, con la piccola A. che mi ha lasciato un bellissimo bigliettino che ho appeso ad un pensile della cucina.
I bambini non giudicano, quello che vedono, sentono, odorano, lo esprimono, e questo è quello che mi piace nel passare del tempo con loro.
Dopo aver fatto un po' compiti, letto una favola africana sulla giraffa superba e la scimmietta furba e agile e poi colorato, ci siamo messe a pastrocchiare.
Ho lasciato scegliere ad A.la ricetta, ne avevo tratte un po' dalla rete, e quella prescelta è stata questa di B per Biscotto, i Rock cakes al muesli, i famosi biscotti di Harry Potter, saga che non ho letto, ma mi fido di Annamaria e di come ha descritto bene tutta la storia!!!

Abbiamo preso 200 farina "0", poi aggiunto un pizzico di sale una spolverata di  noce moscata in polvere - e qui A. "ma è forte" -  mezzo cucchiaino di cannella in polvere - "buona la cannella, che buono quest'odore, sa di Natale" -  100g burro freddo  e del lievito (noi Cremor Tartaro) e mescolato tutto assieme. Ce n'è voluto un po' a mescolare il tutto, e A. c'ha messo tutta la sua energia!
Aggiunto 50g zucchero di canna Muscovado  e 150g muesli e per aiutarci ad amalgamare  ci siamo fatte aiutare da un po' di latte di riso (la ricetta originaria non lo prevede! ma in extremis....m'è servito!!!) e poi infine un'uovo sbattuto.
Acceso il forno a 200°C e poi ricoperto di carta da forno due teglie rettangolari.
E qui, abbiamo iniziato a fare delle palline con il composto e arrotolate in un mix di Muscovado e cannella, e riposte poi sulle teglie.  Le abbiamo tenute un po' separate, come consigliato da Annalisa perchè si allargano in cottura! Dopo 15 minuti, ne sono uscite dei biscottini, un po' tanto allargati rispetto alla ricetta originaria, ma veramente buoni!!!
A. era soddisfattissima!dopo il pomeriggio è proseguito con una piccola passeggiata a vedere le galline dei miei suoceri, a rincorrere dietro ai polli del vicino che razzolano nel mio giardino, a bere  il thè delle signore, con biscotti e tazze eleganti, in stile brittanico :) divertentissimo! e poi ancora giochi, mentre ripetevamo la poesia dei conigli da imparare a memoria, e infine a sfogliare libro degli animali di quand'ero piccola io con foto di tanti animali! Il pomeriggio è volato, e l'entusiasmo per entrambe era altissimo!
Ci siamo avviate a casa con i Rock cakes, che A. ha condiviso con i genitori e gli altri fratellini! ^^

Questi rock cakes cascano a pennello con un'affermazione che mi ha fatto molto riflettere in questo weekend...perchè di rock, ed essere rock voglio accennare.
Era stato il tormentone di Celentano, essere rock contrapposto all'essere lenti. E venerdì sera, a una bellissima serata con amiche, mi è stato detto che non sono rock...(diciamo che chi me l'ha detto non mi conosce, forse la cosa che mi ha colpito di più è stata la sparata di giudizio senza avere la minima idea di chi io sia, e per chi mi conosce bene, queste sparate mi fanno inviperire, sono parole al vento e dette tantoperdirequalcosasennòchedico e dimostrano poca profondità...mai fermarsi all'apparenza). E così eccomi a pensare a cosa significa essere rock. Perchè quando a Elena dici qualcosa, dilla per bene perchè lei annota e se la ricorda e se ne va ad approfondire anche!
Rock: roccia. Questa l'esatta traduzione della parola. Ecco quindi che essere rock è essere duri e forti, determinati, pronti a farsi calpestare (la roccia lo fa, no??) ma a non farsi distruggere, rotolare- il roll -, e poi trovare una nuova posizione. E quindi adattarsi a nuove situazioni, le proprie situazioni  individuali, senza    coinvolgimenti con il resto del mondo che non può compenetrare la roccia, che resta solo la propria essenza.
A questo punto dico che mi ci ritrovo. La mia vita m'ha messo spesso di fronte a situazioni estreme che poi mi hanno portato ad adattarmi e rendermi conto che la forte corazza che ho è tenace, mi protegge e mi fa andare avanti.
 E comunque, anche se dovessi apparire "lenta" perchè ho abitudini che sembrano estreme, perchè amo essere chickosa o chissà perchè altro, beh dico solo che uno dei miei idoli musicali, Eddie Vedder, voce dei Pearl Jam,  è  prima di tutto rock e poi rocker, cantautore impegnato, attivista ecologista e vegetariano.
 Quindi, togliamo i paraocchi e andiamo oltre.

giovedì 6 ottobre 2011

Lamentele pastrocchi e incanti

Tutti dicono che oggi sarà l'ultimo giorno di caldo, vabbè annotiamolo e ricordiamolo. Poi tra un mese sarà già novembre, magari arriva la neve e questo rimane un remoto ricordo, e si inizierà a sentire le lamentele che fa troppo freddo, troppo umido o troppo caldo per l'inverno alle porte, insomma...lamentele, lamentele e lamentele che mi mettono addosso un'intolleranza alle lamentele da paura! Come rimediare a questo? Non lo so...necessito di aiuti, perchè è l'unica cosa che non tollero (a parte le persone maleodoranti, qui è questione di naso mannaggia!!! ce l'ho sopraffino!!!)

A parte questo, la mia mamma di pasta mi sta dando già delle soddisfazioni: l'ho già alimentata con un po' di farina e acqua, lei sbuffa qualche bolliccina, ed ha un odore schifido e acidissimo. Bene direi.... io la coccolo e le parlo, l'ho accolta a braccia aperte, s'è impossessata del miglior spazio in cucina, e lì la lascio. E' curiosa, e ogni tanto le faccio sbirciare il mondo dall'oblo del telo che la ricopre...sono veramente esaltata dalla chimica e dall'influenza dell'energia  che traspare da questa pastella...mi incanto a guardarla...

Tra breve la mia casa si trasformerà in una pasticceria! Avrò A. ospite da me, quasi 7 anni di dolcezza, figlia di amici, e l'adoro! A lei piace pastrocchiare in cucina, vorrebbe diventare pasticcera, e quale miglior occasione se non con la zia Elena? Ho già qualche ideuzza in mente, biscottini per lo più, qualcuno tratto dalla rete, altre dalla mia raccolta di ricette...farò scegliere a lei, e poi vi farò il reportage! A presto!

giovedì 8 settembre 2011

Torta rovesciata alle mele

Eccomi sono tornata con una ricetta. In questo mesi non ho appeso il grembiule al gancio, anzi mi sono addirittura fissata con certe preparazioni. Una tra queste, la classica torta rovesciata alle mele. Ne ho provate di diversi tipi, quello più semplice da fare, che fu un successone pure al compleanno di mia mamma, è una ricetta presa precisamente dal mio librone di cucina onnivora "Cucina Italiana" edito da Edizioni Piemme.
Naturalmente c'ho messo mano, la ricetta tradizione prevede l'uso del burro, io l'ho provata pure così tradizionale, tant'è che poi l'ho rifatta con la margarina e aggiungendo dell'uvetta... effetto uguale, anzi direi quasi più buona, l'uvetta addolcisce di più  e il sapore ricorda il ripieno di strudel! Che dire, a volte con poco si riesce a far bella figura, il successo è assicurato, il tempo che ci si impiega è quello per sbucciare le mele e cucinarle con un po' di zucchero e margarina, nulla di più, perchè mentre lo si fa il robot rimesta farina e margarina e quel po' di acqua. Sì, oramai vi ho svelato il procedimento, ed ora gli ingredienti:
Per la pasta:
300 gr di farina (io integrale o farro)
150 gr di burro (io margarina vegetale senza grassi idrogenati)
75 gr di acqua fresca, da aggiungere dopo che farina e burro si sono ammalgamati e creato una sorta di sabbia umida a grani
un pizzico di sale
Per le mele:
4 mele renette (io golden o quelle che ho trovato bio) tagliate a fettine
100 gr di burro (io margarina come sopra)
80 gr di zucchero (io mascobado, più sano, più gustoso e liquoroso a fine cottura)
opzionale uvetta ammollata

Beh, per la pasta avrete capito: robot, farina e margarina e poi l'acqua. Formare la palla e metterla in frigo per il tempo di cottura delle mele
Le mele, tagliate, vanno messe in padella con il burro e lo zucchero e l'uvetta - per rendere il tutto più dolce - poi  appena cotte lasciarle raffreddare un po'.
In uno stampo apribile, mettere un foglio di carta da forno, versarci le mele con tutto il liquido di cottura e distribuirle bene, poi sopra metterci il disco  di pasta, e subito in forno (ventilato meglio, che asciuga) per 40 minuti a 180°.
Dopo la prova stecchino, spegnere e lasciar intiepidire. Poi aprire i bordi della teglia da dolce, e sfilarli mantenendo alti i bordi della carta da forno per non far uscire il liquido delle mele. Appoggiare sopra la pasta un piatto di portata, e velocemente, girare il tutto. Togliere la carta da forno, e appariranno le mele, leggermente dorate dal mascobado, e quel poco di liquido in eccesso colerà sul bordo del piatto...sembrerà quasi una gelatina. Il dolce va servito tiepido, pertanto appena messo sul piatto, zac fetta e si slurpa alla grande ^_^
La sperimentazione con le rovesciate di mele continua, un'altra in serbo per i prossimi mesi, l'autunno è alle porte, cosa di meglio di mele, mele e mele???


giovedì 17 marzo 2011

Ghiottoneria spazzamalinconia!

Mentra scrivo sto guardando scorrere le nuvole in cielo, il vento le spazza via e le fa arrivare e senza accorgersene, in questa giornata di Festa, si passa dal sole, al nuvolo quasi pioggia, al freddo per poi passare a un caldo tiepido che anticipa la primavera che è oramai alle porte.
Non è tempo per essere malinconici, assolutamente no. Reputo la malinconia quello stato buono e pessimista che l'anima ogni tanto c'ha...non è da buttare via, ma da preservare, è quel cordoncino che spesso si lega al passato, o quell'insoddisfazione che rende tristi, ma poi comunque sai che passa...
... e infatti c'ho una ricettina che solleva gli animi anche di chi vede nero seppia, che ho proposto anche ieri sera alla cenetta in stile giappo-vegano che ho fatto per la mia amica Marika!
Gli ingredienti sono:
- 125-150 gr di panna di farro (o in alternativa di soia)
- 50 gr di cioccolato fondente
- 75 gr di crema di nocciole (quella con il malto!)
- biscotti, amaretti vegan
- mirto
In dieci minuti al massimo si prepara il tutto: nel vaso del minipimer mettere la panna, il cioccolato fondente a pezzettoni, la crema di nocciole e frullare il tutto assieme. Frullare un bel po' finchè il composto non si gonfia rilasciando in superficie un po' di schiuma.
Dopodichè frantumare i biscotti, e distribuirne metà sul fondo di 4 bicchieri e metterci un goccio di mirto. Riempire i bicchieri con parte del composto di panna e nocciole, fare un altro strato di biscotti e concludere con un altro strato di panna.
Per guarnire si può tritatre finemente con un coltello della cioccolata fondente e distribuirla sopra, o caramellare con dello zucchero di canna mascobado del muesli misto, che prima di riporre sopra i bicchieri andremo a far raffreddare sopra un pezzo di carta da forno nella forma e grandezza del foro superiore del bicchiere.
Facile no? Questo dolcetto spazzamalinconia va riposto in frigo per almeno 2 ore, meglio ancora se fatto il giorno prima!
Questa crema è versatile: l'ho usata anche per dei tiramisù monoporzione: all'interno di una ciotolina, alternare dei biscotti inzuppati di caffè d'orzo con la crema, e concludere con il muesli caramellato!e poi in frigo!
La cena giappo-vegan m'ha dato soddisfazioni enormi! e soprattutto le ore a ciacolare sedute sul tappeto ... fino a quasi le due...grazie Mari! Mi mancavano questi momenti di vera amicizia e lei riesce veramente a darmeli...mi sento molto fortunata...

domenica 13 marzo 2011

Cannella mon amour

It's a rainy Sunday...e per fortuna che si chiama il giorno del Sole!!!
E ho voluto inventarmi un biscottino dolce dolce...che ricordasse gli inizi dell'inverno, la malinconia del Natale e i suoi sapori speziati...che fosse leggero, senza glutine, con un sapore ricco, incognito che lasciasse solo il retrogusto...ed ecco i miei biscottini Cannella mon Amour! Ottimi per il thè del pomeriggio e per colazione, e perchè no!anche per lo spuntino a lavoro! che dite, continuo????
Ok, allora gli ingredienti sono:
- 240 gr di farina di riso
- 75 gr di mandorle tritate
- 90 gr di zucchero mascobado
- 90 gr di margarina
- latte di mandorla quanto basta
- mezzo cucchiaino di bicarbonato
- 1 cucchiaino e mezzo di cannella in polvere
- 1 cucchiaino di zenzero in polvere

Impastare tutti gli ingredienti, ad esclusione del latte di mandorla, fino a formare un composto granuloso. Dopodichè aggiungere il latte, fino a formare un insieme non eccessivamente sodo, ma nemmeno molliccio...e mettere in frigo a rassodare.
Trascorsa un'ora, aiutandosi con un cucchiaio, prendere un po' di impasto per volta, rotolarlo con le mani e schiacciarlo, appoggiarlo in una leccarda e così via...non serve distanziarli molto questi biscotti, non si allargano. Si infornerà a 150 gradi per 15 minuti circa. Questo circa per i minuti e la temperatura è perchè : io li ho infornati nel forno della cucina economica che ha tutta una gestione a sè...però il risultato è stato ottimo! (oltre che molto economico, di sti tempi si fa pure economia con il gas dei fornelli...) E dopo avermene pappati un po' oggi pomeriggio aspetto con ansia domani matttina...a colazione e li abbinerò a una tazzona di caffè d'orzo con il latte di mandorla!
Questo weekend mi sono sbizzarrita, ed ho un sacco di idee per testa di cose da fare e autoprodurmi!
Nelle prossime settimane di auto-produrrò lo yogurt, la pasta acida, ed il pane direttamente dalla mia pasta acida! Ho in serbo un dolcetto crudo, ghiottone e versatile che mi riservo  per una di quelle giornate malinconiche in cui c'è la coccoladipendenza che bussa alla porta! L'ho provato e l'ho mangiato, provato e mangiato, provato e mangiato...ebbene sì è l'antidepressivo per eccellenza...
Ora chiudo, stasera si va al giapponese! e che si mangia una vegetariana al giapponese? beh, spaghettini al grano saraceno con le verdure! che dire...mai paura!
E.

venerdì 11 marzo 2011

Dolcezze ai datteri

Vi propongo questa ricettina, molto veloce, crudista e ghiottona ^-^
E' versatile, va bene per un thè con le amiche, per un invito improvvisato a casa di amici, e anche per colazione! (così a detta del mio amico Leo, che se li è divorati proprio a colazione!!!)
Si tratta di una ricetta che avevo nel cassetto, tra i miei appunti e che ho opportunamente personalizzato come il mio solito!
Ecco gli ingredienti:
- 300 g di datteri snocciolati
- 2 cucchiai di latte di soia o di riso
- 1 cucchiaio di miele
- la buccia di un arancia, o in alternativa quella di un limone
- 100 g di cocco grattuggiato
- una manciata di mandorle tritate
Tritate finemente i datteri, aiutatevi con un robot, vedrete che pur lui chiederà aiuto all'inizio, necessiterà assolutamente del latte che andremo ad aggiungere. Dopodichè aggiungere il miele, la buccia d'arancia, le mandorle e il cocco grattuggiato. Deve risultare un impasto di consistenza media, non eccessivamente mollo.
Poi, con questo composto formate delle palline e rotolate su dell'altro cocco. Mettete in frigo per almeno un'ora e servite!


Buon relax! e buona dolcezza a tutti!
E.

lunedì 7 febbraio 2011

Castagnella

Weekend intenso ma ricco di soddisfazione. Gli esami che dovevo sostenere sono andati bene, in particolare quello di fitoterapia ^-^ sono esaltata dalla felicità!!! si trattava di uno dei due esami più tosti dell'intero triennio, e averlo superato al top, con un insegnante veramente esigente, per me è stato IL RISULTATO!
Ebbene, per festeggiare, posto questa ricettina veloce veloce, che ho promesso porterò alla mia amichetta di scuola Roberta, con cui condivido gran parte del viaggio verso Trento, banco, il sabato sera, le colazioni, e soprattutto una grande amicizia.
Io la chiamo "castagnella", ma il suo nome originale sarebbe un altro, ho avuto l'ispirazione di questa spalmabile leggendo Veganblog (che ispirazioni da questi cuochi!!!)
Mi sono procurata delle castagne secche, circa 250 gr, le ho messe a bagno una notte, e l'ndomani mattina le ho cucinate per circa mezz'ora.
Dopodichè le ho frullate finemente con 2 cucchiaio di malto di riso (e qui il mio tocco rispetto alla ricetta orginale, naturalmente per chi non ama tanto il dolce, può sempre metterne meno), un goccio di latte di soya, e quando l'impasto diventa spalmabile aggiungiamo 3-4 cucchiaio di farina di carrube. Sembra una ricetta facile, ma c'è una cosa che crea difficoltà: si tratta di frullare le castagne senza che si "impacchino" e vadano a inceppare le lame del frullatore; ci vuole pazienza e metterne sul robot un po' alla volta. Si mantiene in frigorifero, in un vaso di vetro...naturalmente pochi giorni perchè è così buona che non può durare di più.
L'uso di questa cremina è svariato...dalla galletta spalmata, o direttamente con il cucchiaio dentro al vaso, oppure se non troppo dolce dopo un'insalatona in una sera d'inverno in cui c'e poco tempo per prepararsi altro.... che goduria!!!!

lunedì 24 gennaio 2011

La mia sacher

Il sole è consolatorio in una giornata come oggi, in cui l'umore è al top, ma la stanchezza di un periodo molto intenso si fa sentire. Ora mi aspettano giornate ancora più dure, ho due esami da preparare per i primi di febbraio, e praticamente dovrò dedicarmi a questo per tutte le serate...così ho ben pensato di viaggiare con i ricordi al mese di dicembre, tempo in cui riuscivo a scatenarmi tantissimo in cucina dando sfogo a una delle mie passioni preferite: fare dolci!
Mi è tornata in mente la mia Sacher.... adoro la cioccolata, nonostante sia un alimento (ma lo si può chiamare tale?, mah!!!a me piuttosto che alimentarmi, mi carica, addolcisce, ammorbidisce e coccola...) un po' da evitare, soprattutto nei casi di gastriti, difficoltà nell'assimilazione, però uno strappo alla regola ogni tanto può starci se non ci sono patologie gravi in corso.
E' un dolce re-inventato da me, più che altro personalizzato alle mie necessità/abitudini/convinzioni, molto leggero (provare per credere) e che assicura un grande successo.
Ingredienti
- 1 tazza grande da caffè di yogurt (alternativa vegana: yogurt di soja)
- 2 tazze di zucchero di canna
- 3 tazze di farina bianca di farro
- 3 uova intere (alternativa vegana, latte di soya fino a mantenere un impasto morbido, ma non troppo liquido)
- 3 cucchiai di margarina vegetale
- 1 bustina di cremor tartaro
- 70 di cioccolato fondente fuso a bagno maria
- 1 pizzico di sale

In un recipiente unire yogurt, zucchero, uova e margarina, e mescolare fino a quando si crea un composto omogeneo. Dopodichè aggiungere la farina , un po' per volta, il sale e infine il cremor tartaro. Deve risultare un composto semi-solido, ma cremoso. L'ultimo ingrediente da unire è il cioccolato fuso a bagnomaria: attenzione non deve essere bollente appena tolto dal fuoco, bensì leggermente raffreddato ma non troppo, in quanto poi inizia a solidificare e renderebbe l'impasto del dolce duro.
Impostare il forno a 180 gradi, foderare una teglia rotonda con della carta da forno inumidita e infornare per 45 minuti. Trascorso questo tempo, verificare se l'impasto è lievitato, e se nell'aria c'è un delizioso profumo di dolce cioccolato, è cotto! Di solito vado a naso, poi verifico la cottura con uno stuzzicadente, infilandolo e tirandolo subito fuori: se non presenta residui di impasto, il dolce è cotto.
Lasciare a riposo in forno per mezz'ora; poi togliere la torta dalla teglia e lasciarla raffredare completamente. Questo è necessario per permettere di tagliare a metà la torta per facilitare la farcitura. Quest'operazione è la più difficile: riuscire a tagliarla a metà senza romperla, alzare il coperchio, guarnirla e poi rimettere sopra il disco, per me è sempre una fatica enorme...ma ce l'ho fatta! Ho guarnito utilizzando la marmellata di susine fatta dalla suocera.
Finita quest'operazione si deve preparare la glassa per ricoprire l'esterno....e qui me la sono proprio inventata di sana pianta, e non nego di essere andata decisamente a caso.
Gli ingredienti sono:
- 150 gr di cioccolato fondente
- 50 gr circa di zucchero a velo
- poca acqua calda
- 1 cucchiaino di margarina
A bagnomaria si mettono cioccolato e zucchero a velo, e si aggiunge un po' d'acqua. Si lascia sciogliere il tutto, e poi con una frusta si sciolgono i grumi che si sono formati. Si aggiunge il cucchiano di margarina, e se il composto risulta essere ancora duro, un'altra po' d'acqua.
Per glassare la torta ci si deve servire di una gratella, a cui sotto si mette un foglio di carta da forno, o carta da frigo, per raccogliere la cioccolata in eccesso che cadrà.
Conclusa questa operazione, lasciar raffreddare...e dopo un paio d'ore può già essere mangiata!!!

martedì 18 gennaio 2011

Doppio strudel

La settimana prima di Natale m'ero fissata con lo strudel. Lo volevo assolutamente nel menù della cena della vigilia con la mia famiglia, però non riuscivo a trovare la ricetta che volevo ...prova e riprova mi sono imbattuta in questa ricetta, di Eirenedeiveleni tratta da VeganBlog.
Principalmente a me interessava trovare una pasta vegana che soddisfacesse la mie esigenze, perciò che fosse friabile, facile da tirare, di semplice esecuzione e che venissero usati ingredienti comuni. Per quanto riguarda il ripieno ho sempre avuto in mente i ripieni che volevo io :-)
E così la mattina della Vigilia ne ho sfornati 4! 2 alle mele, e 2 alle pere....e tra i quattro uno senza uvetta per i non amanti del genere (ma lo sanno cosa si perdono????)
Ecco che vi riporto gli ingredienti adattati ai miei gusti:
Per la pasta:
- 200 farina bianca di farro
- 60 grammi di olio di oliva
- 50 grammi di zucchero di canna grezzo
- 1/2 bicchiere di acqua
Per il ripieno di mele: (metodo classico)
- 2 mele tagliate a fettine
- 1 manciata di uvetta preventivamente messa in ammollo
- 2 cucchiai di marmellata di pere
- 1/2 manciata di pinoli
- 1 cucchiaino di cannella
Per lo strudel con il ripieno di pere:
- 2 pere tagliate a fettine
- 1 manciata di uvetta preventivamente messa in ammollo
- 2 cucchiai di marmellata di pere
- 1 manciata di frutta oleosa mista (pinoli, noci, nocciole, mandorle), avendo cura di spezzettare i pezzi più grandi

Per la pasta il procedimento è quello classico: si forma una fontana sulla spianatoia, si aggiunge lo zucchero e lentamente si unisce l'olio di oliva, mentre con due dita si inizia a mescolarlo agli ingredienti solidi. Dopodichè si unisce l'acqua pian piano e quanto basta a formare una pallina elastica ma ben soda.
Stendere la pasta sopra un canovaccio pulito, preferibilmente bianco e lavato con detersivo biologico e tassativamente senza profumazioni aggiunte. Il canovaccio, prima di appoggiarci la pasta, spolverarlo con un po' di farina per rendere l'operazione più semplice.
Dopo aver formato la sfoglia, la parte più bella! Preparare la farcia!!!
Come base, sul fondo, stendere la marmellata, poi sopra unire tutti gli altri ingredienti, chiudendo con la cannella spolverata sopra. Concluso ciò chiudere lo strudel, aiutandosi con i lembi del canovaccio, facendo aderire bene la parte sopra al resto della pasta.
Trasferire lo strudel dal canovaccio, alla placca del forno ricoperta da carta da forno, facendo in modo che la "cucitura" dello strudel vada sotto. Dopodichè fare dei tagli sopra lo strudel, e cospargerlo leggermente di zucchero di canna e infornare a 180 gradi per 40 minuti circa....
Vi assicuro che è una vera bontà, veloce da fare e oltretutto è anche vegano.
Il ricordo di questa ricetta risale all'ultimo strudel mangiato: era sabato sera, in appartamento con alcuni compagni del corso di naturopatia. Eravamo a Dro/Arco (TN), per un weekend di naturopatia pratica, esattamente di idrotermofangoterapia... (con esame di pratica annesso, mica miciomiciobaubau) un'esperienza esaltante, che mi ha completamente ribaltata sia a livello fisico che emozionale. Quello strudel non può nemmeno essere paragonabile a quello fatto con le mie mani, (((perchè il mio è veramente speciale))), ma quella sera la cosa che più ci ha alimentato è stata la condivisione...e allora chissenefregaseeraunpolesso... mi sono nutrita d'altro....
E di questo nutrimento voglio sempre di più, trascorrere delle serate a chiaccherare, avere la vera intenzione e convinzione di quello che si fa, vedere negli altri quello che siamo, confrontarsi, chiaccherare di qualsiasi argomento, abbattere i muri dell'indifferenza e soprattutto le barriere del giudizio che sono quelle che più ci fanno rivoltare...torno sempre lì, il mio cruccio quotidiano, ma SENTO che passo dopo passo qualcosa si sta muovendo...
E.

mercoledì 29 dicembre 2010

Cantucci dolcissimi

Quest'ultimo mese? Mi sono messa in letargo.
La voglia di starmene al calduccio, il desiderio di sperimentare in cucina, il desiderio di metterci più lentezza possibile nelle cose che facevo; allontanarmi dai pensieri del lavoro, dallo studio, (ahimè, forse me ne pentirò la settimana prima degli esami), dal caos e dalla frenesia...non mi sono organizzata nemmeno una "gita" in centro per vedere la città illuminata...è stato proprio un letargo di cui ne avevo bisogno.

Una delle varie ricette che ho sperimentanto in questo periodo, che ha riscosso pure successo, è nata per puro caso: sfogliando "Il grande libro della cucina vegetariana" edito da Edizioni Newton, sono stata ispirata dalla ricetta dei biscotti all'anice...sconvolta la ricetta originale, questo è quanto è venuto fuori a me:

Ingredienti:

250 gr farina bianca di farro

250 gr di zucchero di canna

4 cucchiai di olio d'oliva extravergine

1 manciata di mandorle tostate

mezzo bicchiere di latte vegetale



Il procedimento è molto veloce, si tratta di impastare farina e zucchero assieme, e aggiungere del latte vegetale: io ho usato sia il latte di soia che quello di riso; dipende dai gusti, decsisamente più goloso e dolce usando il riso (in entrambe i casi il risultato è garantito).
Raggiunta la consistenza omogenea dell'impasto (non deve esser molle, ma assomigliare a una pasta brisè), dividere l'impasto in 3 palline più piccole, a cui si andrà ad aggiungere le mandorle tostate. Fatto questo, tirare le palline in filoncini lunghi e abbastanza stretti, che si riporranno su di una teglia e poi in forno a cucinare a 180 per 20 minuti.
Trascorso questo tempo, tirarli fuori e tagliarli in tanti biscottini (che avranno proprio la forma dei cantucci), e riporli nuovamente in forno per effettuare la seconda cottura (tipica dei cantucci).
Sono deliziosamente buoni e sono dei veri e propri bis-cotti... cioè cotti due volte, e garantisco che sono così croccanti e duri, giusti da inzuppare nel caffè o in un bicchiere di Vin Santo! o li ho pure confezionati per regali natalizi.

Le feste natalizie cerco sempre di cammuffarle...mi lasciano sempre molta malinconia.
L'ipocrisia è quella cosa che più mi rattrista: ci si sente "buoni" solo in questo periodo dell'anno? ci si fa dei propositi solo perchè l'anno è finito e in qualche modo si deve pensare a quello che verrà? mah... sono cose che non fanno per me. Mi lascio vivere giorno per giorno, sto cercando di dare importanza al passato senza rendermi schiava di quello che è stato, e dall'altra parte di vedere un futuro senza troppe aspettative. Ecco che mi rimane il presente da riempire di quello che effettivamente sono, dei sogni che faccio e che desidero realizzare passo per passo. Con estrema difficoltà, ma molta consapevolezza. Un passo nel cambiamento che sto vedendo in me.

lunedì 27 settembre 2010

Biscotti dolce mela

Passare la domenica sopra i libri quando fuori c'è un bel sole mette tanta tristezza...così ieri, nel break che mi sono concessa ho pensato di dare un tocco di dolcezza al mio pomeriggio pieno tutto dedicato all'iridologia.
Ed eccomi alle prese con una ricetta veloce, e dolcissima....e soprattutto facilissima!
Ingredienti:
- 150 gr di farina di farro bianca
- 150 gr di farina di farro integrale
- 80 gr di zucchero mascobado o panela
- 80 gr di margarina (io ho usato quella di soia)
- un pizzico di sale
- 50 ml di succo di mela

In una spianatoia, porre a fontana le farine e lo zucchero con il sale e la margarina a pezzetti, e amalgare il tutto finchè si formano delle palline granulose. Giunti a questo punto aggiungere il succo di mela, e impastare il tutto velocemente. Formare una palla liscia, che verrà lasciata a riposare in frigorifero per almeno mezz'ora.
Trascorso il tempo, stendere la pasta sulla spianatoia, e con uno stampino formare i biscotti!
Sistemarli nella lettarga, e poi diritti in forno per 20-25 minuti ad una temperatura di 180 gradi, forno statico!
E lasciati raffreddare, lasciamoci cullare e coccolare da queste dolcezze...che mi accompagnano in un intenso pomeriggio domenicale d'autunno....

lunedì 7 giugno 2010

Accademia plumcake


Questo fine settimana ci sono state le ultime lezioni accademiche della Scuola di Naturopatia che frequento...e venerdì sera, presa dall'agitazione pre-esame mi sono detta..."perchè non addolcirci un po' con un dolce?"
Così ho ideato questo semplice plumcake vegano, a base di ingredienti semplici:

Ingredienti
- yogurt di soia bianco, 125 gr
- margarina vegetale, 75 gr
- farina di farro bianca, 150 gr
- farina di farro integrale, 150 gr
- zucchero di canna, 125 gr
- latte di soia, quanto basta
- cremor tartaro, una bustina
- noci, 1/2 ciotolina
- nocciole, 1/2 ciotolina
- mandorle, 1/2 ciotolina
- 1 mela

Tritate noci, nocciole e mandorle fino a quasi polverizzarle; io ho utilizzato un macinino a pressione.
Dopodichè in un robot mettete yogurt, margarina e zucchero e fate andare fino a quando il composto diventa omogeneo, aggiungendo un po' di latte per permettere allo zucchero di sciogliersi.
Aggiungete la farina con la frutta secca macinata e il lievito, e con l'aggiunta di altro latte di soia create un composto omogeneo e di consistenza morbida. Lasciate andare il composto per 3-4 minuti.
Nel frattempo pre-riscaldate il forno a 170 gradi, e preparate uno stampo da plum-cake ricoperto da carta da forno bagnata e strizzata.
Prendete il composto, versatelo nello stampo e disponete delle fettine di mele al di sopra cospargendole poi con delle zucchero di canna.
Mettete in forno, e dopo 50 minuti il plum.cake è pronto!

Naturalmente si può utilizzare terrina, cucchiaio di legno e forza delle proprie braccia! ma il tempo che avevo a disposizione era veramente poco, e visto che l'intenzione era delle migliori, non mi sono sentita in colpa di non aver trasmesso la mia energia!

In classe tutti ne sono stati entusiasti...e hanno chiesto il bis!!!